La produzione dei legumi in Italia: con Roberta Billitteri, vicepresidente del Consiglio Direttivo di Slow Food Italia, parliamo delle numerose potenzialità di questa coltivazione, in occasione dell’evento Terra Madre
I legumi sono sempre più spesso i sostituti di carne, uova, pesce e latte. E il nostro Paese brilla in fatto di produzione, spesso anche con presidi locali di alto livello.
Come il fagiolo badda di Polizzi Generosa o il fagiolo poverello bianco di Cosenza (Parco Nazionale del Pollino). Tant’è che si contato 33 legumi riconosciuti Presidio Slow Food e in tutto sono 98 i legumi a bordo dell’Arca del Gusto di Slow Food!
Terra Madre, il Salone del Gusto (al Parco Dora di Torino fino al 26 settembre) ha bene in mente come i legumi garantiscono proteine di qualità e in quantità, carboidrati, fibre alimentari, vitamine del gruppo B oltre che fosforo, potassio, calcio e ferro.
Inoltre, sono estremamente versatili in cucina – le ricette della tradizione italiana sono tantissime e si abbinano alla perfezione con i cereali per bilanciare l’apporto di amminoacidi.
Ecco perché è indispensabile modificare le abitudini alimentari e realizzare quella che viene definita transizione proteica, cioè cambiare fonte di proteine: meno da animali e più da legumi.
Delle potenzialità della produzione dei legumi in Italia ne parliamo con Roberta Billitteri – vicepresidente del Consiglio Direttivo di Slow Food Italia – nonchè produttrice del fagiolo badda di Polizzi Generosa e presidente dell’Associazione dei Produttori di questo presidio.
Faticosa è la lavorazione della terra, ma come ci tiene a dire la Billitteri basta guardare un video come questo e capire quali sono i ritmi di semina, di raccolta.
Un’ultima e importante curiosità: ma i legumi che si vendono in Italia sono per lo più coltivati qui o all’estero?
“Dipende da legume a legume – risponde la Billitteri – in generale importiamo davvero un numero significativo di legumi (dopo la seconda guerra mondiale – con il boom economico – il consumo di legumi è calato drasticamente perché altre proteine animali industriali sono diventate molto più accessibili).
In particolare, alcuni dati riportano che il 98% delle lenticchie sono importate“.
Da notare anche che, comunque, gran parte dei legumi coltivati in Italia vengono utilizzati per l’alimentazione degli animali negli allevamenti.
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