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Sviluppo e ricerca per ambiente ed energia, il Nord Italia in linea con l’Europa

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innovazione sostenibile
Immagine da Depositphotos

Se l’Italia non si piazza bene nell’analisi delle sue capacità di sviluppare progetti e tecnologie su ambiente ed energia, il Nord Italia è invece in linea con quanto viene fatto a livello europeo. Trieste, in particolare…

Trento spicca in Italia per capacità di sviluppo e ricerca in temi di ambiente ed energia, anche se il Paese non brilla per sostenibilità. Tra le 29 nazioni europee analizzate nel rapporto di Cerved, lo Stivale si piazza al quindicesimo posto.

È al di sotto della media soprattutto per cattive performance economiche e sociali, ma vanta un buon livello di sostenibilità ambientale.

Cerved fa però una distinzione importante: se scorporate e prese singolarmente, le regioni Nord-Ovest e Nord-Est si piazzano al sesto e settimo posto. Sono immediatamente a ridosso delle migliori cinque nazioni monitorate: Svezia, Danimarca, Paesi Bassi, Germania e Finlandia.

Nel dettaglio, Trento si piazza al quarto posto tra le province italiane per l’indice di sostenibilità generale (102,8), dietro solo a Padova, Bolzano e Milano. Rientra anche tra le zone più virtuose della nazione con livelli eccellenti di sostenibilità ambientale, mentre quella economica e sociale resta superiore alla media.

Non stupisce dunque il progetto del Parco Lineare Verde di Archeologia Industriale da Barcola al centro storico messo in campo da Atelier(s) Alfonso Femia con l’architetto e paesaggista Michelangelo Pugliese, su incarico proprio del Comune di Trieste.

Trieste, progetti sostenibili e riqualificazioni edilizie

Si tratta di una sezione di paesaggi in sequenza che ripropongono la storia della città in vari luoghi, connettendo tra loro gli spazi triestini.

Il percorso di questo Parco si estenderà tra la seconda e la terza fila dei 23 magazzini del porto vecchio, costruito negli anni Settanta e Ottanta dell’Ottocento, nonché collegato direttamente all’antica ferrovia e che conta cinque moli e più di tre chilometri di banchine.

Il tracciato del nuovo parco asseconderà le tracce dei binari e degli scartamenti, mentre le geometrie cilindriche degli scambiatori ferroviari definiranno il disegno delle piazze, determinando gli incroci.

In questo concept è compreso anche il tratto ciclo-pedonale. Le aree in totale sono quattro:

  1. l’asse lineare di collegamento tra la rotonda e il parcheggio di Barcola e la stazione Bovedo
  2. la piazza della stazione Vecchio Porto e la sua propaggine nord della ex locanda piccola
  3. il boulevard dell’asse Natura che si snoda tra le testimonianze storiche
  4. la piazza della stazione Trieste e la connessione del Porto Vecchio con il centro storico di Trieste

A questo si aggiunge una sequenza di spazi verdi con vegetazione prevalente di latifoglie e sei aree paesaggistiche:

  • il canneto
  • il cretto fiorito
  • il giardino minerale, lo spacca pietre, le colline, il labirinto
  • i prati; la landa del sommaco
  • l’acqua affiorante

Tutto è orientato alla riduzione del consumo di energia, suolo e acqua, al risparmio energetico e alla resilienza nei confronti dei cambiamenti climatici.

Un progetto sostenibile soprattutto per il recupero di 30mila metri quadrati di superficie drenante su 31.829 totali. Verranno inoltre piantumati 700 alberi di prima, seconda e terza grandezza e selezionate 13 varietà di specie arboree.

Allo sport saranno dedicati 3.500 metri quadrati e infine 2.450 alle superfici acquatiche. Ricerca e sviluppo che a Trieste non si fermano qui.

Il Concorzio per il Nucleo di Industrializzazione della provincia di Pordenone ha infatti individuato nell’Area Science Park della città (nota agenzia per l’innovazione) un partner per sviluppare uno studio sui rifiuti prodotti dalle aziende in zone industriali di competenza, con l’obiettivo di sviluppare riflessioni su economia circolare e simbiosi industriali.

Nello specifico, partendo dai dati relativi alla produzione di rifiuti, censiti annualmente da Arpa Fvg, è stato definito il database riguardante i rifiuti prodotti dall’insieme delle imprese insediate nelle zone industriali del Nucleo di Industrializzazione.

Informazioni che sommate alle anagrafiche e ai codici Ateco delle aziende hanno permesso di raggruppare le imprese per filiere di rifiuti prodotti e definire la vocazione al riutilizzo dei rifiuti di quelle aree.

Crediti immagine: Depositphotos

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