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Impianti rinnovabili e beni culturali: dal Consiglio di Stato sentenza fondamentale

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impianto eolico tufara
Immagine da Wikipedia

La tutela del patrimonio culturale, seppure garantito dalla costituzione, non potrà più prevaricare altri principi costituzionalmente ascritti, in particolare legati alla transizione energetica ed ecologica. La sentenza del Consiglio di Stato è destinata a fare giurisprudenza e ad aprire la strada agli impianti per la produzione energetica da fonti rinnovabili

Tutto nasce dall’impianto eolico progettato da una società molisana e sostenuto dall’amministrazione comunale di Tufara (in provincia di Campobasso) sul quale la Sovrintendenza per i beni culturali della Regione Molise aveva posto i vincoli per tutelare quattro croci votive presenti sulle colline in cui l’impianto avrebbe dovuto essere installato.

Società e amministrazione comunale, visto il blocco dell’impianto eolico da parte della Sovraintendenza, si erano rivolte all’avvocato Michele Lioi ricorrendo al Consiglio di Stato, che si è espresso con la pubblicazione della sentenza n. 8167/2022.

Si tratta di una sentenza di portata radicalmente innovativa – ha commentato Michele Lioiche potrà finalmente consentire lo sviluppo dell’energia da fonti rinnovabili, mettendo finalmente termine al potere interdittivo delle soprintendenze ai beni culturali“.

Via libera agli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili dunque. La motivazione della sentenza del Consiglio di Stato, che permette ora la costruzione dell’impianto e che è destinata ad aprire la strada a tutti gli altri contenziosi analoghi, è stata la seguente.

La primarietà di valori come la tutela del patrimonio culturale o dell’ambiente implica che gli stessi non possono essere interamente sacrificati al cospetto di altri interessi (ancorché costituzionalmente tutelati) e che di essi si tenga necessariamente conto nei complessi processi decisionali pubblici, ma non ne legittima una concezione totalizzante come fossero posti alla sommità di un ordine gerarchico assoluto.

Il punto di equilibrio, necessariamente mobile e dinamico, deve essere ricercato – dal legislatore nella statuizione delle norme, dall’Amministrazione in sede procedimentale, e dal giudice in sede di controllo – secondo principi di proporzionalità e di ragionevolezza.

Nel caso di specie, il principio di proporzionalità appare violato, non nella componente della idoneità (al raggiungimento dell’obiettivo prefissato) o della necessarietà (ravvisabile quando non sia disponibile nessun altro mezzo egualmente efficace, ma meno incidente nella sfera giuridica del destinatario), bensì della proporzionalità in senso stretto.

L’ultimo gradino del test di proporzionalità, come è noto, implica che una misura adottata dai pubblici poteri non debba mai essere tale da gravare in maniera eccessiva sul titolare dell’interesse contrapposto, così da risultargli un peso intollerabile.

Ebbene, se paragoniamo l’obiettivo perseguito dalla Soprintendenza – la tutela culturale delle croci votive – e il mezzo utilizzato – il radicale svuotamento delle possibilità d’uso alternativo del territorio, soprattutto ai fini della produzione di energia eolica – appare evidente quanto sia sbilanciata la ponderazione effettuata.

L’interesse pubblico alla tutela del patrimonio culturale non ha, nel caso concreto, il peso e l’urgenza per sacrificare interamente l’interesse ambientale indifferibile della transizione ecologica, la quale comporta la trasformazione del sistema produttivo in un modello più sostenibile che renda meno dannosi per l’ambiente la produzione di energia, la
produzione industriale e, in generale, lo stile di vita delle persone.

La posizione totalizzante così espressa dall’Amministrazione dei beni culturali si pone in contrasto con l’indirizzo politico europeo (Direttiva Cee n. 2001/77) e nazionale (d.lgs. 29 dicembre 2003 n. 387) che riconosce agli impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili importanza fondamentale, dichiarandoli opere di pubblico interesse proprio ai fini di tutela dell’ambiente: l’art. 12, comma 7, del d.lgs. 29 dicembre 2003 n. 387, in particolare, sancisce la compatibilità degli impianti eolici con le zone agricole, stabilendo che nella loro ubicazione si deve tenere conto delle disposizioni in materia di sostegno nel settore agricolo, con particolare riferimento alla valorizzazione delle tradizioni agroalimentari locali, alla tutela della biodiversità, così come del patrimonio culturale e del paesaggio rurale […])“.

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