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Ridurre i consumi e aumentare la sostenibilità del mondo Ict

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Immagine da Depositphotos

L’information technology, spesso dipinta in modo artefatto come immateriale, digitale e non fisica, consuma in realtà notevoli risorse energetiche. La notevole digitalizzazione in atto, inoltre, aumenterà sempre più l’energia richiesta ed è per questo che sostenibilità ed efficienza energetica del settore sono fondamentali.

Il digitale non è immateriale ed etereo come lo si dipinge: una mail consuma certamente meno energia e produce meno emissioni di una lettera di carta spedita con Poste Italiane, ma se vengono spedite milioni di email ogni ora, allora il rapporto si ribalta.

Secondo uno studio di NetApp, azienda che fornisce soluzioni e servizi in ambito cloud, nel 2030 l’Ict consumerà l’8% dell’elettricità totale utilizzata nel mondo (il consumo nel 2020 era del 2%) e di questa quota, lo storage – ovvero le memorie di massa in cui si accumulano documenti, email, video, immagini e suoni – consumerà il 38%.

È necessario, quindi, ottimizzare questi consumi – oggi, soltanto circa il 32% dei dati creati è realmente utilizzato – perché i dati memorizzati sul cloud aumentano in modo vertiginoso e, nel 2045, quasi la metà di tutto questo materiale digitale (il 49%) verrà ospitato su un public cloud (fonte NetApp).

Analizzare e ottimizzare i consumi delle infrastrutture Ict

Per fare efficienza energetica in un’infrastruttura Ict è necessario, prima di ogni cosa, analizzare i consumi e individuare le aree in cui operare.

Va in questa direzione la soluzione BlueXp da poco rilasciata da NetApp, che offre alle aziende un sistema efficace per ridurre le emissioni di anidride carbonica della loro infrastruttura.

BlueXP, infatti, mette a disposizione report sul consumo energetico offrendo decisioni ponderate e suffragate da numeri sull’eventuale spostamento dei dati critici, per bilanciare le esigenze aziendali con l’efficienza delle emissioni di carbonio.

In particolare, la soluzione permette l’ottimizzazione dei consumi, l’analisi dell’infrastruttura e dei dati usati per ridurre la quantità dei dati inutilizzati, rendendo i servizi e lo storage efficienti.

In 4 step distinti, BlueXp aiuta le aziende a ottimizzare il consumo delle loro infrastrutture:

  • verificando il vantaggio di passare risorse sul public cloud
  • assicurando un uso efficiente dell’energia per i dati che vengono mantenuti nel cloud privato dell’azienda
  • effettuando un’analisi degli asset presenti nell’infrastruttura per capire cosa è utilizzato e cosa no
  • analizzando i dati per trovare eventuali inefficienze di utilizzo

Per il country manager Italia di NetApp, Davide Marini, “i clienti italiani sono sempre più interessati alla necessità di ridurre i consumi e di conseguenza i costi della gestione energetica del loro cloud; il nuovo strumento di analisi è molto atteso“.

Come ridurre le emissioni dei data center? Con le celle a combustibile

Il tema ambientale – anche perché legato ai costi delle bollette – è sempre più sentito dalle aziende che, complice la crescente digitalizzazione di tutti i processi, si trovano a dover ottimizzare consumi energetici e risorse usati dai loro data center.

Un’interessante filone di sviluppo, per la riduzione di questi costi, viene dai nuovi progetti che prevedono l’adozione di soluzioni energetiche a idrogeno per alimentare i data center: questo per supportare sempre meglio apparecchiature e sistemi It in aumento che richiedono energia ininterrotta e un gran utilizzo di batterie, per sostenere, per esempio, l’energia da fonti rinnovabili.

Secondo Roberto Castaldini di Vertiv, azienda che progetta, produce e fornisce servizi alle infrastrutture critiche per i data center, le celle a combustibile, già prodotte su scala industriale per il settore automobilistico, assicurano un ottimo potenziale per la gestione del backup, dell’energia primaria, così come per l’off-grid, per le applicazioni di produzione combinata di calore ed energia, per il supporto alla rete e alle micro-grid.

Vertiv, si è unita a un consorzio di altre aziende – tra cui Equinix, InfraPrime, Rise, Snam e SolidPower – che collaborano con la Clean Hydrogen Partnership per sviluppare una piattaforma di celle a combustibile di nuova generazione a supporto dei data center.

L’azienda, inoltre, sta valutando una soluzione Ups e una batteria da abbinare alle celle a combustibile a scambio di protoni (Pem) come fonti di energia di riserva per sostituire i generatori diesel e sta sviluppando un progetto sperimentale per l’utilizzo delle celle a combustibile come sistema di alimentazione primaria dei data center.

Cosa pensano le aziende della sostenibilità?

Qual è l’atteggiamento delle imprese nei confronti della sostenibilità? Lo ha sondato Sap con una ricerca che ha coinvolto oltre 6.600 manager in 40 Paesi e in 29 settori industriali diversi.

La ricerca ha voluto comprendere a fondo come stanno evolvendo le motivazioni che spingono le aziende ad adottare azioni più sostenibili e quali sono gli ostacoli che si incontrano nell’implementarle.

La richiesta dei clienti per prodotti e servizi green è cresciuta di sette volte rispetto al 2021, raggiungendo quota 33,7%, tuttavia, i fattori di traino in azienda per operare in modo sostenibile sono ancora ricavi e profitti (36,6%), a cui segue il purpose dell’azienda (36%) e l’impegno del Board (35%).

Tra i fattori che ostacolano, o ritardano, l’implementazione di strategie di sostenibilità in azienda ci sono principalmente l’incertezza economica e la situazione sanitaria.

A seguire, quindi, la mancanza di fondi, strategie non coerenti e la difficoltà a dimostrare il ritorno sull’investimento delle azioni green.

A questo si aggiunge la misurazione dell’impatto ambientale, l’integrazione della sostenibilità nei processi e l’allineamento delle azioni con la strategia di business.

Ma le buone notizie riguardano la propensone delle imprese a investire in sostenibilità nei prossimi anni. Infatti, il numero delle organizzazioni che sta pianificando di investire in progetti sostenibili è aumentato di cinque volte rispetto al 2021, mentre il numero di imprese che pianifica di ridurre i propri investimenti è diminuito del 55%.

Le aziende riconoscono che operare in modo più sostenibile è  un modo per creare valore (redditività) e differenziazione (competitività) nel mercato.

Il 75% degli intervistati vede infatti una relazione positiva forte o moderata tra sostenibilità e redditività a lungo termine, in aumento del 17% rispetto allo scorso anno.

Il 71%, inoltre, vede una relazione positiva forte o moderata tra sostenibilità e competitività a lungo termine, in crescita del 28% rispetto allo scorso anno.

Infine, un numero elevato di imprese, pari all’86,7% del campione, afferma di utilizzare i dati per alimentare il processo decisionale strategico e operativo.

Il 59% degli intervistati ritiene che le questioni ambientali siano, o lo saranno presto, rilevanti per i risultati aziendali, con un aumento del 67% rispetto allo scorso anno – spiega Carla Masperi, amministratore delegato di Sap Italia – Oggi business, persone e Pianeta sono elementi fortemente connessi e il digitale rappresenta il fattore che abilita queste tre dimensioni e permette a un’organizzazione di generare valore per il suo ecosistema e crescere in modo sostenibile“.

La tecnologia può aiutare le aziende per la Carbon Tax

La lotta alle emissioni climalteranti e le misure per ridurle assume anche aspetti normativi e legislativi: per esempio, dal 2023 verrà introdotto dalla Commissione europea un meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (Cbam).

Si tratta di una misura per sostenere le aziende produttive europee che impone una tassa sui prodotti ad alta intensità di carbonio importati nel nostro continente. Le aziende europee, infatti, si stanno impegnando da tempo nella riduzione delle loro emissioni e, con questa misura, la Commissione vuole intensificare la pressione sui produttori extra-Ue per la decarbonizzazione dei loro impianti.

Si tratta di un processo complesso ma che, se attuato efficacemente, potrà ridurre le emissioni globali senza penalizzare il vantaggio competitivo; in questa delicata fase di implementazione del meccanismo, secondo il report How Technology Can Tame the EU Carbon Tax on Imports di Boston Consulting Group, realizzato per Sap, la chiave per il suo successo può essere la tecnologia digitale.

Perché ogni azienda parte della catena del valore, possa caricare e scaricare in modo agile le informazioni sulle emissioni e calcolare correttamente l’imposta, diventano necessarie soluzioni informatiche in grado di calcolare le emissioni di carbonio secondo la metodologia approvata dall’Ue e di garantire uno scambio sicuro di dati – spiega Pietro Romanin, managing director e partner di Bcg – Il rischio, altrimenti, è quello di incorrere in costi di gestione e manutenzione particolarmente ingenti oltre che di esporsi a eventuali errori di compliance“.

L’importanza di una soluzione informatica che possa aiutare le aziende a orientarsi in questo scenario complesso è ancora più evidente se si pensa che anche Canada, Regno Unito e Usa stanno valutando politiche simili, come l‘Inflation Reduction Act (Ira).

Crediti immagine: Depositphotos

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