Home Eco Lifestyle La maglieria “unica” di Gaia Segattini, fatta di filati di recupero

La maglieria “unica” di Gaia Segattini, fatta di filati di recupero

Un modello di imprenditorialità basato sull’economia circolare: dal recupero di filati ecologici si generano nuovi capi, evitando il conferimento in discarica di materiali ancora utili.

Vale la pena ribadire che nulla dovrebbe finire in discarica. Vestiti in primis. Tanto più che tardano ad arrivare i decreti attuativi che prevedono la gestione a fine vita dei tessuti.

Così, la creatività italiana viene in aiuto e in questo senso Gaia Segattini sta facendo molto nel comparto della maglieria. La sua azienda, che è appena diventata società benefit, produce abbigliamento con avanzi di filati di giacenza, rigenerati ed ecologici.

Per questo l’abbiamo incontrata per questa nuova puntata di Pink&Green: vale infatti la pena di approfondire il suo modello di economia circolare come metodo imprenditoriale responsabile, volto a ridurre gli sprechi.

Ogni capo è realizzato con quasi l’80% di materiale di giacenza e rigenerato, salvato dalla distruzione. La filiera è cortissima e punta alla promozione del know how marchigiano: le imprese, i laboratori micro e di piccole dimensioni sono tutte nel raggio di 70 km.

I capi di lana sono unici e identitari: con le attività della Segattini, da poco eletta presidente Cna Federmoda Ancona, si contribuisce a diminuire quell’enorme impatto ambientale dei vestiti in discarica, i cui numeri sono allarmanti: in media, secondo dati rilasciati dal Comunità europea, ogni cittadino butta via 11 kg di vestiti, scarpe e altri prodotti in tessuto.

L’azienda della Segattini, pur non essendo ancora obbligata per legge, ha anche rilasciato la sua prima relazione d’impatto centrata, ovviamente, sul reperimento dei materiali, sulla produzione e sulla filiera.

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