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Davide Rebellin, così si continua a morire in strada sulle due ruote

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davide rebellin
Immagine da Dire.it

La cronaca registra un nuovo morto su strada: Davide Rebellin si stava allenando. Cosa possiamo aggiungere su questa serie continua di tragedie che colpiscono i ciclisti?

La tragedia dei morti in bici continua e oggi fa cronaca perché coinvolge un nome famoso del ciclismo agonistico, Davide Rebellin, atleta di 51 anni che sulla strada e sulle due ruote ha passato molto tempo. Non un neofita.

È bastato un attimo per venire travolto (ancora da ignoti perché non c’è stato alcun soccorso). E Davide a casa non è tornato. Le autorità indagano sulla dinamica, ma il risultato non cambia: il rischio sulle strade italiane per chi va in bici è sempre più alto.

Esco in bici ogni giorno per andare a lavorare, per fare la spesa, andare da un amico, un appuntamento. Insomma la vita di tanti e di tutti i giorni. Pedalo attento, direi guardingo nel traffico ingombrante e distratto, popolato di automobilisti che non sanno, non capiscono.

Penso. Ma a volte non posso pensare, perché potrei distrarmi. Perché quando sei in bicicletta devi essere attento anche per gli altri. Quelli che invece attenti non sono. Quelli che non ti vedono. Perché sono impegnati a fare altro.

Nel silenzio ovattato e asettico dell’abitacolo di una vettura, di un furgone, di un camion. Distratti da ogni congegno immaginabile. A volte assordati dalla musica.

Mi domando quanti ancora ne dovranno morire, sacrificati inutilmente. Quanti familiari dovranno essere avvisati di una improvvisa disgrazia. È vero, si tratta di una disgrazia.

Non improvvisa perché è scientificamente costruita a tavolino dalla ignavia di chi dovrebbe fare e non fa. Dalla complicità di chi assiste incapace di operare per tutelare la vita delle persone. Nelle morti delle persone in bicicletta non c’è il fato, non c’è casualità.

Smettiamo, anzi, smettete di parlare di caschi, targhe e assicurazione. Niente di tutto questo avrebbe salvato il povero Rebellin dall’essere schiacciato da un camionista.

Ma è il mantra, la litania, la barriera dietro alla quale ci si trincera per non mollare una posizione di dominio che non è più sostenibile. Perchè è un dominio sporco di sangue di innocenti.

Le chiacchiere stanno a zero. Occorrono fatti. Tangibili. Niente rammarico. Niente lacrime di coccodrillo. Fatti. E noi faremo di tutto perché non ci siano altri Davide Rebellin.

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Marco FardelliMarco Fardelli architetto e designer, ogni anno percorre circa 3.500 km in bicicletta in città, in ogni stagione, per "razionalizzare la mobilità urbana cambiandone l'orientamento, i mezzi e i metodi di spostamento" | Facebook | CityBustoBike
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