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Canapa industriale? Un potenziale economico da fruttare e su cui fare cultura

canapa industriale
Immagine da Depositphotos

Canapa industriale sì o no? In Italia il dibattito si è fermato alle obiezioni di tipo ideologico, senza considerare un indotto economico potenziale molto alto. Inoltre, la canapa è una pianta che prevede una miriade di usi…

Si dovrebbe sfruttare meglio il potenziale economico e sociale della canapa industriale: chi lo dice è la Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo che, nel rapporto speciale di Commodities at a Glance, oltre a rimarcare i benefici economici che derivano dal settore, afferma addirittura che “un approccio basato sullo sfruttamento di tutte le parti della pianta dovrebbe essere al centro di qualsiasi strategia di sviluppo settoriale“.

Tutte le parti della pianta: questo è un punto cruciale. In Italia, invece, siamo rimasti fermi alle interpretazioni della legge 242/2016 sulla canapa, che spesso viene liberamente interpretata dalle procure locali sulla base della legge 309/90, il testo unico in materia di disciplina degli stupefacenti e delle sostanze psicotrope.

Il settore industriale della cannabis invece è molto ampio e nulla ha a che fare con la produzione di stupefacenti: si passa infatti dai negozi specializzati in canapa e derivati alle aziende agricole e agroindustriali – piccoli coltivatori, grandi aziende agricole – dai florovivaisti ai laboratori fino alle reti commerciali che distribuiscono produzioni agricole (fiori ed estratti privi di efficacia drogante, cosmetici, superfood, integratori alimentari, birra, materiale da costruzione e molto altro ancora).

Un dato su tutti: dal 2016, anno in cui è stata introdotta la citata legge che disciplina la filiera della canapa, sono stati creati più di dodicimila posti di lavoro, la cui età media è di meno di 35 anni.

Nel rapporto Canapa industriale: tra potenziale economico e repressione, realizzato nel dicembre 2022 da Meglio Legale – campagna pubblica per la legalizzazione della cannabis e la decriminalizzazione dell’uso delle altre sostanze – in collaborazione con Canapa sativa Italia, l’associazione degli operatori della filiera, elenca punto per punto i passaggi critici affrontati dal settore.

Il punto critico sul quale è necessario lavorare per sviluppare interamente il potenziale di questo settore industriale è proprio l’utilizzo di tutte le parti della pianta.

Oggi la legislazione consente la coltivazione delle varietà di cannabis iscritte nel Catalogo comune delle varietà delle specie di piante agricole, ai sensi dell’articolo 17 della direttiva 2002/53/Ce del Consiglio, del 13 giugno 2002.

Queste piante consentite per legge non rientrano nell’ambito di applicazione del Testo unico sugli stupefacenti e sulle sostanze psicotrope, poiché hanno un tenore di Thc – delta-9-tetraidrocannabinolo, uno dei maggiori e più noti principi attivi – estremamente
basso, tra lo 0,2% e lo 0,6%, forbice che varia a seconda del Paese (in Austria e Francia la forbice arriva allo 0,3% mentre in Repubblica Ceca arriva all’1%).

Tuttavia la legge 242/2016 non è definita in tutti i dettagli e si scontra con le forme di intervento del testo unico sugli stupefacenti; in particolare non parla di fiori ed estratti dal fiore in maniera esplicita o di come distinguere la canapa consentita da quella con alto tenore di Thc.

Questi lati non esplicitati della legge portano all’intervento delle forze dell’ordine quando presumono di ritrovarsi di fronte alle varietà di cannabis stupefacenti; interventi che hanno ricadute estremamente costose per gli imprenditori e per lo Stato.

Da qui nasce l’iniziativa di Meglio Legale, il progetto che coinvolge parlamentari e medici, imprenditori e avvocati, giornalisti e cittadini per arrivare a fare chiarezza e migliorare la legge attuale per permettere il pieno sfruttamento economico potenziale della canapa industriale.

L’intento è quello di consentire un pieno e regolamentato utilizzo industriale dell’intera pianta di canapa non stupefacente e priva di efficacia drogante per fornire all’industria di settore materie prime di qualità, oltre che per aprire un dibattito serio e responsabile sul tema.

L’appello è, quindi, di liberare da questi impedimenti il settore della canapa nel quale lavorano giovani menti e industrie moderne pronte a dare nuovo slancio a una filiera composta da operatori che avrebbero soltanto bisogno di essere ascoltati per portare le migliori soluzioni a queste problematiche.

Crediti immagine: Depositphotos

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