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BiotechCamp in Bicocca, orientamento alle biotecnologie

biotechcamp 2023

La quinta edizione del BiotechCamp si è appena svolta in Università Bicocca. La giornata di orientamento organizzata da GreenPlanner per i ragazzi delle scuole superiori è tornata a raccontare il mondo delle biotecnologie attraverso l’esperienza di ricercatori ed esperti del settore.

Il BiotechCamp, format di orientamento per i futuri biotecnologi, è arrivato in Università Bicocca. Giunto alla sua quinta edizione, il BiotechCamp ha dato la parola a docenti ed esperti del settore che hanno messo il proprio sapere a disposizione degli studenti dell’Istituto Molinari e dell’Itsos Marie Curie.

Tra formazione ed esperimenti, i futuri biotecnologi hanno preso nota delle richieste del mondo del lavoro per le figure professionali del futuro. Accompagnati attraverso i dati del settore da Loris Savino, giovane laureato in Biotecnologie e collaboratore di greenplanner.it, i ragazzi del BiotechCamp hanno appreso quali sono le prospettive per chi decide di intraprendere un percorso di studi in questo senso e le sue proiezioni future.

BiotechCamp: parola, dunque, ai professori universitari

Laura Cipolla, membro della giunta della Commissione nazionale permanente dei Corsi di Studio in Biotecnologie e presidente dei Corsi di Studio in Biotecnologie di Bicocca, ha presentato il percorso formativo per i biotecnologi.

Ha illustrato a studentesse e studenti la situazione attuale del panorama universitario, la composizione degli studi – tra laurea triennale e magistrale – e gli strumenti su cui fare affidamento per prepararsi al meglio prima di scegliere l’indirizzo giusto.

Secondo i dati di Regione Lombardia, ogni anno sono 4.500 gli immatricolati a un corso di laurea triennale in Biotecnologie (numero che sale a 9.000 su scala nazionale). Di questi, 3.000 scelgono di continuare con un percorso di laurea magistrale nel campo sanitario. Per scegliere il percorso adatto ai propri interessi sono indispensabili gli Open Day presso le sedi universitarie, ma non sono l’unico strumento“.

La professoressa Cipolla, infatti, ha consigliato a ragazze e ragazzi di ricorrere al sito del Miur (Ministero dell’università e della ricerca), Universitaly. Qui – attraverso l’applicazione dei giusti filtri di ricerca – è possibile esplorare quali sedi sul territorio nazionale hanno un corso (in questo caso di biotecnologie) e le modalità per accedervi.

Ricordandosi che, come ha spiegato la docente, “cercare il percorso di studio adatto ai propri interessi è un lavoro“.

Michela Clerici, Commissione orientamento Dipartimento di Biotecnologie e Bioscienze, ha spiegato quali sono i test e le tempistiche da tenere d’occhio per accedere al Corso di Studi in Biotecnologie di Bicocca.

Non è mai troppo presto per orientarsi: infatti, i partecipanti al BiotechCamp hanno scoperto che già dalla quarta superiore è possibile avviare il processo di immatricolazione.

Per farlo, possono sostenere un test individuale, diverso per ogni partecipante, composto da quesiti selezionati – in maniera automatica e casuale – dal database Cisia (Consorzio Interuniversitario Sistemi Integrati) Tolc.

Nello specifico, gli studenti interessati a Biotecnologie devono sostenere il Tolc-B, che consiste in 50 quesiti (20 di matematica di base, 10 di biologia, 10 di chimica, 10 di fisica) dalla durata di 1 ora e 50 minuti.

Il Tolc serve a valutare l’ammissione ai corsi di laurea a numero programmato, ma è anche un’ottima opzione per verificare la preparazione iniziale degli studenti.

Per sostenerlo è necessario iscriversi almeno una settimana prima del test e può essere ripetuto. Per ogni informazione è possibile consultare il sito dell’Università Bicocca, alla voce Informazioni test d’ingresso.

Marco Mangiagalli, ricercatore del Dipartimento di Biotecnologie e Bioscienze in Bicocca, ha portato la propria esperienza sul campo, entrando nel dettaglio dell’organizzazione del percorso di laurea.

Per scegliere una triennale, infatti, è importante sapere quante ore di laboratorio e stage accompagneranno quelle di lezione frontale.

Per aiutare i partecipanti a orientarsi al meglio e capire quali sono i risvolti di questa formazione, Mangiagalli ha presentato uno dei progetti a cui ha preso parte, sottolineandone il carattere multidisciplinare: la valorizzazione biotecnologica del permeato di siero di latte.

Attraverso un progetto finanziato da Fondazione Cariplo e attraverso il dialogo e la cooperazione tra diverse competenze, ciò che prima era uno scarto altamente inquinante per l’ambiente, ora punta a diventare una risorsa per produrre delle bio-plastiche” ha concluso Mangiagalli. 

Nel corso dell’orientamento non sono mancati gli approfondimenti sulla frazione più rossa delle biotecnologie e sulle opzioni del settore di ricerca nel campo sanitario: il tutto grazie all’intervento di Virginia Brancato, post-doc fellow presso il Center for Genomic Science Iit, che ne ha illustrato gli sviluppi, con particolare attenzione al campo della prevenzione.

Isabella Pisano, docente di Biotecnologie e Microbiologia della fermentazione, Università Aldo Moro di Bari, ha parlato ai partecipanti del ruolo della bioeconomia e di quello delle biotecnologie, nei cui laboratori gli scarti dell’industria (o sotto-prodotti) prendono vita grazie a una vera e propria trasformazione.

Ma la formazione da biotecnologo deve anche guardare all’estero perché, come ha spiegato ai ragazzi Margherita Protasoni, ricercatrice presso l’Istituto di ricerca biomedica di Barcellona, il confronto con differenti approcci alla ricerca è indispensabile per una preparazione completa.

Il percorso di studi combinato – dentro e fuori dall’Italia – è sempre più frequente. A testimoniarlo anche l’esperienza di Marta Sevieri – ex studentessa Bicocca – che ha deciso di continuare gli studi con un dottorato di ricerca in Medicina traslazionale che l’ha portata a fare pratica anche in Germania.

Insieme a Marta e ai giovani ricercatori che collaborano con la docente Laura Cipolla – Andrea Pasquale e Federico Acciaretti – i futuri biotecnologi hanno fatto il giro dei laboratori: perchè fare orientamento significa anche questo. Scoprire tutti gli aspetti che comporta un percorso formativo, quindi anche le tipologie di lavoro che ne derivano.

Maurizio Bettiga, professore aggiunto in Biotecnologie e Bioinformatica all’Università degli Studi di Milano, non solo ha suggerito utili consigli ai giovani curiosi verso il mondo delle biotecnologie.

Li ha anche condotti verso la realizzazione di un esperimento per mettere alla prova le loro capacità di lavoro in team. Per un buon biotecnologo la sola laurea non basta.

Servono flessibilità e capacità organizzative e, soprattutto, l’inglese. Oggi, sempre di più, le competenze linguistiche sono una condizione essenziale per un percorso completo e efficace che permetta l’interazione con esperti da tutto il mondo.

E il lavoro di gruppo continua con l’Hackathon che si svolgerà in primavera. Ai ragazzi è chiesto di immaginare una soluzione biotecnologica per valorizzare una risorsa biologica (biomassa), al fine di usare al meglio gli scarti.

Per la scelta della biomassa è sufficiente partire da un materiale presente in abbondanza nel proprio contesto familiare (paglia, vinaccia, gusci di mandorle, segatura, capelli, rifiuti urbani…).

Lo scopo è trovare un uso alternativo a quei prodotti che diventerebbero uno scarto, come nel caso di rifiuti urbani trasformati in mangime.

Torna utile, quindi, l’esempio riportato dal ricercatore Mangiagalli – valorizzazione biotecnologica del permeato di siero di latte – a cui i ragazzi possono guardare per trovare ispirazione. Per altri spunti è possibile fare visita al sito di greenplanner.it.

La soluzione non deve essere obbligatoriamente originale. L’importante è che identifichi il problema e che abbia un valore aggiunto per la società o – in particolare – per il pubblico cui si rivolge.

Per presentare l’idea, spazio alla creatività: potranno essere realizzati PowerPoint (max 10 slide) o video (durata massima 3 min). Gli elaborati che sapranno interpretare al meglio una soluzione sostenibile saranno premiati dalla redazione di GreenPlanner.

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