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Il dopo Report di Fileni raccontato alla community delle BCorp

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Immagine tratta da Report Rai 3

Massimo Fileni si è confessato alla comunità delle BCorp italiane, preoccupate rispetto a un ritorno di immagine negativa alla stessa certificazione.

La stessa Fileni, dopo l’attacco di Report sta portando avanti una vera e propria strategia di risk management anche a livello di comunicazione.

Questo è il giorno 16 (l’incontro online è avvenuto mercoledì 25 gennaio e noi di Edizioni Green Planner abbiamo assistito perché membri della community BCorp dal 2017 – ndr) dopo il 9 gennaio (data della messa in onda di report – ndr) che per noi costituisce uno sparti-acque – confessa il vicepresidente dell’azienda, carica condivisa con la sorella Roberta – Report ci ha messo in discussione. Ma non prevediamo nessuna inversione di tendenza. Probabilmente, invece, qualche azione sarà accelerata“.

Intanto, Fileni, BCorp da circa un anno, dopo 4 mesi di assesment, è sotto revisione da parte di BLab per verificare la possibilità di mantenere o meno la certificazione (e anche il primato di una azienda di allevamento in Italia).

Ma Fileni non ha raggiunto solo questa certificazione: l’azienda vanta la Iso9000 sin dagli anni ’90 e lo stesso Massimo è presidente del cluster Agrifood Marche (da gennaio 2018), nonché consigliere di Assobio (dal 2019) e partecipa con diritto di voto a Ifoam Organic Europe dal 2019.

La sua figura è molto apprezzata anche da Legambiente. E allora cosa è successo? Come mai l’inchiesta di Report, avvallata dalla Lav e anche da una parlamentare dei Verdi come Eleonora Evi, ha messo in luce molte situazioni comunicate sulla carta (o sull’etichetta), ma che non sembra corrispondere al vero?

Dalla chiacchierata che Fileni ha portato avanti con la comunità delle BCorp italiane, per questo organizzata da Nativa, si intuisce che la scelta del bio sia fondamentale per questa azienda: ma una cosa è dare da mangiare eventualmente bio agli animali per poi garantire a noi umani una carne più pregiata, altra cosa è mantenere degli standard di allevamento, tra l’altro certificati anche dallo standard European Chicken Cwf di cui Fileni si fa vanto.

Lo stesso vicepresidente ammette: “siamo un’azienda convenzionale in terra marchigiana con un’industria dell’allevamento che ha a che fare con una commodity spinta del prodotto“.

L’allevamento intensivo è causa di inquinamento globale chiede in maniera retorica Fileni che risponde: “Il pollo è la proteina animale più efficiente anche rispetto l’impatto ambientale“.

A ciò però si aggiungono le proteste dei concittadini, spaventati non solo per gli effluvi intensi ma anche per i livelli di ammoniaca rilevati. Secondo GreenPeace gli allevamenti intensivi sono responsabili di circa l’88 percento delle emissioni di ammoniaca regionali.

Massimo Fileni è li che si concentra: “rispetto dei territori uguale rispetto del futuro“. Ed è il biologico che dal 2015 è diventato focus rappresentando “l’11% nostra produzione; 17% del fatturato e il 30% della superficie coperta al chiuso per l’allevamento biologico sapendo che ogni metro quadro produce circa un terzo rispetto al convenzionale“.

Sul benessere animale (le immagini di Report, secondo Fileni, sono state montate ad hoc con un preciso scopo): “il 33% della nostra produzione è compliance con lo standard European chicken Cwf per gli animali bio e quelli a lenta crescita. Pensiamo di arrivare al 50%  a breve“.

Dal Duemila Fileni è dunque allevatore biologico: “Siamo il più grande trasformatore e consumatore con 60/70mila tonnelate di granaglie biologico (soja, sorgo, pisello favino); 30mila ettari in Italia sono biologici grazie alla nostra azione“.

E quindi torna a dire: “non sto eludendo il benessere animale: ma parto da qui, da questa scelta di consumare bio“.

Ma alla domanda è come trattate i vostri polli? Fileni risponde “non è una scelta, ma una legge sopprimere gli animali che non sono sani (il riferimento va alle immagini di Report – ndr). Due volte al giorno vanno individuati i morti – e ce ne sono molti in un allevamento – la legge lo impone in caso di sofferenze. Ma sempre la legge non prevede né infermerie né cullaggio. Bensì una certa tecnica di soppressione. Che dai filmati non emerge“.

E così, come da incipit di questo articolo, Fileni chiosa: “Insisteremo sulle azioni già intraprese con accortezze e cercheremo accompagnatori e autorevolezza per proseguire sul percorso già iniziato. Facciamo tutto il meglio che possiamo per stare in un mercato che è complesso, cercando di mitigare il più possibile l’impatto di questo settore“.

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