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Il diritto alla riparazione ringrazia i bravi eco-designer specialisti di Design for recycling

design for recycling
Immagine da Depositphotos

Il design for recycling è applicabile a imballaggi, ma riguarda anche la filera del tessile, quella delle apparecchiature elettriche ed elettroniche (pannelli solari inclusi) e financo il settore dei mobili e arredi (materassi inclusi), progettazione degli edifici, dall’automotive alle batterie.

Il diritto alla riparazione e riciclo trova nell’eco-design un grande alleato. In particolare, la proposta di Regolamento europeo sull’eco-design si pone l’obiettivo di estendere la gamma di prodotti oggetto di regolazione e di stabilire ulteriori regole (oltre a quelle intorno all’efficienza energetica) relative alle caratteristiche che tali prodotti devono avere (e alle informazioni che devono essere garantite ai consumatori) per poter essere immessi sul mercato europeo.

Intanto, nel campo dei dispositivi elettrici ed elettronici, eco-design significa anche progettare prodotti che possono essere facilmente riparati.

E il cosiddetto Diritto alla riparazione, già al centro dell’attenzione delle istituzioni comunitarie con le risoluzioni del 25 novembre 2020 e del 10 febbraio 2021, si pone come il tema unico della risoluzione del Parlamento europeo del 7 aprile 2022.

In essa si chiedono interventi mirati volti a garantire che i prodotti immessi sul mercato europeo durino più a lungo e possano essere riparati, che i consumatori abbiano accesso a informazioni chiare e confrontabili sulla durata attesa e sulla riparabilità dei prodotti e misure volte a promuovere e incoraggiare i consumatori, i produttori e i commercianti a optare per la riparazione piuttosto che per la sostituzione.

A ciò si affianca il cosiddetto Design for recycling ovvero la progettazione dei prodotti al fine di favorire la riciclabilità degli stessi una volta giunti a fine vita.

La crescente complessità dei prodotti immessi sul mercato e il diffuso utilizzo di sostanze chimiche problematiche, specie nel mondo dei polimeri plastici, è un ostacolo per l’aumento del riciclo (e del riciclo di qualità) rendendo in molti casi impossibile (per ragioni di natura tecnica e/o economica) per chi opera a valle della filiera (le imprese di selezione e di riciclo) recuperare i materiali contenuti nei prodotti a fine vita al fine di un loro reinserimento nel ciclo economico.

L’introduzione, nell’ambito della nuova disciplina sull’eco-design, di requisiti specifici volti a facilitare il riciclo dei prodotti immessi sul mercato e ridurre i costi, gli scarti e gli impatti ambientali che derivano dai processi industriali di trattamento/selezione dei rifiuti, contribuisce a sostanziare un quadro di responsabilità condivisa tra i diversi attori della filiera funzionale al raggiungimento dei target introdotti dal legislatore comunitario.

Per alcune tipologie di materiali (in particolare per gli imballaggi in plastica), tali obiettivi possono essere raggiunti solo se i prodotti immessi sul mercato sono progettati e realizzati tenendo conto del loro fine vita.

A oggi, infatti, l’estrema varietà dei polimeri, collanti, coloranti, etichette, additivi chimici e sostanze pericolose, e l’utilizzo di materiali differenti in combinazione tra loro nella fabbricazione degli imballaggi in plastica, non consente, per ragioni di natura tecnica e/o economica, la selezione e l’effettivo riciclo di buona parte dei materiali intercettati attraverso la raccolta differenziata dei rifiuti urbani.

Se il fine ultimo del riciclo è quello di mettere a disposizione del tessuto economico materiali da impiegare in sostituzione delle materie prime vergini, allora è utile guardare al contributo dei materiali riciclati rispetto alla domanda complessiva.

A livello europeo (dati riferiti al 2016), solo il 6% della domanda di materie plastiche è stata coperta da plastiche riciclate. In Italia, la quota di polimeri termoplastici rigenerati (da post-consumo e pre-consumo) sui consumi nazionali complessivi, si aggirava nel 2019 a poco più del 17%, importazioni comprese; il restante 83% è rappresentato da materie prime vergini.

Non è un caso che il tema del design for recycling sia un elemento centrale nella citata proposta di Regolamento della Commissione su imballaggi e rifiuti di imballaggio.

Il tema del design for recycling non riguarda ovviamente solo gli imballaggi in plastica o gli imballaggi in genere, ma assume particolare rilevanza su molte altre filiere: dal tessile alle apparecchiature elettriche ed elettroniche (pannelli solari inclusi), dal settore mobili e arredi (materassi inclusi) alla progettazione degli edifici, dall’automotive alle batterie, solo per fare alcuni esempi.

Infine, guardando all’Italia, la diffusione dell’eco-design, del riutilizzo e della riparazione dei beni, rientra tra i macro-obiettivi della Strategia Nazionale per l’Economia Circolare che punta all’eco-progettazione di prodotti durevoli e riparabili per prevenire la produzione di rifiuti e massimizzarne il recupero, il riutilizzo e il riciclo per la creazione di nuove catene di approvvigionamento di materie prime seconde, in sostituzione delle materie prime vergini.

Gli strumenti da mettere in campo per dare concreta attuazione a tali obiettivi, dovranno necessariamente coordinarsi con l’evoluzione del quadro di riferimento comunitario, nella consapevolezza della fragilità dell’economia italiana, caratterizzata da una cronica dipendenza dalle importazioni di materie prime e energia.

In conclusione, eco-design e innovazione tecnologica in chiave ambientale dei prodotti e dei processi, inclusi i processi di riciclo, potranno certamente fornire un contributo determinante alla riduzione del consumo di risorse naturali e degli impatti ambientali della produzione e del consumo di beni e servizi.

Ma tale contributo, è opportuno sottolinearlo, dovrà essere necessariamente accompagnato da una trasformazione profonda dei modelli di produzione e consumo, a partire dall’accettazione e dal riconoscimento del concetto stesso di limite, ovvero della presenza di limiti fisici nei sistemi naturali che delimitano lo spazio operativo sicuro all’interno del quale possiamo prosperare.

Crediti immagine: Depositphotos

Approfondimento a cura di Paolo Azzurro e Donato Berardi (tratto da Eco-design: meglio prevenire che curare, Position Paper n.230, Laboratorio Ref Ricerche).

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