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La formula vincente dell’albergo diffuso

Giancarlo dall'Ara - alberghidiffusi

Albergo diffuso, un’eccellenza del Made in Italy e un nuovo approccio all’economia sociale e circolare. Ne parliamo con Giancarlo Dall’Ara, presidente dell’Associazione Alberghi Diffusi.

L’albergo diffuso è la forma di ospitalità e ricettività innovativa ideata e messa a punto come modello specifico da Giancarlo Dall’Ara, docente di marketing turistico, riconosciuta in modo formale per la prima volta in Sardegna con una normativa specifica che risale al 1998.

Nata dall’idea di utilizzo a fini turistici delle case vuote, ristrutturate con i fondi del post-terremoto del Friuli del 1976, nel corso del tempo l’albergo diffuso sta avendo – in Italia e all’estero – uno sviluppo e un impatto particolarmente significativo, perché come precisa subito Giancarlo Dall’Ara “albergo diffuso non è solo una rete di case, che peraltro è sempre esistita tradizionalmente e in maniera spontanea, anche a livello familiare/parentale, né solo un hotel, è molto, molto di più, trascende il concetto di turismo e come termine specifico non è neppure tradotto nelle altre lingue“.

Sono oggi 250 in Italia e 50 all’estero gli alberghi diffusi stimati dall’associazione, fondata nel 2009 e ancora oggi presieduta da Giancarlo Dall’Ara (online trovate una mappa di quelli censiti).

Il modello è stato orgogliosamente esportato – in una perfetta logica di internazionalizzazione del Made in Italy – anche in altri paesi quali Giappone, Istria, Albania, Svizzera, argomento su cui ritorneremo più avanti e di cui si parlerà anche alla Bit 2023 il prossimo 13 febbraio alle 11, in un evento aperto al pubblico, organizzato in presenza presso lo stand del Molise, ma anche online per gli alberghi diffusi all’estero.

Come ricorda Andrea Staid, antropologo, in un’intervista di Angelo Miotto per il libro Produci, consuma, crepa – manuale di resistenza e cambiamento la casa è una costruzione culturale, non è soltanto qualcosa di materico.

E non a caso l’associazione Alberghi diffusi si pone anche come propulsore culturale di una comunicazione che tolga questo tipo di struttura ricettiva (sulla quale a volte si è equivocato) dalla cronaca turistica, per inserirla in un ambito più ampio di “economia non invasiva, sostenibile, rigenerativa, rispettosa dell’ambiente, del territorio circostante e, soprattutto, delle persone“.

Sostiene Giancarlo Dall’Ara “In effetti, quando si parla di albergo diffuso occorre tenere conto che possiamo considerare i viaggiatori e visitatori come residenti temporanei o, addirittura, potenziali nuovi residenti, com’è successo in Giappone, a Yakage, piccolo paese nella prefettura di Okayama (di cui parleremo più avanti).

Il modello dell’albergo diffuso – ricorda il suo creatore – si basa fortemente sulla realtà economico-sociale dei luoghi e da questo tipo di analisi si parte per un coinvolgimento ampio di tutte le filiere nel processo di rivitalizzazione di un borgo, di una comunità, per la creazione di un vero e proprio sistema di accoglienza diffuso e, soprattutto, continuativo“.

Insomma, questo modello e questo modo di operare trasformano i residenti coinvolti nel sistema in veri e propri animatori e ambasciatori del proprio territorio, perché questa ipotesi di lavoro si trasforma in una vera e propria struttura d’offerta di servizi e prodotti diversificati, gestiti in maniera collaborativa e cooperativa tra le diverse realtà, nella logica di essere, anche, motore di trasformazione nel modo di fare impresa.

Un approccio che mette in luce una capacità di ascolto e di osservazione delle necessità degli altri, attenzione e cura verso le nuove generazioni, volontà di trasferire ai più giovani conoscenza e consapevolezza, attitudine all’approccio multidisciplinare e alla condivisione, passione, competenza e impegno.

Il paese-albergo

L’obiettivo è quello di creare le condizioni per un rilancio del territorio, delle sue forze lavoro e produttive, in definitiva per una tenuta dell’economia e del clima sociale territoriale che preservi dall’impoverimento progressivo e, soprattutto, dall’abbandono dei più giovani.

Lo confermano anche le Linee guida della Regione Lombardia per l’applicazione della normativa regionale in materia di classificazione alberghiera, che risalgono a 12 anni fa e di cui è stato approvato un regolamento nel mese di dicembre 2022, dove si afferma che “la progressiva e costante diffusione dell’albergo diffuso è dovuta principalmente all’attenzione di una parte della domanda turistica ai contenuti di sostenibilità e rispetto dell’ambiente proposte da alcuni luoghi di soggiorno. È in questo contesto che va collocata la natura propria di tale tipologia ricettiva.

La naturale collocazione, pertanto, dell’albergo diffuso, riferendosi ad un modello ampio ed elastico definibile come paese albergo, vede privilegiare i piccoli centri storici e i borghi e nuclei di antica formazione o gli insediamenti rurali o montani, pur non escludendo la validità di soluzioni legate a singole presenze significative in contesti diversamente urbanizzati“.

E proprio in Lombardia che Dall’Ara segnala un recente albergo diffuso, quello di Golferenzo, paese dell’Oltrepò Pavese, dove, grazie alla visione di imprenditori illuminati e amanti del proprio territorio, oltre al recupero delle vecchie case in pietra del centro storico, è stato riaperto – dopo ben 40 anni – l’unico negozio-emporio che oggi offre pane (alimento fondamentale), pasticceria e altri prodotti alimentari.

Il progetto di Golferenzo è destinato ad ampliarsi anche con l’apertura di una SpA.

Internazionalizzazione dell’albergo diffuso

Anche all’estero si diffondono gli alberghi diffusi: si tratta di un processo iniziato nel 2009, con una struttura in Svizzera, che ha visto nel 2010 un anno di straordinario sviluppo: il primo riconoscimento internazionale al World Travel Market di Londra e un primo articolo sul New York Times che riconosceva all’albergo diffuso una notorietà internazionale.

L’anno successivo, il 2011, è stato organizzato un seminario nel piccolo borgo di San Vincenti, in Istria, e una serie di altri incontri che hanno contribuito alla definizione della normativa croata sugli Ad.

Nel 2012 è stato fatto un primo test in Spagna, un progetto di ospitalità diffusa non lontano da Salamanca, a seguito del quale è stato deciso di costituire formalmente l’associazione internazionale degli Alberghi diffusi.

Successivamente c’è stato un susseguirsi di richieste da tantissimi paesi: Irlanda, Albania, Francia, Slovacchia, Serbia e anche San Marino, ma nella maggior parte dei casi si è trattato di reti di ospitalità diffusa, o di semplici progetti.

Nel 2018 era partito un progetto di albergo diffuso in Germania, la cui apertura la cui apertura è avvenuta nel 2020.

Particolarmente significativa è la realtà di Corippo, una frazione di 13 abitanti del Comune svizzero di Verzasca. Siamo nel nel Canton Ticino, ovvero nel distretto di Locarno che si rianima solo in estate, con la presenza di vacanzieri.

Qui l’albergo diffuso ha favorito anche l’apertura dell’osteria, centro di incontro del borgo e dunque motivo di rivitalizzazione sociale anche solo per i residenti.

Altro esempio interessante è quello del primo albergo diffuso dell’Albania, a Kruja, borgo situato nella Prefettura di Durazzo, non lontano da Tirana (famoso perché lì è morto l’eroe nazionale, Gjergj Kastrioti, comunemente noto come Skanderbeg).

Oltre al castello e alle case, che si trovano all’interno delle mura, c’è anche un grande bazaar che ha avuto fino a 150 attività (tra artigiani e altre produzioni).

Nel corso del tempo le attività si sono ovviamente ridotte, ma oggi, grazie alla presenza dell’albergo diffuso – la cui apertura sta avvenendo a stralci – si è verificata una riattivazione, facendo leva molto sull’artigianato locale.

Non solo, il Ministero della Cultura ha deciso di dare in gestione al gestore dell’albergo diffuso anche l’antico hammam situato nel castello, ristrutturato ma chiuso al pubblico, perché organizzi visite alla struttura e lo faccia conoscere.

Gli esempi virtuosi del Giappone

Molto sviluppata la situazione del Giappone, dove si è cominciato a parlare di albergo diffuso nel 2013 e si è arrivati nel 2018 all’inaugurazione del primo albergo diffuso secondo gli  standard previsti e dove si è anche costituita l’associazione giapponese degli Alberghi diffusi (Adj).

Il modello in questo Paese si sta espandendo notevolmente, tanto che lo scorso mese di dicembre 2022 il Vice-Ministro degli Esteri giapponese, intervenendo al Senato, ha affermato che  l’albergo diffuso è un modello di sviluppo per il Giappone.

Il caso emblematico della già citata prefettura di Okayama è rappresentato da Yakage, dove non esisteva alcuna struttura ricettiva alberghiera e dove sono presenti alcune strutture attrattive che fino a qualche anno fa non suscitavano alcuna curiosità (case antiche di pietra e un museo).

Qui, cinque anni fa un imprenditore particolarmente lungimirante – con il supporto di Adi – ha deciso di investire e, confrontandosi con l’amministrazione comunale, ha sviluppato un progetto pubblico-privato che ha portato alla realizzazione, nell’arco dei due anni successivi, di una seconda struttura e – a grande sorpresa – a 500 nuovi residenti.

Ciò significa che gli alberghi diffusi hanno costituito un volano di sviluppo importante, tanto da rendere possibile all’amministrazione comunale lo sviluppo di un ulteriore progetto per il finanziamento di una stazione.

Non solo – sottolinea Dall’Aranel 2021, anno segnato ancora fortemente dalla pandemia, sono state riaperte cinque attività commerciali“.

E secondo i dati provenienti dall’organizzazione turistica del territorio (Dmo), gli ospiti che arrivano a Yakage provengono da 40 paesi del mondo, mentre l’albergo diffuso ha gestito un traffico di 1.500 email, nel primo anno di apertura.

Un’altra realtà di successo in Giappone è rappresentata dalla località di Zao, che prende il nome dal Monte Zaō, un ammasso di strato-vulcani, al confine tra la prefettura di Yamagata e la prefettura di Miyagi.

Qui sono ben 54 le abitazioni utilizzate (quando sarà completato il progetto sarà il più grande albergo diffuso del mondo) e sono stati realizzati alcuni altri servizi collaterali, come una scuola per ragazzi con disabilità, un giardino destinato alla comunità, attività di laboratorio di colorazione delle stoffe realizzate in un’antica casa di legno, supporto agli agricoltori anziani per la gestione delle proprie risaie, creando quindi quel volano di occupazione e di valorizzazione turistica utile allo sviluppo locale.

Nel corso degli anni sono nate forme di ospitalità che hanno caratteristiche simili al modello Adi, dalla Tasmania agli Stati Uniti (più recentemente in Colorado), alla Corea e tanto altro ancora si sta sviluppando ovunque.

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