Home Eco Lifestyle Basta trivellare, basta fossili: la protesta di Greenpeace

Basta trivellare, basta fossili: la protesta di Greenpeace

C’è anche un’attivista italiana tra i manifestanti che, dallo scorso 31 gennaio, presidiano la White Marlin, nave che trasporta la piattaforma petrolifera di Shell, verso la sua destinazione nel Mare del Nord. Basta trivellazioni…

Continua l’occupazione pacifica da parte di quattro attiviste e attivisti di Greenpeace International della nave White Marlin, che trasporta una piattaforma di trivellazione per conto di Shell che sta cercando di fermare con un’ingiunzione e la minaccia di carcere e multe la protesta.

Altri due attivisti sono riusciti a salire a bordo della nave, mentre un gruppo di altri attivisti, tra cui l’italiana Noa Helfer, sostengono la protesta a bordo della nave Merida.

La piattaforma trasportata dalla White Marlin è un’infrastruttura chiave per la produzione di petrolio e gas che consentirà a Shell di aprire otto nuovi pozzi nel giacimento petrolifero Penguins, nel Mare del Nord.

Bruciare tutto quel petrolio e gas produrrebbe 45 milioni di tonnellate di CO2, più delle emissioni annuali della Norvegia.

La richiesta del gruppo di attivisti a Shell è di interrompere l’espansione della produzione di petrolio e gas, assumendosi al tempo stesso la responsabilità per aver contribuito ad alimentare la crisi climatica, pagando per i danni ambientali che sta causando.

Questa escalation nell’azione di protesta nonviolenta arriva dopo che giovedì 2 febbraio Shell ha annunciato profitti record per 39,9 miliardi di dollari. Tra il 1965 e il 2018, Shell è stata responsabile di emissioni di CO2 dieci volte superiori a quelle delle Filippine.

Sappiamo che la crisi climatica sta colpendo più duramente i Paesi che hanno meno colpe, e in Europa siamo solidali. Vivendo in Sicilia e nonostante la mia giovane età ho già avuto esperienza di inondazioni che ti fanno arrivare l’acqua fino al petto, alternate a periodi di siccità tali che ai nostri agricoltori hanno lasciato solo le foglie secche – dichiara l’attivista italiana Noa HelferE se la crisi climatica non bastasse, a questa si è aggiunta la crisi energetica che ci sta impoverendo, dato che viene affrontata con sistemi ancora dipendenti dalle fossili. In inverno ci congeliamo nelle nostre case, mentre il nostro governo ci chiede di fare sacrifici, e in estate soffriamo il caldo. E con il caro bollette è sempre più difficile per le persone tirare avanti. È ora che chi inquina paghi per tutto questo“.

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