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Crisi idrica in Italia: si aggrava la situazione e urgono misure condivise

siccità Po
Immagine da Dire.it

Si aggrava la situazione idrica in Italia non piove più abbastanza per colmare i bacini e mancano le infrastrutture capaci di contrastare le conseguenze della crisi climatica: il monito ariva dal direttore generale di Anbi Massimo Gargano.

Non piove più al Nord, il bilancio idrologico è ormai pregiudicato e il riequilibrio non può prescindere da importanti interventi esterni: questo è il parere di Anbi, l’associazione nazionale dei consorzi di gestione e di tutela dei territori e delle acque irrigue.

I grandi laghi del Nord sono tutti sotto media e la loro percentuale di riempimento è, oggi, inferiore a quella del gennaio 2022 – lago Maggiore 18%; lago d’Iseo 20,7%; lago di Como 23,5%; lago di Garda 36,4% – a cui seguì una straordinaria stagione siccitosa e un’estate tra le più calde: +1,37°C al Nord e +1,13°C al Sud.

Inoltre, secondo i dati del Cnr, il 2022 è stato l’anno più caldo e siccitoso dal 1800, dieci mesi su dodici sono stati i più caldi mai registrati in Italia con una mancanza del 30% di piovosità.

Il rischio siccità è ormai realtà e, sempre secondo il Consiglio Nazionale Ricerche, una percentuale fra il 6% e il 15% della popolazione italiana vive ormai in territori esposti a una siccità severa o estrema.

Per il direttore generale di Anbi, Massimo Gargano, “è ormai acclarata la necessità di un urgente programma di interventi articolati quanto coordinati e multifunzionali, capaci di trattenere le acque, soprattutto di pioggia, per utilizzarle nei momenti di bisogno: dai laghetti alla bacinizzazione, dalle aree di espansione al riutilizzo di cave abbandonate. Questo va affiancato a una costante ricerca nell’ottimizzazione irrigua, senza dimenticare l’efficientamento delle reti idriche, nè le possibilità di utilizzo delle acque reflue“.

La preoccupazione è elevata, tanto che il Governo ha programmato per mercoledì 1° marzo la prima riunione della Cabina di regia sulla crisi idrica, presieduta dalla presidentessa del Consiglio, Giorgia Meloni.

Crisi idrica: serve un piano idrologico nazionale e una strategia di previdenza idrica

Riceviamo e pubblichiamo una lettera aperta da parte di Mario Serpillo, presidente dell’Unione coltivatori italiani, che ammonisce come la siccità non sia un’emergenza ma lo specchio di una drammatica tendenza che si è consolidata in modo impressionante negli ultimi decenni.

La crescente scarsità di precipitazioni spesso vanifica il lavoro dei nostri agricoltori e sta riducendo sempre più drasticamente gli ettari ove sia possibile coltivare molti prodotti, quali ortaggi, cereali e riso.

Attualmente la stima complessiva dei danni arrecati dalla siccità all’agricoltura si aggira intorno a 6 miliardi di euro e le previsioni per la stagione estiva sono ancora più allarmanti.

In particolare si teme un calo della produzione di circa il 15% per gli ortaggi, fino ad arrivare al 30% per il riso e per il mais, come pure sono considerate seriamente a rischio anche la prossima vendemmia e la raccolta delle olive.

Per contrastare la siccità necessitano misure efficaci e un coordinamento interministeriale. L’Uci, in tal senso, ritiene molto positiva la decisione del governo di riunire il prossimo 1° marzo una cabina di regia, presieduta dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, allo scopo di stabilire una gestione unica dell’acqua, attualmente affidata a numerosi e distinti soggetti: il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, il Ministero dell’Agricoltura della Sovranità alimentare e delle Foreste, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, e altre sette autorità di bacino.

Il presidente dell’Unione coltivatori italiani sottolinea l’importanza di avere un unico piano idrologico nazionale per l’approvvigionamento idrico e un ente unico per il monitoraggio delle risorse e dei consumi idrici nazionali.

Per fronteggiare la siccità si deve perseguire una politica di previdenza idrica che contrasti gli sprechi, la dispersione e ottimizzi i consumi, come dimostrano alcune esperienze avanzate nel nostro Paese che già da tempo attuano sistemi virtuosi di raccolta e di recupero delle acque.

Esse rappresentano esempi di alto profilo tecnico-scientifico da replicare, laddove possibile, su tutto il territorio nazionale. Nella Sardegna meridionale, attraverso una rete di dighe in gran parte collegate tra loro – malgrado i record negativi di precipitazioni e le alte temperature registrate lo scorso anno – si è raggiunta una riserva idrica pari a 1 miliardo e 21.000 metri cubi.

Gli invasi generati dalle dighe, attraverso una mirata distribuzione, anche nel caso di una siccità estrema e prolungata, assicurano l’approvvigionamento dell’acqua a tutto il sud dell’isola.

In Veneto, nell’area pedemontana, dove esiste una rete di canali che si estende per 16 ettari, si sta contrastando il preoccupante depauperamento delle falde acquifere mediante un sistema di infiltrazione dei terreni che in modo naturale riesce a ricaricare le sorgenti che da sempre alimentano il territorio.

L’Uci ritiene che esperienze simili, unitamente ad altre misure – come una diffusa creazione di invasi e bacini di raccolta delle acque meteoritiche – se realizzate fin d’ora, possano contribuire efficacemente a contenere i devastanti effetti della siccità sull’agricoltura e continuare a garantire l’approvvigionamento idrico per gli usi civici.

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