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Energie rinnovabili, c’è – molto – fermento nell’aria italiana

fonti rinnovabili
Immagine da Depositphotos

L’attenzione e l’azione per la realizzazione di impianti di produzione che sfruttano le rinnovabili non è mai stato così alto: c’è fermento, ma anche tensione, nell’aria. Ecco cosa sta succedendo…

Nel 2023, secondo i dati statistici riferiti a gennaio di Terna, il gestore nazionale della rete elettrica, la capacità rinnovabile in esercizio è aumentata di 297 MW, un valore superiore di 187 MW (+170%) rispetto all’anno precedente.

Inoltre, dalle previsioni dell’Agenzia internazionale dell’energia (Iea) la quota di energia rinnovabili sul totale rinnovabili nella produzione globale di elettricità salirà dal 29% dello scorso 2022 al 35% nel 2025.

C’è molto fermento, quindi, e una forte spinta nella produzione di energie pulite, sebbene si incontrino anche resistenze per quanto riguarda il paesaggio e la tutela di luoghi din interesse storico e artistico. vediamo cosa sta succedendo, a partire dalla semplificazione dell’iter nburocratico, che non piace a tutti…

Semplificazione dei processi autorizzativi: a favore e contro

L’Alleanza per il Fotovoltaico – un network di operatori energetici impegnati per lo sviluppo di impianti per la produzione di energia solare – è soddisfatto dell’azione del Governo e, anzi, auspica un miglioramento delle tempistiche dell’iter autorizzativo per la costruzione degli impianti solari.

Alessandro Ceschiat, portavoce del network, esprime “apprezzamento verso il Governo italiano per gli importanti passi avanti fatti in termini di semplificazione dei processi autorizzativi. Un intervento fondamentale risiede nella razionalizzazione della fase di valutazione dell’interesse archeologico, che viene oggi spostata a valle dell’iter autorizzativo, anziché a monte, riducendo così notevolmente i tempi dell’istruttoria.

Importante anche il potenziamento della commissione tecnica Via-Vas e della Commissione Pnrr-Pniec, che erano in difficoltà a causa dell’importante carico di lavoro assegnato a fronte del ristretto numero di personale a disposizione.

Novità incisiva, infine, è quella legata alle semplificazioni per gli impianti da realizzare su aree industriali, nonché la riduzione dei termini di conclusione del procedimento di autorizzazione unica (Au) a 150 giorni, comprensivi dei termini per l’espressione del parere Via. Ora il Parlamento, in sede di conversione del decreto legge, può supportarci e contribuire a perfezionare e migliorare ulteriormente il testo governativo.

Oggi i termini sono fissati a 150 giorni sulla carta, nella realtà ci vuole molto di più per autorizzare un impianto su aree non vincolate e prive di pregio. Sulle aree vincolate i tempi diventano ancora più lunghi. Dato per acquisito il ruolo fondamentale delle soprintendenze, è importante che il loro contributo sia richiesto solo laddove realmente necessario, qualora vi siano effettivamente siti da preservare“.

Di diverso orientamento il parere di Italia Nostra che ha scritto al Governo per sollecitare l’attuazione dell’articolo 5 della Legge n.53 del 22/4/2021 e dell’articolo 20 del Decreto Legislativo n.199 del 8/11/2021.

La disciplina è tuttora mancante e, dopo più di un anno dal decreto legislativo, non si scorgono segnali in tal senso da parte del nuovo Governo, di fatto impedendo alle Regioni di procedere all’adozione dei piani di localizzazione delle aree idonee e costringendo, anche gli enti locali più sensibili al problema, ad autorizzare le installazioni di impianti da Fer in mancanza di una corretta pianificazione territoriale.

Inoltre, il Governo ha impugnato davanti alla Corte costituzionale le leggi regionali che tentavano di introdurre una regolamentazione del settore, adducendo proprio l’approvazione di una normativa quadro nazionale.

Non vorremmo che tale vuoto normativo e pianificatorio sia mantenuto per lasciare il campo libero, di fatto, all’iniziativa privata incontrollata. Questo dubbio è rafforzato dal fatto che il testo del citato art.20 del DL 199/2021 è stato più volte modificato, da ultimo con il decreto-legge 68/2022, convertito con legge 108/2022, ampliando via via la tipologia delle aree ritenute ex lege idonee all’installazione degli impianti, in attesa dei piani regionali“.

Il tema del contendere è la necessità di una disciplina per l’individuazione delle superfici e delle aree idonee e non idonee per l’installazione di impianti a fonti rinnovabili, rispettosa delle esigenze di tutela del patrimonio culturale e del paesaggio, delle aree agricole e forestali, della qualità dell’aria e dei corpi idrici e che privilegiasse l’utilizzo di superfici di strutture edificate, quali capannoni industriali, parcheggi e aree non utilizzabili per altri scopi.

Produzione eolica: in Sicilia e Sardegna 60 MW operativi a fine 2023

Un significativo aumento della produzione di energia attraverso impianti eolici arriverà dal progetto di Engie per la costruzione di due parchi eolici e il collegamento di due batterie che contribuiranno alla stabilità della rete elettrica nazionale, per un totale di 100 MW di capacità installata entro il 2023.

I due parchi eolici, ciascuno da 30 MW e che complessivamente produrranno ogni anno 145 GWh di energia, sono in costruzione a Porto Torres, in Sardegna e a Rampingallo, in Sicilia, a pochi chilometri da Salemi.

Gli impianti entreranno in funzione a partire dalla metà del 2023 utilizzando tecnologie di ultima generazione, turbine di dimensioni maggiori che, a parità di potenza, consentiranno di ridurre al minimo il numero di torri eoliche, con conseguenti benefici in termini di impatto sul paesaggio.

Il tema del nucleare si riaffaccia anche in Italia

Nonostante un esito plebiscitario del referendum sul nucleare nel 1987, ribadito poi nel 2011, torna ad affacciarsi l’ipotesi di sviluppo nucleare in Italia.

La nostra posizione sul tema è chiara: pur essendo una produzione pulita di energia, i tempi di realizzazione degli impianti (15-20 anni), gli elevatissimi costi di costruzione e di gestione, la pericolosità dei siti in rapporto alla fragilità sismica e idrogeologica del nostro territorio e la ancora poco chiara gestione delle scorie, consigliano piuttosto di lavorare sulla produzione da solare ed eolico e sui sistemi di accumulo per la stabilizzazione della rete – in questo senso l’idrogeno come mezzo per lo stoccaggio dell’energia è fondamentale.

I questi giorni, tuttavia, Ansaldo Energia, Ansaldo Nucleare, Edf ed Edison hanno sottoscritto una Lettera di Intenti per una collaborazione allo sviluppo del nuovo nucleare in Europa e favorirne la diffusione, in prospettiva anche in Italia.

Le quattro aziende si propongono così di valorizzare le competenze della filiera nucleare italiana per lo sviluppo dei progetti di nuovo nucleare del Gruppo Edf – in particolare nel campo degli Small Modular Reactors (Smr) – avviando così una riflessione sul possibile ruolo del nuovo nucleare nella transizione energetica in Italia.

Crediti immagine: Depositphotos

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