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Trasformazione ecologica: le aziende italo-francesi ripartono da Milano con nuovi obiettivi

Trasformazione ecologica
La tavola rotonda alla Torre Diamante di Milano

Sei aziende francesi con importante presenza in Italia spiegano obiettivi e target ecologici ambientali. A cominciare dalla comunicazione ai clienti: il più possibile trasparente. Le abbiamo incontrate durante un evento organizzato dalla Camera di commercio francese in Italia (Cci France-Italie) 

Comunicazione trasparente, regolamentare i claim aziendali, indicatori comuni per misurare l’impatto ambientale, database a livello istituzionale, collaborazione di filiera. Cinque obiettivi, una sola parola d’ordine: trasformazione ecologica.

Questi i punti fondamentali che le aziende si sono segnate in agenda al termina della tavola rotonda, a cura della Camera di commercio francese in Italia (Cci France-Italie) e promossa da Siram Veolia, lo scorso 6 marzo alla Torre Diamante, sede di Bnl Bnp Paribas.

I rappresentanti di sei realtà francesi, con importante filiale in Italia, si sono interrogati su quanto e come accelerare la trasformazione ecologica delle aziende, in un incontro moderato dalla giornalista di Radio 24 e Il Sole 24Ore Marialuisa Pezzali.

Trattandosi di una delle sfide più importanti del nostro tempo, la discussione è partita da un’approfondita analisi da parte di Siram Veolia ed Elabe (società di ricerca e consulenza). Insieme hanno creato il Barometro della Trasformazione Ecologica.

Trasformazione ecologica: il dossier presentato da Siram Veolia

Maria Vittoria Pisante, direttrice di strategia, comunicazione, business support e sviluppo presso Siram Veolia, ha illustrato i punti chiave della ricerca che ha analizzato trend e interessi di oltre 25mila persone di maggiore età sparse in 25 nazioni diverse, per un periodo che va dal 24 agosto al 26 settembre 2022.

Concentrandosi sulla realtà locale, i dati parlano chiaro: sei italiani su dieci sono disposti ad accettare al cento percento i cambiamenti che comportano le soluzioni green della trasformazione ecologica.

A patto che non presentino rischi per la salute, siano davvero efficaci e che i costi economici siano sostenibili.

Nel dettaglio, l’87 percento della popolazione italiana si sente vulnerabile a causa dell’emergenza climatica ed ecologica. Un italiano su quattro (26 percento) è talmente incerto sul futuro da rinunciare a fare figli.

Il 70 percento è però convinto che si possa ancora agire, come la stessa percentuale che ritiene che il costo per poter agire e procedere con la trasformazione ecologica sia inferiore a quello dei danni finora subiti da ambiente e umani.

Dalla ricerca – ha sottolineato Pisante – si evince che gli italiani sono disposti ad accettare di agire, purché le misure adottate siano efficaci, abbiano un impatto immediato, siano sostenibili per la salute e per l’economia. L’interesse per denaro e spese è tra le percentuali più basse: al primo posto c’è la preoccupazione della salute“.

I target delle aziende

In seguito all’indagine di Siram Veolia, Pisante ha evidenziato l’importanza di una presa di coscienza collettiva per effettuare la trasformazione ecologica. “Per poter innescare delle azioni – ha spiegato – occorre fare rete, da soli non è possibile“.

Per questo motivo la comunicazione è importante: “Ci siamo mossi con i nostri partner pubblici e privati, per fare network e muoverci tra i bandi di gara che spesso impongono dei vincoli che rallentano quella trasformazione, facendo così riflettere le amministrazioni sui temi della sostenibilità“.

Spazio anche alle Kpi (Key performance indicator), ossia gli indicatori chiave di performance: “Individuandole, possiamo avviare progetti per confrontarci con le pubbliche amministrazioni e ampliare l’analisi delle prestazioni. Ci vuole un cambio di cultura e le direttive europee aiuteranno sicuramente. Non sarà più solo questione di riduzione di costi, ma anche di emissioni“.

Gianmarco Tammaro, sustainability manager del Gruppo Lactalis in Italia, ha invece ribadito l’importanza di un impegno concreto da parte delle imprese.

A partire da quella che rappresenta, i cui obiettivi sono chiari: “Ridurre l’impatto del packaging, migliorare le pratiche di Animal Welfare e ridurre le emissioni, con target che vanno da qui ai prossimi anni“.

Il discorso di Lactalis, ha detto, verte sul dialogo con la comunità: “È così che si genera una cultura diffusa, ampliando la vista verso l’esterno. Il tema del greenwashing, per esempio, ci sta molto a cuore: stiamo riducendo al minimo il rischio di poter generare questo tipo di fenomeno. Abbiamo così strutturato al nostro interno dei claim”.

Comunicazione trasparente, dunque. Che sia “veritiera e ricca di fonti ben specifiche – ha continuato Tammaro – Così da poter dare al consumatore finale tutte le informazioni corrette“.

Il punto cardine, di nuovo, è fare network, a partire dall’adozione di comportamenti sostenibili. “Stiamo lavorando da tempo – ha detto ancora Tammaro alla condivisione di buone pratiche con le nostre filiere, dal benessere animale alla buona gestione degli allevamenti. Ma per avere informazioni sempre più attendibili da ogni nostra realtà vogliamo procedere con la digitalizzazione: sarà così molto più facile lavorare sulla progettualità e promuovere una crescita“.

Creare database ricchi d’informazione, ha dichiarato il rappresentante di Lactalis alla tavola rotonda milanese, è un passo che si inserisce nel cambio generazionale in atto.

Da un lato c’è la spinta verso la digitalizzazione per motivare questo ricambio, dall’altro non dimentichiamo chi fa questo lavoro da tanto tempo. Daremo infatti loro i mezzi per comprendere come questi cambiamenti siano efficaci per una resa produttiva“.

Le parole chiave di Lactalis, dunque, sono precise: “Trasformazione digitale e generazionale, nonché comunicazione commerciale con linee guida, da adottare non solo sul piano tecnico“.

Paola Accornero, segretaria generale e direttrice Hr di Carrefour Italia, si è invece soffermata sugli impegni per raggiungere un eccellente grado di sostenibilità entro il 2026: “Vogliamo diventare leader della distribuzione responsabile. Intendiamo lavorare in termini di supporto e sviluppo di prodotti bio, favorire la filiera a corto raggio con prodotti locali e dimezzare gli sprechi alimentari, rispetto ai dati ottenuti nel 2016, entro il 2025“.

Altro tema fondamentale per la trasformazione ecologica, ha proseguito Accornero, saranno l’imballaggio e l’energia: “Per il 2025 il nostro impegno sarà di avere il cento percento dei prodotti col nostro marchio in packaging riutilizzabili, compostabili o riciclabili. Stessa data anche per puntare al recupero del cento percento dei rifiuti nei nostri store tramite raccolta differenziata.

Infine, vogliamo ridurre i consumi energetici del 20 percento entro il 2026, per poi utilizzare il cento percento di fonti di energia che provengono dalle rinnovabili”.

Arrivando al carbon neutrality entro i prossimi anni.

Accornero ha lanciato una sfida ai suoi top 100 fornitori: “Per porci nel quadro di un aumento della temperatura globale entro 1,5°C, vogliamo che i nostri partner si impegnino in quell’ottica per il 2026. Se gli obiettivi stabiliti dai piani progettuali non saranno raggiungi, quelle realtà saranno deferenziate. Ci serviremo anche del portale 20megatones per calcolare quota 20 megatonnellate di gas serra in meno entro il 2030“.

Un target che si è posto, tra gli altri, anche Lactalis. Importanti gli obiettivi di Carrefour, che non si fermano qui.

Sarà importante per le nostre filiere adottare comportamenti sostenibili come il riciclo del packaging – ha concluso Accornero – oppure rimodulare il volume dei prodotti, per trasportarne di più con meno viaggi e ridurre così le emissioni”.

Etienne Le Labourier, in qualità di amministratore delegato e managing director, ha portato alla tavola rotonda la visione di Guillin Italia, società familiare giunta alla terza generazione, quotata in Borsa e che si occupa di packaging.

La sostenibilità per noi è un tema abbastanza difficile da affrontare – ha esordito onestamente Le LabourierSiamo nati come produttori di imballaggi in plastica“.

Dopo aver ricordato che il loro primo cliente in Francia è stato Carrefour e che la prima banca con cui si sono interfacciati è stata proprio la Bnl Bnp Paribas, ha anche evidenziato come Guillin Italia si sia mossa da sola anni fa nella trasformazione ecologica.

A partire dal 1998, senza aspettare le nuove normative, abbiamo convertito la nostra produzione puntando a materiali più sostenibili, in grado di proteggere allo stesso modo gli alimenti.

Abbiamo anche iniziato a ridurre il peso dei nostri imballaggi e siamo sempre più andati verso un maggiore riciclo: a seconda del materiale, oscilliamo dal trenta al cento percento“.

Riutilizzo dei materiali e prodotti bio, dunque. Lavorando con stakeholder, clienti e partner, Guillin Italia si è data alla trasformazione ecologica con dati alla mano: “Abbiamo analizzato il ciclo di vita dei nostri prodotti, come per esempio quello di una confezione di 125 grammi di lamponi.

Il nostro intento è far capire che per certi alimenti come la frutta, per esempio, è meglio tenere un po’ di plastica per ragioni di conservazione e compostaggio. Il pacchetto delle normative ha intanto accelerato il nostro impegno nella riqualificazione sostenibile“.

Operativa in Italia con tre aziende e più di cento lavoratori, Guillin punta all’eco-design con un packaging destinato al reparto ortofrutticolo.

E per avere tutto sotto controllo, punta alla digitalizzazione: “Abbiamo scelto di adottare un software comune e una banca dati. Inoltre abbiamo voluto essere certificati nel nostro impegno sostenibile“.

Sugli aspetti burocratici e legali si è soffermata Anne-Manuelle Gaillet, avvocato tra Milano e Parigi e partner dello Studio Pirola Pennuto Zei & Associati. “Abbiamo cambiato tutte le nostre stampanti, oltre 400, per adottare un parco stampante che usa solo carta riciclata – ha comunque tenuto a precisare – Abbiamo anche aderito all’iniziativa di rimboschimento per intraprendere il processo di carbon neutrality“.

Sul proprio settore, ha precisato Gaillet, lo Studio Pirolaha rivisitato il modello economico che le aziende hanno già fatto o devono fare per approcciarci alla trasformazione ecologica.

Ci avvaliamo di collaborazioni con i nostri professionisti e partnership in grado di portare competenze anche dall’esterno: in tutti i casi con qualifiche in ingegneria e certificazioni ambientali, nonché con il Gruppo Avas per la rendicontazione e la misurazione dei dati raccolti“.

Quello che chiede lo studio legale, ha dichiarato Gaillet, è di allargare l’orizzonte e fare squadra: “Si deve giocare d’anticipo e cambiare approccio, senza essere solo accondiscendenti con la normativa in vigore oggi in Italia. Bisogna dare uno sguardo all’Europa, capire che i gruppi e le aziende devono fare i conti con il cambio di marcia nella sostenibilità e dunque procedere con l’effetto a cascata su tutta la loro filiera“.

Anche Luca Ranieri, head of Esg & external relations di Bnl Bnp Paribas, ha condiviso gli obiettivi concreti che da qui al 2025 la società punta a raggiungere: “Sono dieci e si va dal campo ecologico a quello ambientale, toccando la finanza sociale e il Green. Paribas, entro i prossimi due anni, vuole avere 150 miliardi di sustainable laws e 300 miliardi di investimenti sostenibili. E puntiamo di anno in anno, ad arrivare alle zero emissioni entro il 2050“.

Ad aprire e concludere l’evento è stato Denis Delespaul, presidente della Camera di commercio francese in Italia (Cci France Italie). Dopo aver sottolineato l’importanza di questa tavola rotonda e ribadito i punti emersi per un’accelerazione delle aziende verso la trasformazione ecologica, ha lanciato un forte messaggio: “Fare sapere, saper fare“.

Produzione e comunicazione viaggiano di pari passo, per fare rete e dare il buon esempio. E a Milano si sono certamente creati dei modelli da seguire.

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