Home Imprese Sostenibili Porti ecco come renderli sicuri. Anche dal punto di vista ambientale

Porti ecco come renderli sicuri. Anche dal punto di vista ambientale

evento eon napoli

Mari e porti sicuri. è ciò che l’Italia ha bisogno al più presto. Con il termine sicuri intendiamo la riduzione efficace di alcune problematiche che sono sociali e ambientali allo stesso tempo.

Sociali perché legate ad approdi accoglienti (un porto è per sua definizione sicuro quando si approda in spazi/territori che non sono esposti al pericolo); ambientali perché i porti sono tra le aree più inquinate delle nostre città come da tempo un’associazione come Cittadini per l’aria denuncia.

E il fatto è proprio che siano costruiti in città rendono più difficili la loro trasformazione in luoghi a basso impatto ambientale.

Ma le tecnologie non mancano e qualcosa si sta muovendo anche a livello di finanziamenti sempre che – come sottolinea Mario Mattioli, presidente Confitarma – siamo in grado di portarli a casa, aggiungendo che “la rendicontazione non è una cosa che piace alle aziende italiane“.

Abbiamo approfondito il tema in una città portuale come Napoli, grazie a un evento organizzato da Ioc-Unesco e supportato da E.On, utility tedesca che anticipa a GreenPlanner l’interesse verso l’elettrificazione dei porti anche in modalità di Comunità energetica rinnovabile e magari anche idrogeno come ha sottolineato Frank Meyer, Ceo di E.On Italia.

Una portualità compatibile con l’equilibrio e la conservazione della natura” auspica Francesca Santoro, senior programme officer per Ioc-Unesco.

È la stessa Santoro che dà vita a una tavola rotonda in quel del Castel dell’Ovo (stessi spazi per la tappa partenopea dell’Ocean&Climate Village) sulle possibilità di rendere luoghi più Sostenibili i porti in rispetto alla biodiversità, che vuol dire anche a salvaguardia nostra.

Qui abbiamo incontrato Adolfo Palombo e Annamaria Buonomano, entrambi dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, entrambi pesantemente impegnati sul far crescere la cultura dei porti verdi, tanto da aver dato vita a un corso magistrale in lingua inglese di ingegneria nave porto: “dobbiamo considerare questi temi – riflette Palombo – come grandi infrastrutture“.

Ricordiamoci, comunque, che “dobbiamo raggiungere gli obiettivi stringenti del Green Deal Europeo (ridurre emissioni del 50% entro il 2050) e rispettare le prescrizioni dell’Imo (International Maritime Organization) – fa notare la Buonomano, che in tema di navi sta portando avanti ottimi esempi di riqualificazione dell’esistente.

Le navi green, quelle in acciaio verde, costano circa il 30% in più” calcola Lorenzo Matacena, amministratore delegato di Caronte & Tourist, i cui traghetti solcano lo stretto di Messina e già navigano a Gnl o biometano.

Ma deve essere nel Dna una scelta simile e se è vero che già il nonno di Matacena aveva ideato un sistema per estrarre energia dal moto ondoso vuol dire che volendo e credendoci una navigazione il più possibile verde è possibile.

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