La coltivazione del luppolo offre opportunità interessanti per diversificazione reddituale e multifunzionalità aziendale ma ha ancora alcune criticità da superare per diventare un’eccellenza del nostro agroalimentare… vediamo quali.
Il luppolo, per le peculiarità del suo sviluppo nel nostro Paese, è annoverato a buon diritto tra le filiere minori, che per molti agricoltori rappresentano oggi una soluzione per rimanere competitivi di fronte alle difficoltà di un mercato caratterizzato da prezzi stagnanti e costi di produzione crescenti.
Lo sviluppo di una filiera luppolicola italiana è un fenomeno recente, con produzioni agricole che escono dal settore hobbistico per riversarsi in quello commerciale a partire sostanzialmente dal 2015 in tutta Italia, trainato dal boom dei birrifici artigianali.
A oggi, la coltivazione di luppolo sul territorio italiano è ancora molto limitata: i luppoleti presenti, caratterizzati da appezzamenti ridotti (dimensione media inferiore al mezzo ettaro, anche se vi sono isolate realtà con dimensioni più importanti in Emilia-Romagna e in Umbria), riescono a stento a coprire il fabbisogno di un piccolo birrificio artigianale.
A fine 2020, in Italia la superficie coltivata a luppolo era di poco inferiore ai 52 ettari, con 109 aziende agricole, sparse pressoché su tutto il territorio nazionale (dati Agea).
Allo scopo di incentivare la produzione agricola nazionale, il Decreto 24 dicembre 2021 ha istituito il Fondo per la tutela e il rilancio delle filiere minori, con una dotazione di 3,5 milioni di euro per la filiera brassicola, prevedendo oltre al sostegno alla ricerca, anche l’aiuto de minimis alle aziende (che per il luppolo ammonta a 300 euro ogni 0,2 ettari coltivati) e un aiuto alle aziende che vogliano investire nel post raccolta, con una dotazione pari a 1 milione di euro.
Tale fondo è stato ulteriormente incrementato dalla Lg 234/2021, recante il Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2022 e bilancio pluriennale per il triennio 2022-2024, di 12,75 milioni di euro, per l’anno 2022, e di 5 milioni di euro, per ciascuno degli anni 2023 e 2024, anche se ancora non è stato indicato dal Masaf l’entità di ripartizione per il settore brassicolo di questi fondi.
È bene inoltre sottolineare che il luppolo non solo è uno degli ingredienti brassicoli fondamentali, ma è anche stato inserito recentemente nell’elenco delle specie di piante officinali (Dl 75/2018), aprendo all’impiego della pianta anche in questo settore, in forte crescita negli ultimi anni non solo in Italia, ma nel mondo.
Il mercato del luppolo offre quindi opportunità all’agricoltore in termini di diversificazione reddituale e multifunzionalità aziendale.
Tuttavia, ci sono alcune criticità da superare per poter trasformare un prodotto di nicchia in un’eccellenza del nostro agroalimentare (assenza di prodotti fitosanitari autorizzati su questa coltura, mancanza di un vivaismo specializzato, assenza di un registro varietale per l’iscrizione di nuove varietà di luppolo sviluppate in Italia).
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testo redatto da Katya Carbone, head of Food Chemistry and Biotechnology Lab










