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Risarcimento del danno al cittadino privato per inquinamento atmosferico

giustizia italiana
Immagine da Depositphotos

Grazie al diritto alla salute, la richiesta di risarcimento del danno al cittadino privato a causa dell’inquinamento atmosferico va indirizzata al Giudice Ordinario che ha competenza sulla decisione e non a quello amministrativo.

L’inquinamento atmosferico nuoce all’ambiente e alla salute umana. AI sensi del D.lgs. 152/2006 art. 313 comma 7 rientrano nella giurisdizione del Giudice Ordinario le cause risarcitorie o inibitorie promosse da soggetti a cui il fatto produttivo del danno ambientale abbia provocato un pregiudizio alla salute o alla proprietà.

Con ordinanza del 23 febbraio 2023 n. 5668 la Corte di Cassazione ha dichiarato che la richiesta di risarcimento del danno per inquinamento atmosferico è di giurisdizione del Giudice Ordinario, in quanto a fondamento della domanda, vi è un diritto fondamentale: il diritto alla salute che “mantiene sempre la sua natura di diritto soggettivo, non degradabile a interesse legittimo“.

Pertanto la domanda proposta da privati nei confronti della pubblica amministrazione e dei suoi concessionari per danni alla salute derivanti da danni all’ambiente – qual è nello specifico l’inquinamento atmosferico – non può essere devoluta al Giudice Amministrativo.

In questo ambito l’amministrazione è priva di qualunque potere di affievolimento e compressione poiché il diritto alla salute è sovrastante e assoluto.

L’ordinanza scaturisce dal caso di un soggetto che ha agito contro Comune e Regione lamentando l’inerzia di questi nell’assumere i provvedimenti necessari per la tutela dell’ambiente dall’inquinamento, provocando così danni alla propria salute e alla propria vita di relazione, tali per cui lo stesso si è dovuto anche trasferire in un luogo più salubre abbandonando la città in cui era radicata la sua vita professionale e privata.

Il caso si inserisce un contesto in cui l’Italia e anche altri Paesi europei sono stati condannati dalla Corte di Giustizia Ue per il mancato rispetto della Direttiva 2008/50/Ce relativa “alla qualità dell’aria ambiente e per un’aria più pulita in Europa“.

L’Italia in particolare è stata condannata per il superamento del limite di concentrazioni di particelle inquinanti dal 2008 al 2017 (Corte Ue, Sentenza 10.11.2020 – C. 644/18) e per il superamento dei valori limite di biossido di azoto a partire dal 2010 (Corte Ue – Sentenza 12 maggio 2022 – C. 573/19).

Il ricorrente nel caso di specie ha lamentato diversi inadempimenti, tra cui la violazione del D.lgs. 155/2010 attuativo della medesima Direttiva in particolare gli artt. 1, 9, 10, 12, 13, 14 poiché le amministrazioni coinvolte non hanno messo in atto le misure volte a evitare, prevenire o ridurre gli effetti nocivi per la salute umana e per l’ambiente nel suo complesso.

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Elena TieghiElena Tieghi: Avvocata del foro di Milano, mediatrice civile e commerciale, ha indirizzato la sua attività verso la consulenza alle imprese, con focus sulle questioni giuslavoristiche e commerciali, sviluppando interesse verso innovazione digitale, proprietà intellettuale e sostenibilità | Linkedin
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