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Incubatori e acceleratori di startup: a che punto siamo in Italia?

Starup incubatori
Immagine da Pixabay

I maggiori incubatori e acceleratori per startup sono concentrati nel Nord Italia: a rivelarlo è un report di Social Innovation Monitor e Politecnico di Torino.

Circa il 57 percento degli incubatori di startup si trova in Italia settentrionale. Di conseguenza, è anche che si sviluppano dinamiche per gli acceleratori di startup.

I dati sul suolo italiano per le realtà di questo settore sono raccolti dal report su incubatori/acceleratori di Social Innovation Monitor e Politecnico di Torino.

L’analisi poggia su un campione di 85 unità italiane e due grandi motori: gli incubatori, rivolto a enti spesso nemmeno formati e che raccolgono appunto le idee da lanciare, e gli acceleratori in cui invece entrano realtà già avviate ma he hanno bisogno di una spinta o di un aiuto per continuare a crescere.

Incubatori e acceleratori di startup: la situazione in Italia

Appurato il dato del nord Italia, è la Lombardia la regione a ospitare il maggior numero di incubatori con il 25 percento del totale: segue l’Emilia Romagna con il 13 e il Lazio con l’8%.

L’area meridionale e insulare sono zone con il minor numero di incubatori. Rispetto all’anno scorso, però, si è verificato un aumento generale del numero di incubatori in Italia: da 212 a 229.

I quali si dividono in 31 pubblici (gestiti da amministrazione o enti pubblici spesso con società in-house), 48 pubblici-privati e 144 privati. Il 50 percento sono business incubator: i restanti si dividono in Mixed (36 percento) e Social (14 percento).

La media dei fatturati degli incubatori italiani si attesta su 1,52 milioni di euro: rispetto allo scorso anno (1,76 milioni) c’è stata una leggera riduzione del fatturato medio, anche se la mediana di 0,36 milioni è rimasta identica.

Il report continua osservando come dal 2012, con la nascita di 14 incubatori, ci sia stata un’autentica esplosione. Tra il 2013 e il 2016 sono sorti ben 87 incubatori e il 72 percento risulta essere costituito negli ultimi dieci anni.

Cresce anche la stima di uno stipendio medio totale dei dipendenti di incubatori: nel 2020 si attesta su 1.595 euro. Tra incubatori e acceleratori si registrano poi le principali attività che vengono svolte per spingere una startup. I grafici i incrociano essenzialmente su sei voci.

Si tratta rispettivamente dell’accompagnamento manageriale di una realtà, gli spazi fisici e i servizi condivisi, la formazione imprenditoriale e manageriale, il supporto alla ricerca di finanziamenti, allo sviluppo di relazioni e networking e allo sviluppo e scouting di tecnologie.

Nel campione analizzato si conta inoltre un totale di finanziamenti ricevuti pari a 538 milioni di euro. Tra Mixed e Social incubator, la maggior parte delle realtà si focalizzano su ambiente e animali, salute e benessere, cultura e artigianato.

La collaborazione tra Invitalia e PniCube

A fronte di questo grande rapporto, si instaura anche una collaborazione tra l’Agenzia per lo sviluppo Invitalia e l’Associazione italiana degli incubatori universitari e delle business plan competition regionali PniCube.

Una collaborazione sancita con la firma di un protocollo d’intesa tra l’ad di Invitalia Bernardo Mattarella e la presidente di PniCube Paola M.A. Paniccia. Entrambe le realtà si impegnano a mettere in campo capacità e competenze avviando azioni coordinate di informazione, promozione e accompagnamento imprenditoriale.

Un trait d’union tra impresa e ricerca universitaria, che può essere un ulteriore motore per la spinta di startup e realtà che puntano al progresso, con un occhio di riguardo ai maggiori temi utili e di interesse per il territorio italiano. Per esempio ambiente e sostenibilità, come riportato nel dossier.

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