Migliorare l’interoperabilità di sistemi, strumenti e procedure operative al servizio della gestione delle crisi: ecco a cosa mira il progetto europeo Strategy.
Finanziato dal programma Horizon 2020, il progetto europeo Strategy punta a migliorare l’interoperabilità di sistemi, strumenti e procedure operative al servizio della gestione delle crisi.
Si tratta di un piano che ha l’obiettivo finale di rafforzare la resilienza dell’Unione europea contro tutti i tipi di disastri naturali e causati dall’uomo, garantendo la sicurezza dei primi soccorritori e potenziando la loro capacità operativa.
Questo è possibile attraverso una standardizzazione che può supportare soluzioni e procedure di prossima generazione, garantendo un’ottima risposta alle crisi.
I prossimi obiettivi
Il progetto europeo Strategy intenderà sostenere la politica e le autorità competenti negli sforzi per migliorare la gestione delle crisi transfrontaliere, migliorando sistemi, strumenti e procedure per gestire le catastrofi.
Un obiettivo che si potrà raggiungere concentrandosi su otto grandi focus: operazioni di ricerca e salvataggio; protezione di infrastrutture che versano in stato critico; pianificazione della risposta d’intervento; comando e controllo; allerta e valutazione rapida dei danni; minacce chimiche, biologiche, radiologiche, nucleari ed esplosive ad alto rendimento; formazione; terminologia e simbologia.
Saranno inoltre istituiti undici Cen Workshop Agreements in Cen/Cenelec Workshops pianificati e programmate due nuove Cen Techincal Specifications in collaborazione con un comitato tecnico del Cen pertinente.
Le esercitazioni di Deep Blue e pompieri
Un assaggio di questo progetto europeo Strategy lo ha dato il Corpo nazionale dei vigili del fuoco, che ha coordinato e organizzato un’esercitazione a Gualdo Tadino e Valfabbrica, in Umbria, tra il 27 e il 31 marzo. Durante le operazioni sono stati sperimentati 12 nuovi standard europei.
Un evento a cui hanno partecipato rappresentanti di 23 partner di progetto provenienti da 16 Paesi dell’Unione europea, la prefettura di Perugia e la protezione civile umbra.
Un’iniziativa che è stata messa in piedi soprattutto grazie a Deep Blue, media impresa originaria di Roma e nata 22 anni fa grazie agli allora ricercatori in Enea e all’Università di Siena Alberto Pasquini e Patrizia Marti.
Lo scopo di questa realtà è proporre un luogo in cui fare ricerca senza vincoli burocratici e amministrativi, insieme alla possibilità di creare un team multidisciplinare con cui favorire l’espansione in diversi settori di ricerca. In questi anni Deep Blue ha infatti ottenuto finanziamenti oltre 85 progetti, mentre nel programma Horizon 2020 è la prima piccola media impresa italiana e la quarta in tutta Europa per progetti vinti e realizzati.
Nel caso dell’esercitazione in questione, Deep Blue si occupa di coordinare il lavoro realtivo all’allerta al pubblico, il cosiddetto Early warning. Si tratta di un tassello cruciale per la mitigazione delle emergenze, poiché rappresenta l’insieme delle procedure da compiere tempestivamente appena si verifica un evento catastrofico o c’è anche soltanto il rischio.
Progetti come Strategy e realtà come Deep Blue, in questo senso, possono davvero fare la differenza.












