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Perché conviene valutare una laurea in biotecnologie (ne abbiamo parlato al 6° BiotechCamp)

biotechcamp 2023

Al 6° BiotechCamp, organizzato questa volta a Bari, sono emerse le tante opportunità che un corso di studi universitario offre in tema di biotecnologie ambientali e sanitarie. E ora gli studenti si possono mettere alla prova partecipando al contest…

È un cambio di prospettiva, di stile di vita, di impatto sul Pianeta, di percorso professionale. Le biotecnologie sono tutto questo. E forse anche di più: perché le biotecnologie richiedono una forte componente creativa che porta a scoprire altri orizzonti.

Per la salvaguardia del nostro futuro (e personalmente ogni volta che vedo un progetto capace di trasformare uno scarto in una nuova materia, ne rimango affascinata). Ancora di più quando sono alla base di una soluzione medico/sanitaria…

Lo hanno compreso bene gli studenti che hanno assistito al BiotechCamp di Bari nelle giornate del 13 e 14 aprile. Sotto l’egida del Dipartimento di Bioscienze, Biotecnologie e Ambiente dell’Università degli Studi Aldo Moro di Bari e nel perimetro del progetto Sos (Sustainability on stage, che ha come obiettivo la divulgazione dele tematiche legate alla Sostenibilità) GreenPlanner ha organizzato la sesta edizione del BiotechCamp in due istituti della città e provincia: il Liceo scientifico Scacchi e dell’Istituto Dell’Erba di Castellana Grotte.

Luigi Palmieri, direttore del dipartimento di Bioscienze, Biotecnologie e Ambiente ha descritto i biotecnologi come coloro “che mettono le mani in pasta e trasformano le cose in innovazione“.

Il biotecnologo e la biotecnologa applicano il proprio sapere in numerosi campi e “il mondo attende (leggi c’è lavoro – ndr) sempre più figure professionali legate alle biotecnologie. Un esempio: i vaccini sono stati fatti dai biotecnologi, non dai medici”.

Un ventaglio di possibilità lavorative – nate con i corsi di studi dove Bari eccelle – sono state presentate da Nicoletta Guaragnella, professore associato Biologia Applicata (ecco la presentazione del piano di studi). Sinteticamente in Triennale i corsi sono due: quello di biotecnologie medico-farmaceutiche e quello di biotecnologie ambientali per lo sviluppo sostenibile.

A entrambi si accede tramite un test di ingresso, “per poi dare la possibilità a tutti quelli che si iscrivono di accedere ai laboratori senza file e attese“. E come si sa, nella laurea triennale la parte laboratoriale è fondamento del percorso.

Quella del biotecnologo è una professione che si lega fortemente alla tutela ambientale (aria, acqua e suolo al centro), ma anche alla salute. E ancora una volta l’ateneo di Bari eccelle.

L’intervento di Bruno Fosso, biotecnologo ricercatore e docente specializzato in bioinformatica è esemplificativa: si stanno ottenendo grandi risultati capendo al meglio i batteri (soprattutto quelli intestinali: siamo nel campo della microbiotica) e sfruttandoli per la nostra salute.

Per Maurizio Bettiga, professore aggiunto in biotecnologia e bioinformatica, Università degli Studi di Milano, il biotecnologo “è qualcuno che lavora per trovare applicazioni” ed è molto importante valutare un percorso di studi in tema analizzando le “competenze che vorremmo acquisire, andando oltre il titolo“.

Tra i suoi consigli: “Guardare i programmi di studio, cercare un corso che sia valido e di qualità. Visitare il piano didattico e il manifesto di studi. Cercare insegnamenti adatti ai tempi e la vita reale. Cercare programmi equilibrati, trasversali e adatti alle singole inclinazioni“.

BiotechCamp: la parola a chi ha già fatto questa scelta

Isabella Pisano, ricercatrice di Chimica delle Fermentazioni e docente di biotecnologie industriali presso l’ateneo di Bari porta con sé non solo la teoria pratico scientifica, ma anche la capacità di far crescere i propri studenti e di accompagnarli a “brevettare“.

Ne sono un esempio Rosita Pavone, biotecnologa e ora nutrizionista libera professionista, Nicola Di Fidio, ora junior researcher dipartimento di Chimica Industriale UniPi, Giuseppe Carella, biotecnologo industriale che ora lavora in Celery e Loris Savino, in vista della laurea magistrale che ha iniziato da tempo anche un proficuo percorso con la nostra redazione.

Anche a loro il Biotechcamp ha dato voce e i consigli non sono mancati, come quando Di Fidio ha affermato: “non bisogna avere paura dei cambiamenti“. Così come conviene allenarsi per “mettersi alla prova“.

Invitiamogli studenti a farlo subito partecipando al contest lanciato da Maurizio Bettiga: la consegna del progetto deve avvenire entro lunedì 8 maggio (a Bari si festeggia San Nicola, ma nessun problema a ricevere nei giorni prima l’elaborato).

Lavorare a fianco e con un docente è per uno studente un passaggio fondamentale. La Pisano, che anima l’associazione dei Biotecnologi italiani, è anche l’artefice del progetto Sos al quale collabora Italbiotec.

Alla sesta edizione del BiotechCamp di Bari ha partecipato anche Apulia Akundi che ha prodotto della spirulina, un prodotto a km zero, coltivato in economia circolare (anche grazie al recente accordo con il pastificio Andriani) nel rispetto delle risorse ambientali, acqua in primis: è qui che entra in gioco il ruolo della biotecnologia, che rende l’acqua reflua una risorsa riutilizzabile. E la spirulina pugliese viene coltivata a bassissimo impatto ambientale.

Le presentazioni del BiotechCamp 2023

Ecco le presentazioni utilizzate dai relatori del BiotechCamp 2023 a Bari.

  1. Il BiotechCamp 2023 (Cristina Ceresa)
  2. L’offerta formativa dell’Università di Bari (Nicoletta Guaragnella)
  3. Biotecnologie e brevetti (Isabella Pisano)
  4. Biotecnologie mediche e microbiotica (Bruno Fosso)
  5. L’esperienza di Rosita Pavone
  6. L’esperienza di Giuseppe Carella
  7. Il progetto Apulia Kundi
  8. Chi ha vinto il contest lo scorso anno

(ha collaborato Diego Sevieri)

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