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Batterie e sistemi di accumulo sostenibili: largo alle nuove realtà

Batterie
Immagine da Pixabay

Dalle ultime tecnologie ai progetti universitari, si può creare energia attraverso le batterie e sistemi di accumulo sostenibili e senza impattare sull’ambiente.

Secondo Terna, a marzo sono stati consumati 26,2 miliardi di kWh, registrando un calo del 5 percento rispetto allo stesso mese nel 2022. Oltre a questo dato, è bene precisare che stanno aumentando le realtà che investono sulle batterie come fonte di energia sostenibile, in accumulo o in produzione diretta.

Il settore è in espansione e le tempistiche sono giuste per scommettere e investire. In Europa qualcuno sta già facendo la differenza, perciò l’Italia cerca di emulare, progettare o inventare risorse direttamente sul territorio nazionale.

Batterie sostenibili: le realtà estere e italiane

Il Gruppo Cebon ha per esempio accolto al suo interno Sparq, una nuova startup con background di competenza tecnologica dei sistemi sostenibili di accumulo di energia e soluzioni energetiche.

La sede principale è in Svezia, ma gli uffici sono distribuiti su tutto il territorio europeo: Francia, Paesi nordici e Italia. Sparq si concentrerà sulla realizzazione di batterie innovative e sostenibili e sui sistemi di accumulo.

La tecnologia della startup combina soluzioni di batterie e caricabatterie, cablaggi o Bms lavorando dalle singole celle ai grandi sistemi di energy storage.

Bosch ha invece sviluppato appositi macchinari, attrezzature e software per produrre batterie con sistemi operativi specifici per operazioni di riciclo. Obiettivo: diventare il primo impianto d’Europa completamente automatizzato per lo smaltimento delle batterie.

In una partnership con Emondis e Rhenus automotive, prende il via il progetto pilota per la scarica e il disassemblamento dei moduli della batteria.

Nexta capital partners (Ncp) ha invece annunciato il lancio di Nexta Bess, piattaforma per lo sviluppo, la costruzione e l’esercizio di battery energy storage systems nel mercato italiano.

La pipeline che si sta realizzando, oltre a essere diversificata in termini di taglie e geografie, è di 1,7 Gw di potenza installata e 13,6 gWh di capacità, con richieste di connessione inoltrate al gestore di rete pari a 740 Mw (6 gWh di capacità).

Il progetto Rare dell’Università di Milano-Bicocca

Un gruppo di giovani ricercatori dell’Università di Milano-Bicocca ha messo a punto un sistema che impiega due tipologie di rifiuto in un progetto chiamato Rare.

Con le nanotecnologie, le terre rare (classe di elementi chimici usati nei dispositivi elettronici la cui estrazione dai minerali richiede un processo costoso e inquinante) vengono estratte da apparecchi elettronici in disuso, utilizzando un dispositivo realizzato con materiale poroso partendo dagli scarti dell’industria chimica e dell’acciaio.

Il progetto, che ha partecipato alla quinta call Bicocca Università del Crowdfunding, ha incassato anche il sostegno di Eit RawMaterials, consorzio europeo che si occupa di materie prime non fossili a supporto della transizione energetica (da quest’anno partner di #BiUniCrowd).

Dalle batterie per le auto ibride alla fibra ottica, dal computer agli smartphone: Rare dimostra che tutto funziona grazie all’impiego di metalli che rientrano tra le terre rare, che possono essere derivate da materiale di riciclo.

Ecco allora la soluzione a portata di mano per tutte le realtà del settore che vogliono mettersi in gioco: gli elementi esistono già una volta creati, non bisogna fare altro che rivitalizzarli e riutilizzarli. Senza danneggiare ulteriormente l’ambiente, inquinandolo o impoverendolo.

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