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Colpo d’occhio sulle Società Benefit

Un fenomeno tutto italiano che potrebbe fare da apripista anche per altre nazioni. Una ricerca condotta dalla società di consulenza Goodpoint fotografa la mappa delle Società Benefit e i trend in atto.

A oggi, sono ben 2.626 le Società Benefit presenti in Italia (tra queste anche Edizioni Green Planner) che, va detto, è l’unico Paese al mondo che permette un simile statuto alle imprese.

Un fenomeno in forte crescita che potrebbe fare da apripista ad altre nazioni. Sdoganato anche dalla Finanziaria del 2016 che l’ha formalmente introdotta nel panorama imprenditoriale italiano come forma societaria a tutti gli effetti.

Nel frattempo anche la costituzione di Assobenefit, l’associazione di categoria che raggruppa le società che hanno scelto di adottare, nella forma e nella sostanza, questo modello di business ha creato un volano importante.

Ora, dopo 7 anni dalla sua introduzione in Italia, è possibile analizzare il fenomeno anche dal punto di vista quantitativo; grazie a Goodpoint, società di consulenza specializzata nella valorizzazione dell’impegno sociale delle aziende clienti, è stata condotta e pubblicata la prima ricerca dedicata al mondo delle Società Benefit.

aziende benefit

Per comprendere al meglio l’identità delle Società Benefit la ricerca ha approfondito due temi principali: da un lato ha analizzato 579 finalità di Beneficio Comune, su un campione rappresentativo in termini di dimensioni delle organizzazioni italiane; dall’altro ha messo in luce le modalità di valutazione e rendicontazione dell’impatto, analizzando 105 relazioni di impatto.

Per quanto riguarda i profili, la ricerca ha identificato 5 categorie principali:

  • committed to sustainability: imprese che rendono vincolante e strategico l’impegno per la Sostenibilità, arrivando a includerlo nello statuto, per ridurre le esternalità negative e massimizzare gli effetti positivi su uno o più temi sociali identificati come rilevanti; rappresentano il 38% del campione analizzato
  • change maker: aziende che intendono risolvere in ottica sostenibile e in modo strutturato un problema di sostenibilità legato al core business o al settore di appartenenza (per esempio energia, moda, agricoltura). Rappresentano l’8% del campione analizzato
  • impact driven: la loro esistenza è vincolata a una missione molto specifica, in risposta a un problema sociale o ambientale; questa tipologia di azienda copre solo una parte dei 17 Sustainable Goals e rappresenta il 9% del campione analizzato
  • business with purpose: l’impresa è concepita come strumento per creare valore condiviso attraverso il suo core business. Rappresentano il 33% del campione analizzato
  • impact booster: perseguono il Beneficio Comune in modo indiretto, amplificando l’impatto positivo (o riducendo quello negativo) di altre imprese. Si tratta tipicamente di acceleratori, incubatori e società di consulenza e rappresentano il 12% del campione analizzato

Dall’analisi qualitativa del Beneficio Comune emergono alcune considerazioni generali, tra le quali la presenza di una molteplicità di modi in cui intendere il concetto di Beneficio Comune.

Questa evidenza induce a un’altra considerazione: se, da una parte, la Società Benefit è una modalità di fare impresa democratica e aperta a tutti, dall’altra emerge la difficoltà di misurare finalità così differenti applicando criteri di valutazione standard.

Anche l’analisi delle Relazioni di impatto ha evidenziato alcuni aspetti di interesse; è infatti emerso che oltre la metà (56%) delle Società Benefit si limita a rendicontare le attività svolte ma non l’impatto generato, mentre il 30% coinvolge attivamente gli stakeholder nella valutazione.

Inoltre, l’87% si dà obiettivi di miglioramento per l’anno seguente e il 37% delle grandi Società Benefit integra il Bilancio di Sostenibilità e Relazione di impatto in un unico documento.

Questa ricerca, quindi, ha il pregio di permettere ad altre aziende di avvicinarsi al senso della Società Benefit e intraprendere questo percorso con maggiore facilità, facendo tesoro delle esperienze delle aziende che già hanno fatto questa scelta, dando al tempo stesso l’opportunità di vedere l’intero percorso con maggiore consapevolezza e coerenza.

Di tutto questo e soprattutto degli sviluppi futuri il direttore di GreenPlanner, M.Cristina Ceresa, ne ha parlato con il presidente di Assobenefit: l’onorevole Mauro Del Barba).

Crediti immagine: Depositphotos

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Chiara Guizzetti Chiara Guizzetti: laureata in economia, lavora come consulente e formatore in ambito sistemi di controllo interno, compliance e gestione dei rischi e come coach in ambito life e business coach. Crede nella Sostenibilità come modello imprenditoriale e come generatore di valori condivisi all'interno di un gruppo. Curiosa per natura, nel tempo libero le piace leggere, correre all'aria aperta, praticare pilates e dedicarsi alla degustazione di vini | Linkedin
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