Home Tecnologie Prevenire, se possibile, le alluvioni: l’intelligenza artificiale e i big data aiutano

Prevenire, se possibile, le alluvioni: l’intelligenza artificiale e i big data aiutano

alluvioni - flood hub
Immagine: Google

Con una regione in ginocchio a seguito delle inondazioni dei giorni scorsi è necessario domandarsi in che modo la tecnologia possa aiutare a prevenire situazioni simili in futuro. Oltre a offrire maggiore sicurezza ai cittadini, la gestione del territorio ne può sicuramente beneficiare.

Partiamo dallo scenario allucinante a cui ci troviamo di fronte in questi giorni: in 41 comuni si sono registrati almeno 50 esondazioni; oltre 280 frane, di cui 120 particolarmente importanti in 58 comuni minacciano il territorio, devastato dalla pioggia e gravemente danneggiato nella sua viabilità.

Sono infatti più di 400 le strade comunali, provinciali e statali interrotte a causa dell’esondazione – fatto incredibile – di 23 fiumi e corsi d’acqua esondati, con ulteriori 13 corsi d’acqua in cui ci sono stati superamenti del livello 3 d’allarme della soglia idrometrica in alcune stazioni di rilevamento.

A questi dati freddi si aggiungono il dolore, la disperazione, la fatica e l’impegno incrollabile di oltre 10.000 persone e di tutti i volontari e operatori impegnati sul campo.

Le riflessioni e la presa di responsabilità sui mancati interventi di prevenzione e sistemazione del territorio li lasciamo a chi di dovere; in questo articolo vogliamo soffermarci sulle tecnologie che possono aiutare, in futuro, a prevenire situazioni di pericolo, monitorando il territorio, simulando gli effetti delle possibili alluvioni o esondazioni attraverso l’intelligenza artificiale e i big data.

Flood Hub: una piattaforma che potrà prevedere l’alluvione con giorni di anticipo

Google Research ha sviluppato la piattaforma Flood Hub che, attraverso l’intelligenza artificiale e i big data, potrà arrivare a prevedere con giorni di anticipo l’avvenire di un’esondazione o di una alluvione.

Google ha lavorato per espandere il supporto predittivo di Flod Hub a 80 Paesi, aggiungendo 60 nuovi Paesi in Africa, nella regione Asia-Pacifico, in Europa – compresa l’Italia – e in America meridionale e centrale.

La piattaforma consentirà così a governi, organizzazioni umanitarie ma anche ai singoli cittadini, di accedere a informazioni critiche fino a sette giorni prima (un aumento rispetto alle 48 ore dello scorso anno) per prepararsi alle inondazioni, potendo contare su dati relativi a quando e dove si verificheranno.

In che modo la piattaforma è in grado di fare queste previsioni? L’intelligenza artificiale di Flood Hub utilizza diverse fonti di dati pubblicamente disponibili, tra cui le previsioni del tempo e le immagini satellitari.

Vengono quindi utilizzati due modelli: quello idrologico – che prevede la quantità di acqua che scorre in un fiume – e quello di inondazione – che prevede quali aree saranno interessate e quanto sarà profonda l’acqua.

La società, inoltre, sta lavorando per modificare il motore di ricerca e Google Maps per rendere queste informazioni disponibili in modo capillare e molto velocemente laddove c’è un serio pericolo per le persone.

Dji Dock, il drone che si attiva in casi di emergenza

Una piattaforma robotica automatizzata di ridotte dimensioni (occupa una superficie inferiore a 1 mq e pesa meno di 105 kg) che può operare di giorno e di notte anche con difficili condizioni meteorologiche e con temperature da -35 a +50°C.

dji dock
Immagine di Dji

Il Dji Dock, sviluppato sviluppato dall’azienda cinese Dji, è una base station per droni Matrice 30, che permette di programmare e svolgere in maniera automatica diversi profili di missione per ispezioni, controlli e soccorsi anche in luoghi remoti o pericolosi.

La piattaforma ospita al suo interno una stazione meteo integrata, un vano per una scheda di connessione Lte 10, un’antenna interna omnidirezionale, un modulo Rtk per il geoposizionamento e un vano di espansione Edge Computing che consente la pre-elaborazione di file multimediali.

Da qui si comanda la missione del drone – le cui batterie possono essere ricaricate rapidamente in soli 25 minuti – che ha un’autonomia di volo di 40 minuti e un’ampiezza di movimento massimo di 7 km.

Dji Matrice 30 – che è in grado di decollare automaticamente al verificarsi di grandi emergenze, come alluvioni, terremoti ed eruzioni vulcaniche – è dotato inoltre di sofisticate telecamere nel visibile e nell’infrarosso con ottiche grandangolari, zoom e telemetro laser.

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