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Dai vecchi Sari uno stile di moda ecologica

Grazie al minuzioso lavoro di un gruppo di donne indiane da qualche anno sul mercato (anche italiano) si possono acquistare manufatti caratterizzati dalla label “I was a Sari”. Ce ne parla Sara Cavallini di Oxfam in Italia.

È capitato anche a me di ricevere una bellissima stola per regalo (ringrazio ancora la mia amica Roberta) che portasse un’etichetta: I was a Sari. Uno slogan semplice, ma molto efficace che dimostra come quella stola nasce da un bellissimo progetto di economia circolare applicato al settore del tessile.

Protagoniste sono alcune (ormai più di 200) donne indiane di Mimbai che, recuperati i vecchi Sari, li trasformano in nuovi indumenti. In Italia si deve a Oxfam la diffusione del progetto che nasce su impulso di Stefano Funari che nel 2013 fonda un’impresa sociale per dare vita a 6 centri di produzione.

Di mezzo c’è anche lo zampino del dipartimento di design della moda del Politecnico di Milano. Per saperne di più abbiamo invitato a questa nuova puntata di PinK&green Sara Cavallini, responsabile delle attività commerciali di Oxfam in Italia per svelare tutto il progetto.

Anche nelle cifre di riferimento: ovvero quanto guadagna una donna indiana impegnata in questo progetto?

L’augurio è che riceviate anche voi (o compriate) un manufatto I was a Sari: ora sono in vendita anche online (shop.oxfam.it). Da non dimenticare che dietro ci sono donne indiane che con questo lavoro hanno dichiarato di aver migliorato non solo la loro vita, ma anche quella delle loro famiglie.

Il 60% di loro – sono dati rilasciati dallo stesso Funari – è stato in grado di contribuire alle spese familiari e il 52% a quelle per l’istruzione dei figli. Il 64% ha investito o risparmiato parte dei propri guadagni.

Ma di sicuro anche l’ambiente trae beneficio da questo progetto. I Sari a fine vita, altrimenti, avrebbero un’unica destinazione: l’inceneritore e ricordiamo che in India vige, purtroppo, la brutta pratica di accendere fuochi dietro casa per smaltire i rifiuti. Con grave danno di chi vive in quei luoghi.

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