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L’Italia verso una filiera del fotovoltaico

lavoro nel settore fotovoltaico
Immagine da Pixabay

Il fotovoltaico è un pilastro centrale nel futuro energetico dell’Italia e dell’Europa. Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia (Iea) sarà la fonte più diffusa nel sistema a emissioni zero del futuro. La capacità di produrre impianti diventa così fondamentale per la sicurezza energetica del vecchio continente e l’Italia si prepara per costruire la sua capacità industriale.

È una vera e propria sfida quella legata a un fotovoltaico italiano. A questo tema si è dedicata l’Università Bicocca di Milano ospitando la Rete italiana del fotovoltaico per la ricerca e l’innovazione.

La rete, nata nel 2017 e cresciuta grazie a un finanziamento europeo, mette a sistema gli attori italiani nel campo del fotovoltaico, dagli enti di ricerca all’industria alla pubblica amministrazione, per coordinare i progressi verso una filiera del fotovoltaico tutta italiana.

La transizione verso un sistema energetico libero dalle fonti fossili non ha solo l’obiettivo di tagliare le emissioni di gas serra, ma anche quello di rendere l’Europa indipendente nella fornitura di energia.  Si tratta di una trasformazione di portata epocale.

La storia degli ultimi 70 anni è stata segnata dai conflitti e dagli squilibri geopolitici conseguenti la necessità vitale, per le economie occidentali, di garantirsi grandi quantità di combustibile.

Come ha dimostrato il conflitto in Ucraina, la mancanza di autonomia energetica relega l’Europa a un ruolo subalterno nello scacchiere geopolitico e la transizione a un nuovo sistema racchiude l’opportunità di superare questa difficoltà.

Le opportunità legate allo sviluppo di una filiera del fotovoltaico

Il fotovoltaico, che sempre secondo la Iea rappresenterà la fonte dominante nei sistemi energetici decarbonizzati, fa affidamento a pannelli in silicio per generare elettricità.

“Attualmente – spiega Salvatore Guastella, project manager di Ricerca sul sistema energetico – l’Italia è attiva sulla parte alta della filiera, quella che va dalla cella all’impianto di scala industriale. La parte bassa invece, cioè la produzione del wafer di silicio che costituisce le celle, è quasi interamente localizzata nei Paesi asiatici“.

L’ostacolo non è tecnico: “L’Italia sarebbe in grado di produrre il wafer, ma il processo è estremamente energivoro. Per questo lo svolgono i Paesi in cui prezzo dell’energia è molto basso. In Europa lo fa quasi solo la Norvegia, che ha il 90% di idroelettrico“.

Accanto a questo, permane il problema ormai noto delle materie prime critiche come gallio, germanio e indio, cui si cercano alternative efficaci. La conferenza verte proprio su queste sfide.

Oltre a raccogliere proposte per definire la strategia nazionale per lo sviluppo di una filiera del fotovoltaico, l’incontro apre un confronto tecnico tra esperti e presenta le attività di ricerca e le opportunità in via di apertura ai giovani ricercatori.

Sono soprattutto dottorandi, infatti, a riempire gli spalti dell’aula Sironi e provengono da tutta Italia e dall’estero. Nel pomeriggio di domani si metteranno al lavoro insieme a esperti di alto livello e rappresentanti di partner industriali della rete in quattro gruppi tematici (ricerca, formazione, filiere strategiche, strumenti e strategie per la transizione energetica).

La Rete IFv, che partecipa alla più ampia comunità della European energy research Alliance (Eeera), si avvia così a guidare un processo di estrema importanza per il nostro Paese, come ha sottolineato anche la rettrice dell’Università Bicocca, Giovanna Iannantuoni.

Il momento, incoraggia Iannantuoni, è particolarmente favorevole grazie alla presenza di molti finanziamenti in questo settore, alcuni dei quali gestiti proprio da Bicocca. Un’opportunità di grandissimo valore per l’Italia, che anche grazie alla Rete Ifv potrà dimostrarsi all’altezza di coglierla.

articolo redatto da Eugenio Amato

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