Home Eco Lifestyle Abiti sostenibili e biodegradabili, si sperimenta allo Ied

Abiti sostenibili e biodegradabili, si sperimenta allo Ied

Ied Milano
Immagini di Ied Milano - Neil Barrett Show

Capi creati in biopelle ricavata da semi e polpa di avocado, questa la brillante sperimentazione dal progetto vincitore dello Ied Avant Défilé 2023.

La moda d’avanguardia lancia una sfida all’industria della moda: la volontà di cesura e un ripensamento nel segno di sostenibilità e inclusività, immaginandosi “un vestire simbiotico con la natura“.

Questi gli stimoli emersi da Ied Avant Défilé 2023 – l’evento annuale della Scuola di Moda Ied Milano – che in questa edizione ha visto vincere (premio dei professionisti, designer e aziende) la collezione Natural Rhapsody, di Susy Zhang e Jieru Yang.

Oltre 800 i votanti all’evento, aperto in questa edizione anche alla cittadinanza: premiate soprattutto sostenibilità – con grande attenzione al deadstock – funzionalità, ricerca sui materiali e inclusione.

Sono state 13 le creazioni presentate dai diplomandi in Fashion Design e Shoes and Accessories Design Ied.

La collezione Natural Rhapsody

Proponendosi di condurre il cambiamento in chiave di design sostenibile ed eco-friendly, le designer hanno utilizzato una biopelle creata da loro impiegando semi e polpa di avocado e tinture naturali nei tessuti (tè nero, eucalipto, lonicera), al cui interno è presente anche un allume in grado di creare un effetto cristallizzato.

L’obiettivo, realizzare una collezione sostenibile e biodegradabile con materiali 100% naturali. A guidare le due fashion designer, l’immaginario di un futuro distopico in cui gli unici elementi riconducibili alla natura sono proprio i capi.

Tra i protagonisti, anche altre proposte che fanno dell’attenzione alle risorse e alla sostenibilità dei processi la loro cifra distintiva, sposandola con estetica e funzionalità. Tra queste:

Cydia

Di Vittoria Cinelli e Samuele Gramegna, collezione sportiva che combina le esigenze della produzione all’utilizzo di tecnicismi nel cycling. I suoi prodotti sono progettati per essere funzionali, confortevoli, inclusivi, innovativi e versatili.

L’innovazione riguarda sia i materiali sia la loro manipolazione, mentre la versatilità permette di utilizzare i prodotti in diverse situazioni e condizioni. Una collezione street-urban dedicata al ciclismo che unisce stile, sostenibilità e funzionalità, rispondendo alle esigenze degli sportivi contemporanei.

Tutti hanno paura

Di Alessio Dolfi e Carlotta Mora in collaborazione con il brand Paura: riflette sul concetto di incertezza all’interno della società contemporanea e rivisita il gioco del Tangram.

Sovvertendo le regole sartoriali e di composizione classiche, i designer danno vita a una collezione zero waste che punta sul riuso con capi e accessori che giocano con volumi innovativi e sperimentali.

21:12

Di Greta Masserini punta sulla sostenibilità: la collezione 100% denim che esprimere il concetto di Alter Ego. I capi sono tutti realizzati con 12 o 21 elementi a partire da manipolazioni su scarti di denim tinti con la curcuma, pigmento naturale, e sottolinea una concreta attenzione alla sostenibilità.

Blind Spot

Di Emilia Nardi punta alla semplificazione e alla pulizia a livello modellistico, scommettendo sull’essenzialità: la riduzione e l’eliminazione di tagli, accessori, zip e bottoni, diventa la base per il futuro riuso dei capi in termini di upcycling.

Nel corso della serata sono stati assegnati anche il Premio della Stampa, andato a Cristian Bogliano con la collezione sporstwear Surrounded by Nobody, con la quale dà nuova vita al deadstock (invenduto) sportivo, proponendo outfit dedicati al lato meno visibile degli sportivi, i momenti di isolamento.

Capi secondari – soprabiti, impermeabili, outfit per l’allenamento e il tempo libero – a sottolineare quanto è nascosto nella vita degli sportivi, e che diversamente dalle divise di solito non sono venduti o distribuiti.

Il Premio del Pubblico è stato conferito a Francesco Saverio Matera e Alessio Baldasseroni con la collezione Materia: una proposta che si adatta alle esigenze corporali di tutti, anche di chi è portatore di disabilità.

La lotta per l’uguaglianza e per le pari opportunità si concretizza attraverso la progettazione di capi sostenibili, dall’estetica genderless e funzionale. Un fashion adattivo, figlio di un ripensamento della dimensione umana nelle sue connessioni con la spazialità e la corporalità.

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