Home Imprese Sostenibili Purò, la startup che renderà il packaging in vetro veramente circolare

Purò, la startup che renderà il packaging in vetro veramente circolare

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Il team di Purò: a sinistra Simone Pirisino e a destra Eugenio Amato

Lanciata un’App che permette di tracciare e recuperare contenitori in vetro con la prospettiva di aprire a qualsiasi altro packaging. Ne parliamo con il fondatore di Purò: Simone Pirisino che cerca partner con cui avviare la sperimentazione sul campo.

Il vetro è un materiale riciclabile al 100% e all’infinito. Spinti da questo mantra, molti Paesi hanno investito fortemente sulla chiusura del ciclo di questo materiale che, in Italia, nel 2022 ha raggiunto un tasso di riciclo dell’80% (Fonte: CoReVe) e continua a crescere.

Tuttavia, con il nuovo Piano d’azione per l’economia circolare, l’Unione uropea ha stabilito chiaramente che il riciclo non è il miglior modo per trattare i rifiuti.

La priorità va al riuso e ancor di più alla prevenzione: meglio evitare di produrre rifiuti e, se ce ne sono, sforzarsi per riusarli prima di riprocessarne la materia.

Questo perché il riciclo non è privo di impatti. Nel caso del vetro, frantumare, fondere e forgiare nuovamente contenitori e bottiglie consuma molta energia e distrugge il valore contenuto nell’oggetto per la sua forma e le sue proprietà. L’idea della startup Purò è proprio di recuperare questo valore.

Tracciamento e calcoli di rendicontazione

Fondata un anno fa dal torinese Simone Pirisino (ingegnere di formazione), Purò ha sviluppato una piattaforma digitale che rende possibile il recupero e il riuso dei contenitori.

Il materiale è tracciato e visibile tramite la app di Purò – spiega il fondatore – e può essere selezionato dal brand per il recapito, con una logistica ottimizzata grazie all’intelligenza artificiale. La piattaforma, inoltre, rendiconta la CO2eq risparmiata rispetto all’uso di packaging riciclato“.

Quarant’anni, formazione tecnica al Politecnico di Torino, poi gestionale con un executive Mba presso il Politecnico di Milano, Pirisino unisce la capacità di visione di un imprenditore alla concretezza tecnica maturata in ambito industriale.

L’idea di Purò è nata in un aeroporto: una giornata rovente, il volo rimandato di ora in ora. Decine di bottiglie erano accatastate in un bidone e non c’era più spazio per accoglierne altre.

Non è possibile che vadano semplicemente perse, ho pensato, questa è materia che ha un valore. Quando ho capito che in quell’inefficienza c’era un’opportunità, ho investito subito nello sviluppo della piattaforma che adesso è il cuore di Purò“.

Il riuso batte l’usa e getta

A sostenere la visione dell’imprenditore ci sono diversi studi, dal Whitebook prodotto da Verallia insieme alla fondazione Ellen McArthur, di respiro globale, alla ricerca estremamente dettagliata condotta dal gruppo Aware del Politecnico di Milano.

Il gruppo di ricerca, sotto la guida di Mario Grosso, docente esperto di gestione dei rifiuti presso il dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale del Politecnico di Milano e consulente per diverse amministrazioni pubbliche, ha messo a confronto tutti gli impatti sull’ambiente di un contenitore in vetro monouso e di uno riutilizzato.

Risultato: entro i 200 km di distanza, anche un solo riutilizzo è vantaggioso. Al crescere della distanza occorrono più cicli, ma il riuso batte l’usa e getta anche a 600 km.

Solo per le emissioni di CO2, Purò ha stimato una riduzione potenziale di oltre 80mila tonnellate all’anno in Italia, quanto quelle di 16 milioni di auto che viaggiano per 50 km. Accanto a quello ambientale, c’è un vantaggio economico.

Tagliare il costo della produzione apre un ampio margine per sostenere la logistica e ottenere un prezzo più basso e più stabile per il packaging – continua Pirisino che aggiunge – cui si sommano i risparmi legati alla gestione dei rifiuti“.

Il tema dei rifiuti, in effetti, coinvolge tutti gli stakeholder: il brand, che in base al futuro Regolamento Ue sugli imballaggi sarà responsabile del fine vita del proprio packaging; l’utente, che paga a conferimento o una tassa a seconda che sia un esercizio commerciale o un privato; il Comune, che ha in carico la gestione.

Accanto al flusso di materiale – spiega il founder – Purò gestirà un flusso di dati che, nel rispetto del Gdpr, costituiranno un valore aggiunto per i soggetti coinvolti. Nel caso dei Comuni, la minore quantità di rifiuti prodotti potrà premiare i cittadini virtuosi“.

Il software è già operativo. Ora Purò è alla ricerca di un partner con cui avviare sperimentazioni sul campo.

Stiamo dialogando con diverse grandi imprese interessante a validare il modello e a farlo crescere. Accanto ai brand, i nostri partner potenziali sono grandi operatori del settore Horeca e gli stessi produttori di vetro, che stanno guardando a un futuro in cui il contenitore non è più un prodotto, ma diventa un servizio. Purò è in grado di fare anche questo“.

Non c’è limite al packaging

La prospettiva di Purò, infatti, è più ampia. “Il vetro è stata la nostra idea di partenza ed è perfetto per cominciare, perché ha una logistica semplice, concentra molto valore ed è fortemente legato al mercato dell’energia. Ma la piattaforma di Purò si può applicare a qualsiasi tipo di packaging e di materiale. Non si tratta di recuperare imballaggi, ma di abilitare ecosistemi circolari“.

Dai contenitori per alimenti freschi alle forniture ospedaliere, il potenziale è enorme. “Si tratta solo di coglierlo – dichiara fiducioso il Ceo di Purò – e noi siamo in pole position per farlo“.

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