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In mostra al MoMa i materiali del design contemporaneo

3 nendo, Oki Sato. Cabbage Chair. 2007. The Museum of Modern Art, New York. © nendo, Oki Sato
3 nendo, Oki Sato. Cabbage Chair. 2007. The Museum of Modern Art, New York. © nendo, Oki Sato

Al MoMa di New York un percorso dedicato all’indagine sui materiali innovativi e alla sostenibilità, per un design elegante ma rispettoso di tutti gli ecosistemi.

Life Cycles: The Materials of Contemporary Design, ecco la grande mostra in arrivo al Museum of Modern Art di New York a inizio settembre (2 settembre-7 luglio 2024).

Il titolo spiega bene l’idea curatoriale di Paola Antonelli, senior curator e Maya Ellerkmann, assistente cutaroriale (Dipartimento di Architettura e Design): illustrare i cicli di vita di alcuni pezzi di design a partire dal loro materiale, per fare conoscere come il design oggi può essere elegante e al contempo rispettoso degli altri ecosistemi.

Questa mostra si inserisce in un percorso dedicato all’indagine sui materiali innovativi e sulla sostenibilità del MoMA come le precedenti esposizioni organizzate da Paola Antonelli, Mutant Materials del 1995 (sull’evoluzione dei materiali nel design) o Neri Oxman: Material Ecology del 2020 (esplorazioni della fibra di seta).

Saranno presentate nella galleria a livello stradale del museo circa 80 opere di design contemporaneo della collezione del MoMa, scelte come esempio di 40 designer che considerano l’intero ciclo di vita dei materiali, dall’estrazione fino al fine vita e al riciclaggio, all’upcyling o allo smaltimento.

I materiali in mostra saranno sia tradizionali, come la ceramica o gli scarti elettronici che biobased come cera, micelio, mais e alghe, per fornire un panorama dei nuovi territori in cui operano i designer contemporanei che vogliono essere responsabili nei confronti delle materie prime e virtuosi a livello ambientale nei loro processi artistici.

Fernando Laposse. Totomoxtle. 2017. Corn husk panels. © Fernando Laposse
Fernando Laposse. Totomoxtle. 2017. Corn husk panels. © Fernando Laposse

Fernando Laposse è presente con Totomoxtle (2017), un nuovo materiale per impiallacciatura fatto con bucce di mais messicano cimelio. Dal viola intenso al crema, tutta la ricchezza dei semi nativi del Messico, che sono naturalmente colorati e essenziali per la biodiversità.

Un progetto che si focalizza sulla rigenerazione delle pratiche agricole tradizionali per creare reddito per la comunità locale e conservare la biodiversità per la futura sicurezza alimentare.

Dai materiali naturali arriva il pannello murale fatto di gusci di cocco e micelio, l’apparato radicale dei funghi, di Mae-ling Lokko, che lavora su pratiche di produzione con materiali e forme di energia già disponibili.

La mostra illustra anche nuove forme di design in cocreazione con la natura, come quella di Tomáš Gabzdil Libertiny con il vaso Honeycombe (2006): un’impalcatura per alveari a forma di vaso, poi rimossa, dove la natura ha fatto il suo corso e ha creato una nuova estetica.

O come la sedia Cabbage Chair (2007) di Oki Sato, fatta con la carta pieghettata avanzata dai processi dello stilista Issey Miyake che è diventata un rotolo compatto e con la partecipazione dell’utente finale che la srotola, foglio per foglio, diventa una seduta.

L’importanza dei materiali di scarto che diventano nuova materia prima seconda (Mps) è raccontata attraverso opere come lo Cow Dung Lamps (2021) di Adhi Nugraha, che ha reso lo sterco di vacca inodore e stampabile in 3d per creare nuovi prodotti.

Una ricca esposizione che annovera opere dall’approccio ironico come lo Sweeper’s Clock (2009) di Maarteen Baas, o diretto come One Streams Taxonomy (2018) del duo italiano Formafantasma, che ci aiuta a riflettere sui rifiuti elettronici e sulla obsolescenza programmata.

Formafantasma. Ore Streams, Taxonomy. 2018. Video still. © Formafantasma

Questa mostra fornisce lo stato dell’arte delle nuove priorità che i designer devono assumersi in questo periodo storico. Così afferma Paola Antonelli: “… Il design può essere un agente di cambiamento positivo e svolgere un ruolo cruciale nel ripristinare i fragili legami tra l’uomo e il resto della natura. I materiali con cui sono realizzati gli oggetti e il nostro atteggiamento culturale nei loro confronti, come designer e come cittadini, guidano questo processo evolutivo“.

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Luisa Prina CeraiLuisa Prina Cerai: piemontese trapiantata a Milano, storica dell'arte, lavora come freelance nella comunicazione tra uffici stampa e digital. Si occupa di circular storytelling come consulente e nel suo progetto instagram @Pensierocircolare | Linkedin
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