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Crescono le imprese biotech che sviluppano in ottica di bioeconomia

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Immagine da Depositphotos

Oltre a essere opportunità di sviluppo economico, la bioeconomia è una necessità per preservare l’ambiente e ridurre il nostro impatto. Non sorprende, quindi, che sia un comparto fortemente in crescita e destinato a diventare centrale a livello globale. I dati lo dimostrano.

Sono le imprese biotecnologiche focalizzate allo sviluppo di applicazioni in ottica di bioeconomia a registrare il maggior incremento nel comparto biotech italiano.

In questi anni, hanno avuto una grande crescita, arrivando a rappresentare oltre un quarto del fatturato biotech italiano (come indicato dal report BioInItaly 2023 di Enea-Assobiotech), avvicinandosi per dimensioni al settore dominante delle biotech relative alla salute (il 75% del fatturato).

Si conferma, quindi, la tendenziale emersione anche economica delle applicazioni per la bioeconomia, sempre più rilevanti anche nella gestione di una transizione dei sistemi produttivi.

L’aggravarsi della crisi climatica, con temperature che hanno raggiunto livelli di massima in molte aree del mondo ed eventi meteorologici estremi sempre più frequenti, rendono sempre più cruciale il ruolo della bioeconomia.

Il rapporto “La Bioeconomia in Europa”

Da questo report del giugno 2023, redatto dalla direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo in collaborazione con il Cluster Spring e Assobiotec-Federchimica, emerge una stima aggiornata al 2022 del valore della produzione e degli occupati della bioeconomia, intesa come sistema che utilizza le risorse biologiche, inclusi gli scarti, come input per la produzione di beni ed energia.

Nel 2022, la bioeconomia, nel complesso di Francia, Germania, Italia e Spagna ha raggiunto 1.740 miliardi di valore della produzione, occupando oltre 7,6 milioni di persone.

In termini assoluti spicca il valore della bioeconomia tedesca, al primo posto per valore della produzione (583,3 miliardi di euro) e per numero di occupati (2,2 milioni di persone).

Al terzo posto, dopo la Francia, l’Italia (415,3 miliardi). Per quanto riguarda l’occupazione invece l’Italia si posiziona al secondo posto (circa 2 milioni di occupati), seguita da Francia (1,9 milioni) e Spagna (1,6 milioni).

Nel 2022 è proseguita la crescita della bioeconomia in Italia, che ha così raggiunto l’11% sul valore dell’output totale, in netto aumento rispetto 2019 e confermando segnali di crescita in tutti i comparti.

A condizionare la performance del 2022 ha però contribuito la dinamica dei prezzi alla produzione, in crescita per i rincari delle materie prime, dando una forte spinta ai listini di vendita.

La bioeconomia, si configura come un aggregato che travalica i confini tipicamente settoriali delle attività economiche: essa include una molteplicità di attività e settori diversi, interconnessi gli uni con gli altri, dove sono favoriti gli scambi di materiali e tecnologie lungo le filiere.

Un ruolo di primo piano è attribuito al settore agro-alimentare che rappresenta in tutti i Paesi analizzati la filiera più rilevante della bioeconomia.

Il report Le imprese di biotecnologie in Italia

Questo rapporto di aggiornamento redatto da Enea e Assobiotec definisce le biotecnologie come un comparto strategico e in crescita.

Più di 800 imprese, 13.700 addetti, oltre 13 miliardi di fatturato stimati nel 2022 e un mercato che registra una crescita su diverse variabili a testimonianza della resilienza, il dinamismo e la centralità per lo sviluppo del Paese.

Secondo il nuovo report il comparto ha vissuto una forte crescita del fatturato nel 2021 e un consolidamento del dato per il 2022.

Su questa variabile, rimane prioritario il peso delle biotecnologie per la salute con il 74% del totale, ma negli ultimi due anni sono soprattutto le applicazioni per la bioeconomia (industria e agricoltura) a riprendere l’espansione con tassi di crescita superiori al 30% nel biennio 2021-2022, giungendo a rappresentare oltre un quarto del fatturato biotech italiano con una quota per il 2021 pari a più del 25% del totale e in ulteriore tendenziale crescita nel 2022.

Sebbene l’attività delle realtà biotech rimanga in gran parte concentrata nell’ambito della salute umana, tra il 2014 e il 2021 si registra l’espansione delle imprese che sviluppano applicazioni biotecnologiche per l’industria e l’ambiente oltre che per l’agricoltura e la zootecnia che, dal 2014, mostrano il ruolo propulsivo che hanno per la bioeconomia.

Se si analizza la classe dimensionale la quota di imprese di micro o piccole dimensioni supera l’82% del totale, mentre le grandi realtà (+250 addetti) rappresentano poco meno dell’8% dell’intera popolazione in analisi.

A livello territoriale resta molto forte la polarizzazione: le prime quattro regioni (Lombardia, Lazio, Toscana e Piemonte) rappresentano oltre il 90% del fatturato, l’80% degli investimenti in ricerca e sviluppo, l’80% degli addetti e il 52% delle imprese.

Nel meridione, che rappresenta circa il 20% in termini di numero di imprese, spiccano la Campania (poco meno dell’8%) e la Puglia (poco più del 4%).

Per Gaetano Coletta di Enea “I nuovi dati restituiscono un comparto che si è dimostrato forte: superata la pandemia, il settore delle biotecnologie ha vissuto una ripresa della crescita del fatturato nel 2021 e un consolidamento nel 2022“.

Se nel 2020 il settore è stato sostenuto dalle applicazioni per la salute umana, nel biennio successivo si assiste a una forte ripresa delle attività per l’industria e per l’agri-zootecnia.

L’Italia del biotech ha numeri ancora piccoli, quando paragonati ad altri Paesi, ma un grande potenziale se consideriamo a livello globale il biotech triplicherà il proprio valore fra il 2020 e il 2028” commenta Fabrizio Greco, presidente di Assobiotec-Federchimica.

Oggi, diversi elementi possono far crescere e correre il settore: il Pnrr che, oltre a mettere a disposizione grandi risorse economiche, chiede di rivedere e riformare le regole di funzionamento dell’intero ecosistema; nuovi capitali pubblici e privati che oggi credono di più nelle nostre realtà; ma anche il lancio di un Piano Nazionale per le Biotecnologie, recentemente annunciato dal ministro Adolfo Urso.

Questa la strada da seguire per recuperare i ritardi rispetto agli altri paesi e competere a livello globale.

Capitolo Istruzione

Fondamentale sarà garantire una formazione all’avanguardia per permettere la crescita del settore. Un’istruzione moderna che dialoghi con altre discipline e le aziende.

In questa direzione si pone il nuovo indirizzo di doppia laurea Pisa-Marsiglia e Pisa-Stoccolma in Biotecnologie e Intelligenza Artificiale applicata alla salute, corso di studio dell’Università di Pisa, attivato nell’ambito del progetto Ai and Health, finanziato dalla Commissione europea e che coinvolge anche tre aziende italiane.

Una laurea magistrale il cui obiettivo è formare figure professionali con competenze trasversali e digitali avanzate.

I progressi compiuti negli ultimi anni nelle applicazioni dell’Intelligenza Artificiale (Ia) per la salute hanno fatto crescere una domanda di formazione specializzata per operatori sanitari e ricercatori biotecnologici e biomedici: da qui l’esigenza di creare un corso di laurea interdisciplinare e internazionale.

Crediti immagine: Depositphotos

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