Home Green Jobs Nazena, recuperare gli scarti tessili per farne nuovi materiali innovativi

Nazena, recuperare gli scarti tessili per farne nuovi materiali innovativi

nazena patended material

Una pratica virtuosa che mira a raccogliere 250 tonnellate di scarti tessili entro il 2024 – e 1.000 nel 2025 – da sfruttare per la creazione di nuovi prodotti, in pura economia circolare.

Nazena, startup vicentina, per ogni chilo di tessuto recuperato riesce a risparmiare, cioè a non emettere, 3,76kg di CO2, l’equivalente di quattro docce calde.

Questa startup nasce nel 2019 grazie all’imprenditore Giulia De Rossi che, dopo un viaggio in Giappone, rimane affascinata dal packaging asiatico e sceglie di dedicarsi al recupero di scarti tessili, altrimenti destinati in discarica o all’inceneritore, considerandoli materia prima o seconda per creare prodotti circolari.

Nazena in giapponese significa perché no ed è proprio con questo mantra che è nata l’idea di trovare una soluzione per le industrie che non solo si occupasse di ritirare gli scarti, ma che li coinvolgesse nella creazione dei nuovi prodotti realizzati per inserirli nelle stesse aziende di provenienza, dando vita a una nuova filiera di economia circolare.

Ecco la filiera virtuosa di Nazena

Il processo brevettato parte dal ritiro degli scarti tessili gratuito, post industriali (dalle aziende) e post consumo(da enti e associazioni), per poi sanificarli, togliere le parti accessorie (come bottoni e parti metalliche), processarli (tramite sfilacciatura e sfibratura) e mescolarli con un 10% di leganti naturali insieme al 90% di fibra, per produrre dei fogli rigidi di materiale riciclato.

Giulia de Rossi, Ceo e fondatrice di Nazena
Giulia de Rossi, Ceo e fondatrice di Nazena

I pannelli vengono poi pressati e possono raggiungere spessori diversi, a seconda dell’utilizzo finale. I più sottili sono destinati all’interior design come packaging, scatole, appendini, espositori.

Quelli più resistenti al settore della costruzione, andando a sostituire il cartongesso, pannelli acustici fonoassorbenti o con soluzioni per pavimenti tramite un riciclo  meccanico, senza usare processi chimici.

Al momento i pannelli misurano 70×100 cm, ma l’azienda sta lavorando a quelli da 2×2 m e in autunno arriveranno da 180x160cm da 1mm a 26mm di spessore per il settore dell’edilizia, visto la grande richiesta dal mercato.

Quando Nazena parte da scarti di fibre naturali, come cotone, lana, viscosa o seta, ottiene dei prodotti che sono biodegradabili in 90 giorni.

Purtroppo, al momento, le composizioni degli scarti di partenza sono per la maggior parte miste con all’interno una parte di fibre sintetiche come poliestere, nylon ed elastomero, ma l’azienda sta lavorando per arrivare a una soluzione che permetta lo smistamento delle fibre all’inizio del processo.

Il vantaggio per le aziende diventa così molteplice: non pagano lo smaltimento rifiuti, risparmiano sull’approvvigionamento delle materie prime, migliorano il punteggio di Life Cycle Assessment e ottengono prodotti per il proprio packaging o per gli allestimenti durevoli, con la possibilità di riportarli sempre a Nazena a fine vita per un ulteriore riciclo, finchè possibile.

Nazena, processo produttivo
Processo di recupero e trasformazione dei rifiuti tessili

Nella Direttiva (Ue) 2018/851 del Parlamento europeo relativa ai rifiuti (Direttiva Rifiuti) è stata introdotta la responsabilità estesa del produttore (Epr), un sistema di misure per assicurare che i produttori siano responsabili del fine vita dei prodotti da loro stessi immessi sul mercato.

Tutto il comparto tessile si sta quindi muovendo alla ricerca di soluzioni per l’end of life dei proprio scarti, ecco perchè Nazena ha già vinto numerosi premi ed è riuscita a coinvolgere trenta grandi aziende, tra brand italiani, internazionali e terzisti, per la produzione di oggetti in ottica di economia circolare e personalizzata.

Le prossime sfide di prodotto per Nazena si concentrano ora sui pannelli fonoassorbenti da ottimizzare per il settore dell’interior, come per uffici, sale conferenze, per le postazioni, phone booth o per gli interni degli shopping center.

Invece a livello aziendale sono in fase di valutazione offerte di licensing all’estero, per la Francia e gli Stati Uniti. Una bella notizia di buona pratica tutta italiana che sarà presto replicata e presa a esempio.

» Leggi tutti gli articoli di Materiali innovativi (#materialiinnovativi)

Luisa Prina CeraiLuisa Prina Cerai: piemontese trapiantata a Milano, storica dell'arte, lavora come freelance nella comunicazione tra uffici stampa e digital. Si occupa di circular storytelling come consulente e nel suo progetto instagram @Pensierocircolare | Linkedin
Condividi: