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Canapa sativa: il Tar del Lazio sancisce la possibilità di commercializzazione dell’intera pianta

canapa industriale
Immagine da Depositphotos

Una sentenza del Tar del Lazio sancisce la possibilità di commercializzare, oltre ai semi e ai loro derivati, anche il resto della pianta di canapa sativa. Una novità importante per le imprese del settore che ha un grande valore economico.

La canapa sativa (Cannabis sativa L.) è una pianta erbacea che può raggiungere anche i 2 metri di altezza ed è costituita da un insieme di principi attivi, le cui attività biologiche non appartengono a un singolo componente, ma alla sinergia che si crea tra le varie parti.

La pianta – definita dioica, ovvero che si distingue in maschio e femmina – è caratterizzata da fusti eretti e scanalati in modo longitudinale e possiede foglie composte da 7 foglioline lanceolate con margine seghettato.

Benché la canapa sativa sia messa in relazione spesso soltanto ai suoi principi attivi più conosciuti – il Thc (Tetraidrocannabinolo) e il Cbd (Cannabidiolo) – la pianta è molto versatile e ha una incredibile varietà di territorialità e di applicazione.

La canapa industriale può essere utilizzata in campo agro-alimentare con testati benefici nutraceutici, in campo ambientale per la purificazione dei terreni, nel settore tessile per la produzione di fibre naturali dalle notevoli doti tecniche che non presentano problemi di smaltimento e persino nel settore edile.

Ora, grazie a una sentenza del Tar del Lazio, è stata sancita la commercializzazione dell’intera pianta di canapa sativa, vincendo il ricorso per comprendere nel Decreto Ministeriale sulle piante officinali del 21 gennaio 2022 – che considerava valida solo la commercializzazione dei semi e dei loro derivati – anche le restanti parti della pianta tra cui fiori e foglie, riportando così la coltivazione di queste parti della pianta nell’ambito disciplinato dal Testo unico sugli stupefacenti.

Questa decisione si aggiunge alla sentenza del Tar 2023 che sanciva che in Italia la vendita di tutte le parti della pianta non stupefacente – anche dei fiori apicali – non è vietata perché non rappresenta un rischio per la salute.

Soddisfatto del risultato Mattia Cusani, segretario generale dell’associazione Canapa Sativa Italia, che afferma: “dopo due anni di grandi impegni e una massiccia raccolta fondi, abbiamo raggiunto importanti risultati al Tar Lazio per cercare di allinearci ad altre economie come quella francese e svizzera. Sono risultati raggiunti dal basso, grazie al solo impegno di Canapa Sativa Italia e altre associazioni e aziende del settore“.

Il fiore di canapa sativa – o canapa industriale – anche se è simile alla cannabis non è una droga, ma può rappresentare un valido aiuto per evitare di far uso di altre sostanze che la scienza definisce stupefacenti o che creano dipendenza come nicotina e alcol.

Il fiore della canapa sativa, inoltre, è solo un primo prodotto che può dare un sostegno al successivo sviluppo della canapa industriale in campi strategici per l’economia italiana. A livello europeo, infatti, se il settore venisse adeguatamente normato il suo indotto economico potenziale sarebbe di circa 24,7 miliardi di euro.

Crediti immagine: Depositphotos

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