Home Imprese Sostenibili Parità di genere, importante obiettivo Esg: ora c’è la norma Uni

Parità di genere, importante obiettivo Esg: ora c’è la norma Uni

parità di genere
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L’Obiettivo 5 dell’Agenda 2030 mira a ottenere il raggiungimento dell’uguaglianza di genere attraverso la definizione di condizioni economiche e sociali paritarie tra uomini e donne, l’eliminazione di ogni forma di violenza nei confronti del genere femminile e  garantendo parità di diritti.

Parità di genere: la realtà è ancora lontana dai traguardi posti dall’obiettivo 5 dell’Onu: il World Economic Forum, anche per l’anno in corso, ha misurato il divario sulla parità di genere lungo quattro dimensioni (economia, istruzione, salute e politica) riscontrando la presenza di difformità di trattamento anche nei paesi culturalmente più avanzati, come quelli del Nord Europa (Global Gender Gap Report 2023).

In questo contesto è stata pubblicata, il 16 marzo 2022, la Prassi di Riferimento (PdR) Uni 125.2022 sulla Parità di Genere che nasce, secondo la filosofia della normativa internazionali Uni, per definire linee guida sul sistema di gestione per la parità di genere.

Tale prassi prevede la definizione, la misurazione e la rendicontazione di una serie di indicatori di performance (Kpi) relativi alle politiche di parità di genere adottate dalle organizzazioni.

Le aree di intervento pensate per costruire un solido sistema di gestione riguardano le opportunità di crescita in azienda e la parità di retribuzione, le politiche per la gestione della genitorialità e della equilibrio tra la vita privata e quella lavorativa e, infine, le politiche di gestione dei processi aziendali.

Non a caso la PdR completa altre normative Uni, tra cui quella dedicata alla Responsabilità Sociale di Impresa (Uni En Iso 26000) e quella dedicata alla gestione delle risorse umane (Uni En Iso 30415).

La PdR identifica sei aree di intervento, a ognuna delle quali viene attributo un peso percentuale; per ognuna di queste aree vengono identificati i Kpi che misurano lo stato di partenza (As Is), valutano il grado di maturità dell’organizzazione rispetto alla parità di genere, permettendo così di definire un percorso di miglioramento.

Ecco quali sono:

  1. cultura e strategia: a quest’area spetta il compito di definire principi e obiettivi di inclusione che siano coerenti con la visione, la finalità e i valori che contraddistinguono l’ambiente di lavoro; gli indicatori appartenenti a quest’area sono qualitativi e considerano la presenza di un piano strategico, di procedure, di attività di comunicazione interna finalizzata all’inclusione, al confronto e al dialogo
  2. governance: all’interno di quest’area vengono definiti i presidi organizzativi orientati alla parità di genere
  3. processi Hr: essi definiscono i processi e le attività dedicate alla gestione e allo sviluppo delle risorse umane, ponendo attenzione a fenomeni di turnover di genere, di mobilità interna e di successione a posizioni chiave e a meccanismi di protezione del posto di lavoro
  4. opportunità di crescita e inclusione delle donne in azienda: gli indicatori di quest’area misurano la percentuale di presenza femminile all’interno dell’organico, con ruoli di responsabilità e con capacità di spesa rispetto ai benchmark di settore
  5. equità remunerativa per genere: misura il differenziale retributivo in logica di total reward, includendo, in questo modo, anche i compensi non monetari quali sistemi di welfare e well-being
  6. tutela della genitorialità e conciliazione vita-lavoro: quest’area valuta la presenza di politiche a sostegno della genitorialità e l’adozione di procedure che facilitano la presenza di donne con figli in età prescolare

La PdR si inserisce nell’ambito di iniziative normative che hanno visto anche la pubblicazione della Legge 162/2021 che prevede, a partire dal 1 gennaio del 2022, la certificazione della parità di genere.

Dal punto di vista della ripresa economica, si colloca all’interno delle misure che il Governo ha previsto nel Pnrr, con l’obiettivo di rilanciare la competitività e lo sviluppo.

Diversi sono i vantaggi previsti per le aziende più virtuose, tra i quali l’esonero sui contributi previdenziali fino a un massimo di 50,000 euro l’anno, un miglior posizionamento in graduatoria nei bandi di gara per l’acquisizione di beni e servizi, un punteggio premiale per la concessione di aiuti di stati e la riduzione del 30% della garanzia fideiussoria per la per la partecipazione a gare pubbliche.

Su tutte svetta una migliore reputazione attrattività di risorse per l’azienda stessa.

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Chiara Guizzetti Chiara Guizzetti: laureata in economia, lavora come consulente e formatore in ambito sistemi di controllo interno, compliance e gestione dei rischi e come coach in ambito life e business coach. Crede nella Sostenibilità come modello imprenditoriale e come generatore di valori condivisi all'interno di un gruppo. Curiosa per natura, nel tempo libero le piace leggere, correre all'aria aperta, praticare pilates e dedicarsi alla degustazione di vini | Linkedin
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