Una considerazione tecnica relativa alla gestione degli alberi a seguito degli eventi climatici estremi verificatisi a fine luglio a Milano…
Prima di affrontare il discorso sulla gestione successiva all’evento estremo che ha investito Milano il 24 luglio, il Forest Lab dell’Università degli Studi del Molise desidera sottolineare che Milano, dal punto di vista della gestione del suo patrimonio arboreo urbano, rappresenta un esempio virtuoso grazie a un eccellente programma di controllo e valutazione costante della stabilità di tutti gli alberi della città.
È importante ricordare, quando si parla di schianti dovuti al vento o di qualsiasi altro evento che potrebbe colpire il patrimonio arboreo di qualsiasi città, che l’ambiente urbano non rappresenta l’habitat naturale degli alberi.
In ambiente urbano gli alberi sono esposti a uno stress significativo causato da molteplici fattori, tra cui il riscaldamento, gli impedimenti dello sviluppo radicale, la gestione e le pavimentazioni rendendoli sicuramente più vulnerabili agli eventi atmosferici.
È importante sottolineare anche che l’evento estremo, che ha provocato il crollo di più di 5.000 alberi nella città di Milano, ha registrato il superamento delle velocità critiche al di sopra delle quali è molto difficile per gli alberi resistere.
Come gestire in modo corretto una situazione causata da eventi climatici estremi
Abbiamo accolto con piacere l’invito di GreenPlanner a riflettere su una gestione successiva a un evento straordinario come quello avvenuto nella notte tra lunedì 24 luglio e martedì 25 luglio, da cosa ripartire e come affrontare le future sfide.
Di seguito, presentiamo le riflessioni emerse da questa discussione.
Educazione agli eventi estremi
Lavorare sulle cause del fenomeno deve rimanere una delle principali questioni da affrontare.
È importante capire che gli eventi estremi torneranno con molta più frequenza ed è quindi fondamentale far capire alle persone di doversi comportare di conseguenza, adottando comportamenti che possano ridurre il rischio di fatalità come rimanere a casa durante i fenomeni meteorologici forti, non ripararsi sotto gli alberi, dare la giusta importanza agli eventi metereologici, munirsi di applicazioni che possano dare allerta di eventi estremi.
Albero giusto nel posto giusto
Non tutti gli alberi sono uguali, in base alla posizione e alla latitudine della città si dovrebbero mettere a dimora determinati alberi secondo le varie esigenze – per esempio, dove serve più ombra alberi più grossi – ed è necessario capire a cosa ci servono gli alberi in città e quindi studiare le loro funzioni in base ai nostri bisogni.
Fondamentale in questo senso sono:
- la scelta della specie, sia in funzione del vento che della siccità (specie con apparato radicale fittonante, specie a legno più duro, specie caratterizzate da altezze non così sviluppate, chiome compatte e flessibili, rami che non tendono a sbrancarsi)
- una continua e corretta manutenzione (potature di alleggerimento o di formazione della chioma, no capitozzature, no danni alle radici, no ferite a fusto o rami che possano favorire l’ingresso di funghi, no stress da calpestio e suolo impermeabile)
- il contenimento degli stress da caldo e secco
Fondamentale è anche la partecipazione cittadina all’interno delle decisioni sul verde ed è altrettanto importante sensibilizzare i cittadini alla gestione del verde.
Iniziando dal riutilizzo del legname schiantato per farci, per esempio, strutture o sculture per bambini e no: l’albero che non c’è più ma rimane di utilizzo dei cittadini.
Una sfida per il futuro sarà quella di ripensare la cura del verde (nuovi modi di potare?), intensificare ulteriormente il monitoraggio e la formazione delle persone responsabili della manutenzione.
In questo senso lavora il progetto Superb, progetto di riforestazione urbana che tra gli obiettivi sperimentali ha quello di riforestare con specie autoctone – come la farnia o il carpino bianco – prelevate però non dai nostri boschi, ma dai boschi magari di latitudini più meridionali come la Puglia e la Calabria, provando a capirne la resistenza alla siccità e alle crescenti temperature.
Politiche e finanziamenti
Introduzione della valutazione economica dei servizi ecosistemici: può aiutare a tradurre i benefici ambientali in termini monetari, rendendo più facile per i decisori comprendere e apprezzare il valore delle foreste urbane.
Per esempio, gli alberi in città possono ridurre i costi di riscaldamento e raffreddamento, filtrare l’aria riducendo le spese sanitarie, e aumentare il valore immobiliare delle aree circostanti.
Molti studi dimostrano che il valore di questi servizi per la comunità urbana è da tre a sette volte superiore ai costi per una corretta gestione del verde che li fornisce. Una volta che il valore economico dei servizi ecosistemici è stato determinato, può essere incorporato nei bilanci comunali.
Questo non solo giustifica gli investimenti in messa a dimora e manutenzione, ma può anche servire come base per nuove fonti di finanziamento, come tasse o tariffe legate ai benefici ambientali forniti, o mercati volontari di crediti di foreste urbane acquistabili da aziende nelle loro strategie di Corporate Social Responsability e impegno sul territorio.
Un approccio innovativo e collaborativo per integrare e valorizzare il verde privato nelle strategie di sviluppo urbano sostenibile sono le Partnership Pubblico-Privato (Ppp).
Il settore privato, spesso proprietario di ampie aree verdi come giardini, cortili, spazi aziendali o condominiali, ha un ruolo cruciale nel plasmare il paesaggio urbano
Questi spazi, se gestiti e sviluppati correttamente, possono contribuire all’aumento e alla moltiplicazione sul territorio dei servizi ecosistemici forniti dalla foresta urbana.
Il coinvolgimento attivo del settore privato può quindi amplificare significativamente l’efficacia delle iniziative verdi urbane, servendo da ponte tra gli obiettivi pubblici di sviluppo sostenibile e gli interessi privati e adottando un approccio più incoraggiante rispetto ai sistemi di tasse, sanzioni o disincentivi.
Peresempio, una città potrebbe incentivare le aziende a mantenere o sviluppare spazi verdi offrendo sgravi fiscali, riconoscimenti pubblici o altri benefici. Allo stesso modo, le aziende potrebbero vedere un ritorno sull’investimento attraverso un aumento del valore immobiliare, un miglioramento dell’immagine aziendale o benefici diretti per i dipendenti e i clienti.
Una strategia efficace di Ppp dovrebbe cercare di integrare il verde privato nelle visioni complessive di sviluppo urbano. La città di Barcellona, per esempio, ha cercato di promuovere elementi verdi nelle superfici private e di coordinarsi con i proprietari per stabilire buone pratiche.
Questo tipo di approccio non solo massimizza l’efficacia degli spazi verdi, ma crea anche una rete coesa di aree verdi interconnesse che beneficiano l’intera comunità.
Per garantire il successo delle Ppp, è fondamentale promuovere la comprensione e l’apprezzamento dei benefici degli spazi verdi tra i proprietari privati. Attraverso campagne educative, workshop e programmi di sensibilizzazione, le città possono costruire un ampio sostegno per l’integrazione del verde privato nelle strategie urbane.
Gestione del suolo
Il suolo è fondamentale alla crescita e al mantenimento della pianta. L’albero non esiste solo nella parte di soprassuolo, ma soprattutto nella parte di sottosuolo dove i servizi ecosistemici che ci offre sono molto importanti.
Basti pensare che la parte ipogea è responsabile dello stoccaggio del 26% del carbonio, è fondamentale per la regolazione del ciclo dell’acqua, permette l’aumento dell’infiltrazione e contrasta gli allagamenti.
Risulta quindi fondamentale far capire che i servizi ecosistemici dati dagli alberi non sono solo legati alla parte epigea e quindi alla chioma ma anche all’apparato radicale e al suolo presente sotto l’albero.
Perciò una buona gestione nella messa a dimora delle piante sarebbe quella di preservare una zona di rispetto lasciando che il cemento non vada a contrastare l’area intorno alla pianta.
Questo funziona sia per l’albero sia per i servizi ecosistemici che l’albero ci offre. È poi importante ricordare che l’ancoraggio dipende dall’apparato radicale, come abbiamo visto negli alberi caduti, molti di questi non sono stati spezzati ma sono stati sradicati quindi le radici sono state spezzate o scalzate dal suolo.
La stabilità di una pianta dipende dal bilanciamento tra la chioma che intercetta il vento fungendo da vela e le radici che la ancorano. Quindi una chioma troppo sviluppata con un apparato radicale sottosviluppato va a determinare, in una situazione di rischio, un ribaltamento.
Per la gestione che concerne il suolo la prima cosa è la scelta dell’albero: se si sceglie di mettere a dimora un albero monumentale vicino a strade o a zone che saranno soggette a scavi è facile che il suo apparato radicale verrà stressato maggiormente.
È quindi importante mantenere delle zone di rispetto (in Olanda mettono a dimora le piante con cassoni perché non vengano mai più sollecitate né toccate).
Bisogna fare scelte urbanistiche e politiche importanti, per esempio se ho una strada a 4 corsie con filari di alberi stipati in piccoli spazi, forse è il caso di ridurre a due corsie e mantenere un’area di rispetto dell’albero.
Importante introdurre nelle valutazioni degli alberi anche test di ancoraggio (pull test ).
Studiare le specie a rischio
È molto importante capire che non si possono affrontare queste e le future sfide con lo stesso approccio che si ha avuto in passato.
La prima cosa da fare è quella di studiare, studiare le specie piu a rischio, le piu sensibili… Le città devo essere pronte a investire in questi studi di gestione e cambiare la gestione in prospettiva di quello che sarà il futuro.
Il dilemma dell’albero
Per quello che concerne il verde urbano può essere utile uscire ogni tanto dal dilemma albero si albero no: il verde urbano può essere anche: rain garden, tetti verdi, investimenti complementari.
Considerando tutti questi punti, ci troviamo di fronte a delle decisioni importanti. Dato che le città rappresentano un ambiente ostile per la messa a dimora degli alberi e che monitorare tutti i fattori che influenzano la salute degli alberi potrebbe comportare una significativa riduzione delle aree adatte a ospitarli, soprattutto dove sono più necessari, dobbiamo porci la seguente domanda: preferiamo piantare meno alberi per garantire maggiore sicurezza o mantenere un certo grado di rischio, aumentando nel contempo gli sforzi educativi, considerando che questi alberi si trovano in contesti non naturali?
Si tratta di decisioni di natura politica che le nostre città hanno ormai l’obbligo di prendere! A quale aspetto vogliamo attribuire maggiore importanza? Il Forest Lab non ha dubbi: più gestione e più alberi per le nostre città!
testo redatto da Simone Cavenaghi, dottore agronomo e ricercatore presso l’Università degli Studi del Molise












