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Abbigliamento outdoor: l’industria cerca nuovi materiali innovativi per i gusci tecnici

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La ricerca di nuovi materiali è forte soprattutto in determinati settori produttivi, come per esempio l’abbigliamento outdoor… è il caso di ePe, sviluppato per i gusci tecnici.

Più si sviluppa la scienza dei materiali più avanzano le nuove tecnologie, che cercano di sviluppare proprietà diverse, dando vita a materiali innovativi, che hanno più resistenza e sono più leggeri di quelli già presenti sul mercato e che risolvono specifici problemi.

Ma oggi uno degli obiettivi è soprattutto creare in modo rispettoso dell’ambiente, per impattare di meno. Ecco perché nel settore dell’abbigliamento outdoor, che ricerca performance elevate, la ricerca è sempre costante, pur con le difficoltà legate al grande uso di fibre sintetiche e ogni passo in avanti può rivoluzionare l’intero settore.

È il caso dei nuovi gusci in ePe prodotti dalla più famosa azienda di tessuti impermeabilizzati e traspiranti per uso outdoor, la Gore-tex.

Questo tipo di membrana che è stata lanciata è fatta in ePe, ovvero in polietilene espanso, è molto leggera e sottile, ma capace di garantire una resistenza elevata alla sollecitazione e buona durabilità.

Il brand ha dichiarato che è realizzata con tessuti selezionati, riciclati e tinti in massa, un processo che permette di risparmiare fino al 90% di acqua rispetto ai metodi di tintura tradizionali.

Lo stato dell’arte dei materiali: il caso dei Pfas

È un materiale innovativo perché mira a sostituire i Pfc (sostanze chimiche perfluorate) sostanze usate per anni come Durable Water Repellent (Dwr) e cioè i trattamenti per l’abbigliamento outdoor, attrezzature e calzature in grado di respingere l’acqua impermeabilizzando i materiali.

La lega chimica dei Pfc è fatta da carbone e fluoro ed è tra quelle più forti conosciute, ma non si disintegra nell’ambiente, non è sostenibile ma soprattutto è dannosa.

Infatti la vecchia abbreviazione Pfc è oggi nota come Pfas, un gruppo di sostanze chimiche organiche fluorurate di sintesi: è stato dimostrato scientificamente che sono dannose per la salute e cancerogene.

Questo perché sono altamente persistenti e volatili, sono bioaccumulabili (nel suolo, nell’acqua, negli animali, nell’uomo), tossiche e si decompongono nell’ambiente.

Il quadro normativo

A livello di legislazione la Commissione europea vuole presentare entro il 2025 una bozza per il divieto globale delle Pfas, ma è una proposta fortemente dibattuta e che trova molte resistenze da parte delle industrie.

Oltre quaranta Ong (organizzazione non governativa) hanno sollecitato l’Unione europea a vietare i Pfas entro il 2025 e in termini assoluti entro il 2030.

Un dato sicuramente allarmante è quello lanciato dall’Echa (Agenzia europea per le Sostanze Chimiche) che ha dichiarato che nei prossimi trent’anni finiranno nell’ambiente circa 4,4 milioni di tonnellate di Pfas, se non si correrà ai ripari con azioni mirate e rigorose.

Tra i brand che si stanno muovendo in questa direzione c’è Patagonia, l’azienda californiana che aveva già lanciato nel 2022 una linea di giacche da neve fatta in ePe di Gore-tex e ha creato per questa stagione la prima collezione Alpine Gore ePe fatta con tre strati, con un una membrana in grado di resistere alle prove estreme dell’alpinismo e dello scialpinismo senza l’uso di Pfc.

L’ePe rappresenta, dopo anni di sperimentazioni, la nascita di un materiale innovativo che promette una nuova era più sostenibile per i gusci tecnici dell’abbigliamento outdoor e il cui uso si può estendere ad altri settori.

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Luisa Prina CeraiLuisa Prina Cerai: piemontese trapiantata a Milano, storica dell'arte, lavora come freelance nella comunicazione tra uffici stampa e digital. Si occupa di circular storytelling come consulente e nel suo progetto instagram @Pensierocircolare | Linkedin
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