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Mesi critici per la decarbonizzazione

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Negli ultimi cinque anni i combustibili fossili hanno continuato a soddisfare quasi la metà della nuova domanda di energia a livello globale, nonostante una rapida espansione nella capacità delle rinnovabili. Il panorama geopolitico non aiuta…

Troppi pochi passi avanti, alcuni addirittura indietro: a poche settimane dall’inizio della Cop28 – che quest’anno si terrà a Dubai – sono in molti a tirare le fila sulle difficoltà legate ai progressi degli ultimi mesi rispetto agli obiettivi di decarbonizzazione del Pianeta.

L’Energy transition outlook (Eto) di Dnv ha segnalato che le emissioni di CO2 legate all’energia sono ancora a livelli record ed è probabile che nel 2024 raggiungano un picco. Solo entro il 2050, il mix si riposizionerà su 52 a 48 a favore delle rinnovabili rispetto alle fonti fossili.

Insomma, negli ultimi cinque anni i combustibili fossili hanno continuato a soddisfare quasi la metà della nuova domanda di energia a livello globale, nonostante una rapida espansione nella capacità delle rinnovabili.

Tutto contribuisce a rallentare questa crescita delle energie pulite: ovviamente il panorama geopolitico non aiuta, nelle politiche di approvvigionamento cresce il peso della sicurezza energetica; i Governi sono disposti a pagare prezzi più elevati per l’energia di origine locale, con un impatto significativo che si riflette sui risultati dell’Outlook.

Nel Subcontinente indiano – disegna l’Eto – la transizione sarà più lenta, con una maggiore presenza di carbone nel mix energetico. Solo, forse in Europa la transizione sta accelerando. Anche grazie alla politica della Ue.

Purtroppo in questo quadro, le probabilità di limitare il riscaldamento globale a +1,5°C sono più ridotte che mai. Per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi sarebbe necessario dimezzare le emissioni di CO2 entro il 2030 mentre, secondo le stime di Dnv, questo obiettivo non sarà raggiunto nemmeno entro il 2050.

Nel 2030, infatti, le emissioni saranno inferiori solo del 4% rispetto a oggi, mentre entro la metà del secolo la riduzione sarà pari al 46%. Le emissioni di CO2 legate all’energia continuano a raggiungere livelli record ed è probabile che raggiungano il picco nel 2024, anno che segnerà l’effettivo inizio della transizione energetica.

L’industria hard to abate italiana

Boston Consulting Group (Bcg) punta, invece, l’attenzione su quelle imprese ad alto consumo energetico, note come hard to abate (Hta) che nel in Italia sono responsabili attualmente di circa il 64% delle emissioni di CO2 dirette.

Anche per queste aziende, stando agli obiettivi europei, bisognerà tagliare del 55% delle emissioni del settore rispetto ai livelli del 1990 e si dovrà poi puntare ancora più in alto, raggiungendo l’impatto zero entro il 2050.

Un percorso non semplice e costoso valutato attorno ai 20miliardi di euro entro il 2030 (precedentemente la stima dell’Industrial decarbonization pact prevedeva 5 miliardi, 15 in meno).

Impossibile non agire e al più presto possibile visto che sempre Bcg segnala che “non agire costerebbe ancora di più: prendendo in considerazione i prezzi della CO2 più elevati (pari a 160 euro per tonnellata al 2030), il costo della mancata decarbonizzazione in Italia potrebbe arrivare a circa 3,5 miliardi di euro all’anno“.

Rinnovabili sì, ma flessibili

Tutti concordano nell’investire nella ricerca e nelle rinnovabili tanto da triplicare la capacità di energie verdi. Secondo Wärtsilä Energy investire milioni di dollari nell’eolico e nel solare comporterà uno spreco di energia e di denaro se questi vengono inseriti in sistemi energetici poco flessibili.

L’approccio più conveniente, secondo questo fornitore di tecnologie, per raggiungere il 100% di energia rinnovabile è quello di combinare l’energia rinnovabile con la flessibilità sotto forma di impianti di bilanciamento della rete a motori e di accumulo di energia.

Queste soluzioni offrono alti livelli di dispacciabilità e possono aumentare e diminuire rapidamente in qualsiasi condizione. Questa configurazione permette di avere fonti rinnovabili affidabili e una elettricità a più basso costo, rendendo l’energia pulita alla portata di tutti.

Secondo Marco Golinelli, senior business development manager di Wärtsilä Energy, la politica deve stabilire condizioni di mercato e un quadro legislativo a supporto della flessibilità nei sistemi energetici.

Crediti immagine: Depositphotos

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