Home Imprese Sostenibili Nanoplastiche sempre più invadenti: ora anche nelle nostra ossa

Nanoplastiche sempre più invadenti: ora anche nelle nostra ossa

cellule ossee nanoplastiche
Immagine da Depositphotos

Le nanoplastiche possono interagire direttamente con le cellule ossee, andandone a modificare le nomali attività. È questa la conclusione a cui è giunto uno studio interdisciplinare dell’Università degli Studi di Milano. Intanto l’industria della moda corre ai ripari per tentare di limitare il rilascio delle micro-particelle.

Le avevamo trovate nel sangue, nel Dna e ora anche nelle ossa: l’invadenza delle nanoplastiche è sempre più profonda. Una nuova ricerca che ha come capogruppo l’Università degli Studi di Milano dimostra che proprio le più piccole particella della plastica sono in gardo di alterare il delicato equilibrio e la relazione esistente nel microambiente osseo, attività che potrebbe riflettersi in una maggiore suscettibilità a sviluppare patologie legate all’impoverimento osseo.

Lo studio, si diceva, è frutto di una collaborazione interdisciplinare, interdipartimentale e interuniversitaria tra Lavinia Casati, ricercatore di Patologia Generale presso il Dipartimento di Scienze della Salute della Statale di Milano, il laboratorio di Patologia Generale coordinato da Raffaella Chiaramonte, docente di Patologia Generale dello stesso ateneo e altri gruppi di ricercatori, tra cui il team di ricerca di Marco Parolini, docente di Ecologia del Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali, i ricercatori del Dipartimento di Biotecnologie Mediche e Medicina Traslazionale dell’Università degli Studi di Milano e dell’Università di Parma.

La plastica è il materiale che maggiormente caratterizza la nostra epoca: la gestione errata del rifiuto plastico ha determinato infatti un accumulo massivo di oggetti plastici nell’ambiente, che, a seguito della degradazione e della frammentazione a causa di processi chimici, fisici e biologici, originano micro e nanoplastiche, misurate rispettivamente in micrometri (ovvero con dimensioni comprese tra 0,1 e 5.000 µm, ovvero 5mm) e nanometri (le cui dimensioni vanno da 0,001 a 0,1 µm, cioè da 1 a 100 nanometri).

Anche l’industria è in allerta. Aurora Magni, esperta di industria della moda, plaude al nuovo standard internazionale Iso 4484-2:2023 sviluppato dalla commissione tecnica di Uni Ct 046 per misurare le microplastiche rilasciate dal settore tessile in modo corretto, univoco e standardizzato: “Grazie a questa norma tecnica – scrive la Magni – si è ora in grado di raccogliere dati utili a valutare la Microplastic footprint di un processo e/o di un prodotto e di sviluppare conseguentemente delle soluzioni tecnologiche che la possano ridurre, contrastando quindi il fenomeno del rilascio“.

Perché le nanoplastiche sono pericolose?

Le nanoplastiche riducono la vitalità delle cellule, ne aumentano la morte e inducono la formazione di radicali liberi. A livello funzionale, inoltre, le nanoplastiche alterano la capacità migratoria degli osteoblasti e potenziano il riassorbimento indotto dagli osteoclasti.

Crediti immagine: Depositphotos

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