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Dry garden, perché gli esperti lo consigliano. Ed ecco come progettarlo

dry garden

Progettare un dry garden come, perché e dove. Ne parliamo con due addette ai lavori: Patrizia Pozzi e Stefania Di Lella.

Come progettare giardini e spazi verdi in modo da resistere ai rapidi cambiamenti? I dry garden sembrano essere una buona soluzione che soddisfa anche gli appassionati di giardinaggio e i curatori del verde pubblico, soprattutto nelle grandi città.

Due esperte che hanno a che fare con la progettazione dei giardini – Patrizia Pozzi e Stefania Di Lella – suggeriscono che il dry garden (o giardino asciutto), può rappresentare una soluzione, a patto di essere ben progettato alla base e con piante adattabili.

La caratteristica di questo giardino, è infatti l’essere in grado di badare a sé stesso, diventando un buon compromesso tra estetica e sostenibilità.

Resilienti alle avversità metereologiche quindi saranno aree verdi cui basti l’irrigazione naturale, sia essa sporadica, assente per lungo tempo, o troppo abbondante a causa di eventi estremi.

Vediamo insieme alle esperte come realizzare un dry garden efficace. E bello.

Il parere dell’architetta paesaggista

Patrizia Pozzi, architetta paesaggista, suggerisce che il cambiamento climatico tutto sommato sia un fatto evolutivo: “Siamo noi che nella progettazione del paesaggio urbano – sia pubblico che privato – ci dobbiamo adeguare al clima“.

Da sempre, ma ora, in modo più rapido e consapevole che in passato. Il giardino asciutto a questa stregua può essere considerato una valida prospettiva, infatti rispetta il requisito per cui “per una buona sostenibilità di un’area esterna, bisogna fare in modo che l’acqua incida in minima parte“.

Pozzi specifica: “Il problema non è quanta ne cade, ma quanto è possibile smaltirla“. La progettazione entra in gioco in caso di improvvise eccessive irrigazioni per evitare l’erosione del terreno e non causare ristagni, per non sprecare la risorsa preziosa, prevedendo il giusto assorbimento dei nutrienti.

Il corretto smaltimento dell’acqua, previsto in fase di progetto, inciderebbe all’80% sulla riduzione dei problemi. L’idea estetica del giardino asciutto è sicuramente percorribile, a patto quindi che alla base ci sia una progettazione sostenibile.

Il parere dell’agronoma

Su ciò concorda anche Stefania Di Lella, dottore agronomo. Però attira l’attenzione sull’importanza della concimazione.

Prima di tutto va preparato il terreno. Nelle nostre città, per esempio, troviamo terreni asfittici, argillosi. Per renderli produttivi, vanno integrati con sostanze inerti e organiche dal doppio effetto di drenaggio dei liquidi e trattenimento dei nutrienti.

Le piante tipiche della macchia mediterranea rispondono alle nuove esigenze e si prestano all’idea di giardino asciutto: Di Lella ne suggerisce la piantumazione anche nelle grandi città del nord Italia, sostituendo gradualmente le specie non più sostenibili.

Le magnolie o le conifere, per esempio che richiedono un’irrigazione costante, sarebbero destinate a sparire, mentre specie arbustive più rustiche come mirti, rosmarini, oleandri, in mancanza di picchi di freddo, si dimostrano più resistenti agli altri agenti atmosferici.

Per una resilienza sostenibile, il verde quindi cambia aspetto: la nuova estetica del dry garden fa a meno di fiori delicati e piante annuali, per puntare su graminacee ed erbacee perenni adatte a convivere con abbondanza di acqua e a sopravvivere in condizioni di aridità; prescinde dal colore a favore delle differenti texture fogliari.

giardino a secco

Anche a Orticolario 2023 si è parlato di acqua…

Ormai di acqua ne abbiamo fin sopra i capelli: ma il tema è sempre più attuale. Anche allo scorso Orticolario che sé è tenuto come sempre a Villa Erba, si è affrontato il tema della gestione dell’acqua nel paesaggio.

Tra le installazioni che hanno centrato il tema abbiamo visto proprio un giardino asciutto: L’acqua che non c’è di Katarzyna Pieniawska e Miledù.

Un muro a secco, realizzato interamente in maniera sostenibile raccoglie tra le fessure una selezione di piante legate al territorio, resistenti anche senz’acqua, in un modello facilmente replicabile anche in piccoli giardini privati.

Il drenaggio in caso di piogge è assicurato dagli interstizi tra le pietre e dalla leggera pendenza del terreno. L’acqua in questo tipo di giardino asciutto rimane quindi protagonista sia in assenza che in presenza, grazie a una progettazione sostenibile all’insegna della massima efficienza.

articolo redatto da Maria Elena Masala

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