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La Direttiva sulla qualità dell’aria a forte rischio

inquinamento atmosferico
Immagine da Depositphotos

Il 9 novembre è stata adottata a Bruxelles la posizione del Consiglio europeo – che verrà discussa nella successiva fase legislativa – sulla nuova Direttiva sulla qualità dell’aria e che ora passa alla fase di confronto tra Consiglio, Commissione europea e Parlamento europeo.

Le direttive sulla qualità dell’aria ambiente (Aaqd) rappresentano una pietra miliare della legislazione dell’Unione europea per regolamentare e migliorare la qualità dell’aria negli Stati membri.

Il suo obiettivo principale è proteggere la salute umana e l’ambiente fissando specifici standard di qualità dell’aria e limiti di emissione per vari inquinanti atmosferici, tra cui il particolato (Pm10 e Pm2,5), il biossido di azoto (NO2), il biossido di zolfo (SO2), il monossido di carbonio (CO), il piombo (Pb), il benzene e l’ozono (O3).

La lotta all’inquinamento atmosferico non è ideologica, perché la cattiva qualità dell’aria è responsabile di circa 300.000 morti premature ogni anno in Europa, rendendolo la principale minaccia ambientale per la nostra salute.

L’inquinamento atmosferico contribuisce inoltre a una vasta gamma di problemi di salute, tra cui infarti, ictus, problemi respiratori, diabete, demenza, ritardo dello sviluppo cognitivo nei bambini e cancro ai polmoni.

Sul tema riceviamo la seguente lettera aperta da parte dell’associazione Cittadini per l’Aria, che pubblichiamo integralemnte qui di seguito.

Il Consiglio europeo all’attacco contro la nuova Direttiva sulla Qualità dell’aria con l’aiuto delle Regioni padane

La posizione definita dal Consiglio degli Stati membri dell’Unione europea sulla proposta di nuova Direttiva sulla qualità dell’aria ambiente segna un colpo che pregiudica gli sforzi condotti fino a qui da più parti per rafforzare le tutele e i limiti in materia di inquinamento atmosferico e, al contempo, rinnega la scienza, indebolendo il livello di ambizione di una norma il cui obiettivo è quello di salvare vite umane.

Nel prevedere gravi modifiche del testo ed enormi deroghe nonché la facoltà per gli Stati Membri di rinviare dal 2030 al 2040 e oltre il termine entro iI quale adempiere ai limiti fissati, il Consiglio europeo dimostra di ignorare quanto sino a ora elaborato dalla scienza a proposito dell’impatto dell’inquinamento atmosferico e il costo che esso rappresenta e produce a carico delle nostre società e ha minato del tutto le basi dello schema legislativo.

Se il Consiglio europeo avesse – e fortunatamente non ce l’ha – l’ultima parola sul testo legislativo significherebbe avere limiti inapplicabili e di mera facciata.

Senza dubbio il ruolo svolto dalle regioni padane sin dalle prime battute della negoziazione ha avuto l’effetto di diffondere della disinformazione su quanto si può e non si può fare e, al contempo, prese di posizione politiche che hanno svilito il ruolo del Governo nazionale.

Se non si riuscirà a porre rimedio a quanto accaduto oggi, chi in Italia ha contribuito non poco a questo risultato è responsabile dei danni gravissimi che subiranno gli italiani e che, naturalmente, si ripercuoteranno in particolare proprio sulla vita degli elettori di quelle regioni che hanno lavorato incessantemente sottobanco per il risultato odierno e che, in gran numero, non arriveranno a vedere le loro regioni con una buona qualità dell’aria” dice Anna Gerometta presidente di Cittadini per l’Aria.

Francesco Forastiere, direttore scientifico della rivista Epidemiologia & Prevenzione ha sottolineato come “con questa posizione il Consiglio europeo annulla in un sol colpo le ambizioni per un aria pulita in Europa e le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. La deroga di 10 anni, al 2040, significa permettere che i danni alla salute dell’inquinamento atmosferico continuino a verificarsi e il paradosso è che ne faranno le spese proprio le persone con un bisogno economico maggiore“.

Mentre Margherita Tolotto, policy manager per la qualità dell’aria e il rumore allo European Environment Bureau, ha dichiarato: “Siamo molto preoccupati per la posizione negoziale espressa dal Consiglio e prendiamo nota con dispiacere degli sforzi messi in atto da alcuni importanti Stati Membri per indebolire il testo. È del tutto chiaro che il loro lavoro non ha avuto come obiettivo la salute dei cittadini. Non hanno fatto alcuno sforzo per ottenere un vero risultato rispetto agli attuali limiti e, al contrario, la posizione del Consiglio dimostra che si sono impegnati al fine di ottenere di poter fare poco o niente in futuro“.

Oggi coloro che patiscono a causa della cattiva qualità dell’aria hanno ricevuto chiaro e forte il messaggio che la loro sofferenza non è importante. Quello che conta per molti Stati Membri è unicamente di stare accucciati su questo problema fino al 2040, evitando nel frattempo le procedure di infrazione.

Sotto la guida della Presidenza di turno spagnola la fase del trilogo avrà inizio fra poche settimane.

Crediti immagine: Depositphotos

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