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Il sottocosto non è una pratica Sostenibile, neanche dal punto di vista ambientale

spesa sottocosto
Immagine da Depositphotos

La pratica del sottocosto si scontra con la gestione delle aziende agroalimentari che sono chiamate a effettuare la transizione ecologica ed energetica e i bilanci di rendicontazione per dimostrare la propria sostenibilità produttiva e commerciale. 

Il sottocosto, quello che vediamo spesso nei volantini dei supermercati, non può essere Sostenibile. Un buon alimento ha dei costi e non si dovrebbe mai svendere. Gli italiani lo sanno.

Eppure, la loro spesa è sempre più schizofrenica: da una parte affermiamo – soprattutto nei sondaggi – di prediligere i prodotti che hanno una chiara matrice legata alla sostenibilità, ma all’atto pratico, ovvero in fase di acquisto, spesso valutiamo prima (a volte solo il prezzo).

Le aziende, nel frattempo da una parte vivono la consapevolezza di un cammino Sostenibile, obbligato anche dalle direttive Green – tra cui la nuova Csrd (alle aziende anche quelle agroalimentari è richiesta una rendicontazione societaria di sostenibilità) – ma nello stesso tempo sono obbligate a tenere i prodotti sugli scaffali in pieno mercato libero e concorrenziale. E a volte si ricorre al sottocosto.

Il sondaggio di Food

Secondo un recente sondaggio condotto da Food (media company specializzata nella comunicazione B2b nel settore food&beverage) la vera sfida nel medio termine, per ciò che riguarda il comparto agroalimentare italiano, sarà gestire la transizione ecologica ed energetica in modo da mantenere comunque alti i profitti e le quote di mercato (malgrado il costo elevato delle materie prime: aspetto che spaventa il 65,6% delle aziende intervistate – anche grazie alla collaborazione di Porsche Consulting – ovvero 18.500 player del food italiano).

Di come è percepito questo settore anche dagli utenti finali ne parliamo con Francesca Zecca, vicedirettore di Food che, ricordiamolo, è una delle testate B2b più longeve del comparto.

Il settore è sulla buona strada, ma da una parte non si torna indietro e dall’altra bisogna accelerare anche nelle collaborazioni di filiera. Tra i risultati più interessanti, il fatto che il 62,5% delle aziende intervistate continuerà a investire in sostenibilità ambientale nonostante le difficoltà.

Tre i principali ambiti di intervento: circular economy, riduzione dei consumi energetici, controllo delle emissioni di CO2.

Nel complesso, secondo i dati della survey, la sostenibilità ha ormai assunto pari rilevanza rispetto alla profittabilità e la maggioranza delle aziende agroalimentari è disposta a investire in innovazione per portare avanti il processo di transizione.

Secondo la survey, sarà determinante anche saper attrarre i talenti e consolidare le competenze di alcune figure professionali oggi sempre più strategiche, come il sustainabiliy manager destinato ad assumere un ruolo prioritario all’interno delle aziende.

Crediti immagine: Depositphotos

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