L’industria tessile e della moda è di fronte a una nuova era: quella dell’economia circolare cui non si può più sfuggire. Ne parliamo in questa nuova puntata di Pink&Green con Francesca Romana Rinaldi, direttrice del Monitor for Circular Fashion Sda Bocconi School of Management.
Sono oltre 40 gli indicatori chiave di prestazione legati ai temi di circolarità tipici dell’industria tessile.
Li sta monitorando con la massima attenzione la Sda Bocconi School of Management che da tre anni a questa parte pubblica il Monitor for circular fashion (qui il Circular Fashion Manifesto).
Le 26 aziende che compongono il panel di riferimento si sono messe a nudo con l’obiettivo di sperimentare le metriche che possano permettere di misurare la circolarità in un settore, quello del fashion, tallonato sul tema da tutti gli stakeholder del comparto.
Perché la circolarità è sempre più temi legati alla reputazione del brand. Chi non segue queste strategie è molto più che fuori moda. Difatto, sarebbe insostenibile non solo a livello di reputazione, ma anche di mercato.
Francesca Romana Rinaldi, direttrice del Monitor for Circular Fashion Sda Bocconi School of Management, è chiara: “Una strategia di circolarità è il miglioramento della reputazione del brand, seguito dalla creazione di nuove opportunità commerciali e da un incremento nella fidelizzazione dei consumatori“.
In questa nuova puntata di Pink&Green l’abbiamo raggiunta per darle la parola e sintetizzare i trend in atto che il monitor ha rilevato sulle 26 aziende che compongono il panel tra produttori, brand, retailer, servizi del fashion che da quest’anno ha incluso anche il settore pelle (mentre con il prossimo, ovvero il 2024 includerà anche gioielleria e occhialeria).
Ecodesign e gestione dei rifiuti dunque sono le attività da attenzionare al massimo. Interessante notare come la Rinaldi consigli di lavorare in network. Che è poi una condizione sine qua non dell’economia circolare.
Tra gli ostacoli da affrontare e superare al più presto: i costi (che poi in effetti sono al momento da valutare come investimenti che a lungo termine porteranno a vantaggi anche economici), ma anche la difficoltà a trovare sul mercato la disponibilità di tecnologie in grado di affrontare la sfida del riciclo e l’accesso a infrastrutture adeguate.
Intanto, aspettiamo si chiariscano le funzioni dei consorzi tessili che si stanno attivando nel nostro Paese. Sicuramente ne avremo vantaggio tutti.











