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Il tessile ha bisogno di competenze green, ma forse ragazzi e famiglie non lo sanno

formazione moda
Immagine da Depositphotos

Il settore del tessile e della Moda in Italia prevede l’assunzione di tanti giovani: Excelsior-Unioncamere valuta da 63.000 a 94.000 posti. Eppure non si trovano. Fondamentali l’exepertise in temi legati alla Sostenibilità. Ecco anche dove è possibile formarsi…

Se è vero, come è vero, che c’è in atto una specie di rivoluzione nell’industria della moda, come mai le imprese faticano a trovare giovani che questa rivoluzione green la vogliano fare?

Secondo il rapporto 2022 Excelsior-Unioncamere il settore del tessile, il comparto moda e accessori nel periodo 2022-2026 avrà bisogno di compiere da 63.000 a 94.000 assunzioni. E viene da pensare che molte riguarderanno mansioni finalizzate alla transizione verso modelli sostenibili.

È stato introdotto con questo dato il webinar realizzato il 22 novembre 2023 a Centrocot  con Fondazione Symbola che ha recentemente pubblicato l’annuale rapporto Green Italy elaborato in collaborazione con Unioncamere.

Il contesto in cui l’incontro si è svolto è già di per sé interessante e ha fatto bene Grazia Cerini, Ceo e direttore generale del centro a ricordare i più recenti progetti avviati da Centrocot sul tema quali il multi-lab e la nuova certificazione Responsible business, nell’ambito del sistema di certificazione Oeko-Tex, che oggi conta 44.396 certificati nel mondo.

Le buone opportunità del settore le ribadisce anche Fondazione Symbola. Il direttore Domenico Sturabotti ha ricordato che obiettivo della Fondazione è studiare e valorizzare le eccellenze italiane impegnate nell’innovazione sostenibile, condizione per assicurare resilienza e competitività al nostro sistema produttivo.

Il 14esimo rapporto Green Italy e le molteplici ricerche pubblicate confermano che le imprese che investono in sostenibilità esportano di più e offrono posti di lavoro qualificati. Ma anche i dati generali confermano il bisogno di competenze specifiche spesso difficilmente reperibili per quanto i numeri siano incoraggianti.

Le attivazioni programmate nel 2022 di green job sono pari a 1.816.120, ossia il 35,1% delle assunzioni totali previste nell’anno (circa 5,2 mln), con un più 215.660 unità rispetto alla precedente rilevazione.

Le competenze green sono state comunque ritenute necessarie nell’81,1% dei casi, a conferma di come il tema coinvolga le organizzazioni a tutti i livelli. I green job risultano maggiormente presenti al Nord e la Lombardia si pone alla testa della classifica per assunzioni verdi.

Tra le nuove figure professionali emergenti di interesse industriale e quindi anche tessile, compare quella relativa ai certificatori ambientali ed energetici e al circularity manager il cui compito è quello di rendere possibile la transizione da un modello di business lineare a un modello di business circolare, attraverso l’applicazione di uno più sistemi indotti dalla circolarità.

Servono, inoltre, ingegneri ambientali nel settore trattamento rifiuti, e chimici, in grado, grazie alle solide conoscenze scientifiche di base, di riqualificare residui e rifiuti secondo i principi dell’economia circolare.

Da non sottovalutare, in settori come quello del retail e della moda nuove figure professionali quali operatori della filiera del riuso, che sostengono le attività di rigenerazione e riparazione e l’incentivazione di mercati second-hand, contribuendo all’estensione della vita utile dei beni, evitando gli sprechi.

Aurora Magni (comitato scientifico di Symbola e docente Liuc e nostra esperta del settore – ndr) ha ricordato i principali obiettivi lanciati dalla Ue per la transizione sostenibile e circolare del comparto tessile-moda con la proposta del 30 marzo 2022 i cui punti qualificanti sono stati approvati nel giugno 2023 dal Parlamento Eu.

Si tratta di obiettivi destinati a incidere sui modelli organizzativi e sulle competenze richieste a tecnici e manager. L’economia circolare richiede per esempio la capacità di progettare capi destinati a durare e facilmente gestibili a fine vita (riuso e riciclo), di selezionare materiali e fornitori con criteri di sostenibilità e di tracciare e monitorare la filiera produttiva.

Il tutto senza rinunciare a realizzare proposte all’altezza della reputazione della moda italiana, Poiché molta attenzione è data al contrasto al greenwashing si chiede alle imprese di sostenere i claim ambientali con prove oggettive (esempio: misurazione della carbon footprint) e di comunicarli attraverso passaporti digitali.

Quello che le imprese si aspettano è quindi reperire sul mercato del lavoro tecnici in grado di intervenire su questi temi.

La formazione di Centrocot

Questo scenario non coglie Centrocot impreparato. Paola Tambani, responsabile della formazione del Centro ha ricordato che negli ultimi 3 anni sono state erogate più di 6.000 ore di formazione e formate 800 persone.

Gli studenti dei corsi post-diploma, Its e Ifts sono stati 70 con un indice di placement per le edizioni chiuse dell’80%.

Oggi Centrocot lancia l’ultima call per l’avvio di altri due percorsi formativi coerenti con le indicazioni emerse; il corso annuale Its Textile Designer for the Fashion Industry e il corso annuale Ifts Textile Innovation & New Materials.

Il primo è biennale, e consiste in 2mila ore di attività (1.200 di aula, laboratori, visite aziendali e 800 di stage). Il corso forma un tecnico che abbina sensibilità estetica e creatività alla conoscenza tecnica dei materiali e dei processi al fine di progettare tessuti in sintonia con i trend della moda ed economicamente e ambientalmente sostenibili.

Il corso è a numero chiuso, è rivolto agli under 35 e permette di conseguire il diploma ministeriale di specializzazione di 5° livello Eqf.

Il secondo è annuale giunto all’ottava edizione e consiste in 1.000 ore di attività (550 in aula e 450 in stage). A oggi c’è ancora qualche posto disponibile. Basta contattare Centrocot per saperne di più.

Crediti immagine: Depositphotos

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