Home Eco Lifestyle L’Italia è il Paese europeo con il maggior impatto dall’inquinamento dell’aria

L’Italia è il Paese europeo con il maggior impatto dall’inquinamento dell’aria

qualità aria indoor e outdoor
Immagine da Depositphotos

La qualità della nostra aria non è buona: la causa sarà anche legata alla conformazione fisica del nostro Paese – soprattutto nella Pianura Padana, una vera sacca di raccolta dello smog – ma certo questo non mette al riparo la salute dei cittadini dall’inquinamento. Tanto è stato fatto ma ancora di più si deve fare… per non fare morire le persone.

È stato pubblicato il nuovo rapporto dell’Agenzia Europea per l’Ambiente (Aea) e le notizie non sono buone: le concentrazioni degli inquinanti nell’aria in Europa restano molto al di sopra dei livelli indicati nelle Linee Guida sulla Qualità dell’aria dell’Organizzazione Mondiale della Salute.

È necessario agire in fretta, per evitare 253.000 morti premature dovute all’esposizione al particolato fine (PM2.5), 52.000 riconducibili al biossido di azoto (NO2) e 22.000 per l’esposizione a breve termine all’ozono (O3).

Purtroppo, l’Italia subisce più di altre nazioni – un quinto dell’intera mortalità europea – la pressione dell’inquinamento dell’aria: sono infatti 46.000 le morti premature derivanti dall’esposizione al PM2.5, 11.300 per l’esposizione al biossido di azoto e 5.100 all’ozono.

Il rapporto, inoltre, evidenzia che la situazione in Italia è peggiorata rispetto al 2020.

Italia al palo sull’inquinamento

Riceviao e pubblichiamo su GreenPlanner.it una lettera aperta di Cittadini per l’aria onlus che commenta, alla luce del rapporto dell’Aea l’evidente stolida incapacità e mancanza di visione della classe politica italiana nell’affrontare il tema della qualità dell’aria.

Ci domandiamo – dice Anna Gerometta, presidente di Cittadini per l’aria – come sia possibile che dati simili – che si ripetono di anno in anno – non stimolino il senso di responsabilità, l’azione politica, una adeguata ripartizione delle risorse.

E come si tolleri a livello nazionale che regioni ricche come quelle padane, con un reddito e una capacità di spesa unica in Europa, condizionino la negoziazione sulla nuova direttiva europea sulla qualità dell’aria, con una volontà politica che, prefigurando di rinviare di oltre 15 anni il raggiungimento di veri risultati, rimuove il problema disprezzando la salute e il benessere dei loro stessi cittadini“.

Ancora una volta i numeri dell’impatto dell’inquinamento atmosferico in Italia sono spaventosi. Una epidemia che continua a causa della negligenza della classe politica che propone distinguo e deroghe in nome dello sviluppo economico. Nulla si muove nel nostro Paese e, per giunta, si ostacola si rimanda a Bruxelles” ha dichiarato Francesco Forastiere, epidemiologo, direttore della rivista Epidemiologia e Prevenzione.

Una separata analisi stima l’impatto degli inquinanti dell’aria calcolando il numero degli anni di vita sana persi dai cittadini che vivono con malattie croniche (Daly) causate dall’esposizione ai principali inquinanti (PM2.5 e NO2) e al rischio che essi rappresentano per la salute.

Anche quanto ad anni di vita sana persi per l’esposizione al PM2.5 l’Italia è in cima alle classifica europee con 2.791 anni di vita sana per bambini e adolescenti malati di asma, 65.153 per i malati di Copd, 99.620 per i malati di diabete mellito, 79.109 per i cardiopatici, ancora 97.529 anni per chi ha sofferto un ictus e infine 42.106 per i malati di tumori al polmone.

Se si passa all’impatto dell’NO2, gli anni di vita sana di chi soffre di asma sono 10.996, 47.711 quelli persi da chi è affetto da diabete mellito, e infine altri 28.694 per i soggetti che hanno subito un ictus.

Il rapporto evidenzia inoltre che, non essendovi una soglia al di sotto della quale l’esposizione all’inquinamento è innocua, un impatto ancora più grave può stimarsi considerando l’esposizione della popolazione a concentrazioni inferiori a quelle indicate dalle Linee Guida dell’Oms.

In relazione a questa, per la quale la ricerca scientifica è meno definita, si possono stimare a livello europeo altre 179.000, 90.000 e 86.000 morti premature all’anno per l’esposizione, rispettivamente, al PM2.5, all’NO2 e all’ozono.

Crediti immagine: Depositphotos

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