Home Certificazione Aumentano aziende e consulenti del Bene Comune. Ne parliamo con Chiara Guizzetti

Aumentano aziende e consulenti del Bene Comune. Ne parliamo con Chiara Guizzetti

chiara guizzetti

Si amplia anche in Italia la presenza della Federazione per l’Economia del Bene Comune. E si rinforza il team di professionisti che si preparano al supporto e all’accompagnamento del “prendersi cura del Bene Comune”. Ecco chi sono e perché lavorano per la Federazione per l’Economia del Bene Comune…

Sul sito italiano dell’Economia del bene comune troviamo i nomi e i volti dei professionisti consulenti con l’obiettivo di guidare le aziende a intraprendere questo cammino verso la Sostenibilità.

Nomi famosi come Lidia di Vece, commercialista, consulente fiscale, legale e finanziaria e dal 2019 presidente della Federazione per l’Economia del Bene Comune in Italia. Oppure Stella Catto, con una lunga esperienza di coordinamento e gestione di corsi di formazione e master universitari in Ebc (vicepresidente in Febc con Marta Avesani).

Tra le nuove leve anche Chiara Guizzetti, da sempre consulente in ambito controllo interno e gestione dei rischi, contributor di GreenPlanner.it.

A lei dedichiamo un’intervista di approfondimento, utile per il nostro lettore per capire, nel caso volesse intraprendere un percorso Ebc, chi si può trovare di fronte.

Dunque, Chiara Guizzetti, cosa ti ha spinto ad aggiungere alle tue specializzazioni anche quella di consulente Ebc?

Ho conosciuto Ebc grazie alla collaborazione con Edizioni Green Planner (il cui bilancio è certificato da Ebc – ndr) e mi sono resa conto subito, nel primo ciclo di seminari che ho seguito, a inizio 2021, che il modello proposto da Christian Felber è molto innovativo perché abbraccia, dal profondo, tutte le componenti Esg.

Mettere insieme valori come la dignità umana a dimensioni come il contesto sociale, i fornitori e i collaboratori non è immediato; la matrice che guida il modello Ebc va studiata e compresa in ogni suo punto.

Le aziende che hanno vissuto questo percorso sono un passo avanti e si interrogano, con coscienza, su questioni quali l’innovazione, l’impatto sull’ambiente, il ruolo dei collaboratori e dei clienti nei processi decisionali.

L’impresa non è più una res in capo all’imprenditore; vince chi fa sistema e trova il modo di andare oltre gli interessi particolari.

Quando studiavo economia e gestione delle imprese all’Università (è laureata in Economia all’Università di Pavia – ndr) il modello del distretto mi affasciava moltissimo; oggi nel modello di Ebc trovo un’evoluzione di alcuni di quei concetti, a cui si aggiunge l’idea che l’organizzazione può sempre identificare opportunità di miglioramento.

In cosa consiste il tuo lavoro per Ebc?

Attualmente faccio parte del cerchio consulenti; ci incontriamo una volta al mese per portare avanti le progettualità legate allo sviluppo della matrice, alla diffusione di consapevolezza tra le aziende e le persone per arrivare ai progetti di accompagnamento alla redazione del bilancio.

Il mondo di Ebc è complesso: oltre agli incontri nostri come consulenti italiani esistono momenti dedicati al network tra le imprese che hanno realizzato il bilancio, oltre alla vista internazionale e a quella più territoriale, in capo ai gruppi territoriali.

In questo momento la federazione italiana si sta impegnando della divulgazione del modello attraverso webinar periodici; non dimentichiamoci che la matrice non è pensata solo per le imprese, ma anche per comuni, famiglie e, idealmente, scuole.

Ognuno di noi infatti può generare bene comune con costanza e impegno.

Secondo il tuo parere le aziende italiane sono attente a questo modo di concepire la sostenibilità?

Le aziende italiane si trovano di fronte a una grande opportunità che devono necessariamente cogliere. Oggi la sostenibilità non può più essere limitata a mera conformità normativa o all’ottenimento di un bollino o di una certificazione.

La sostenibilità deve essere parte integrante dell’idea imprenditoriale. Se immaginiamo una scala evolutiva, oggi chi ottiene un bollino Esg ha fatto solo il primo passo; l’obiettivo è far crescere l’azienda e, con essa la cultura organizzativa, per includere gli aspetti di Sostenibilità in ogni decisione, operativa e di investimento.

In questo senso, la normativa europea, che renderà obbligatoria, nei prossimi anni, la redazione di un bilancio di sostenibilità anche per le realtà di piccole dimensioni, diventerà un volano per progetti di riorganizzazione e di ripensamento del modello di business.

Cosa ti aspetti per il 2024 in questo ambito?

Il 2024 sarà un anno interlocutorio, almeno nella prima parte, ma la sensazione è che le basi debbano essere poste adesso. Ci sono tanti modelli in questo momento, ma per scegliere in modo ponderato bisogna studiare quello che offre il mercato, a partire dalle certificazioni dedicate a prodotti e servizi.

E poi, il mio consiglio è di scegliere con attenzione a chi affidarsi. Anche in ambito consulenziale ci sarà una selezione nei prossimi anni e riuscirà a emergere chi ha la capacità di mettersi dalla parte del cliente per comprendere le sue aspirazioni e i suoi bisogni.

Pensando all’approccio per piccoli passi il suggerimento è di effettuare un assessment, una valutazione preliminare, per capire da dove si parte, quali sono i valori costitutivi dell’organizzazione e quale percorso può essere disegnato in un orizzonte temporale medio lungo.

È meglio fare un pezzetto per volta, per esempio mettendo in ordine un’area funzionale, riprogettando un prodotto/servizio o ridisegnando un processo in logica di Sostenibilità.

I risultati tangibili aiuteranno a tenere alta la motivazione e permetteranno di definire le priorità di azione in modo concreto, perché dobbiamo ricordarci che le imprese devono comunque generare profitto.

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