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Una guida alla crisi climatica, per comprenderla e comunicarla bene

guida alla crisi climatica
Immagine da Depositphotos

La crisi climatica e come comunicarla: una guida che parla di scienza e serve a spiegare, bene, i cambiamenti climatici, le loro implicazioni e il modo in cui vanno analizzati i fatti, alla luce dei dati scientifici inoppugnabili…

Riscaldamento globale, impoverimento dell’ozono stratosferico, emissioni di gas serra, desertificazione, resilienza, vulnerabilità: quando si parla di cambiamenti climatici, soprattutto a un pubblico non tecnico, non è sempre facile e si possono incontrare difficoltà a tradurre concetti tecnici e spesso complessi, in messaggi comprensibili.

La crisi climatica sta già cambiando la nostra vita e lo farà sempre di più. Per la scienza le sue manifestazioni sono evidenti. Per il resto della società sono più difficili da cogliere.

Partendo da queste criticità e affrontandone la sfida in termini di corretta comunicazione, nasce la guida La crisi climatica e come comunicarla, presentata in conferenza stampa da Climate Media Center e Italian Climate Network, in occasione dell’inizio di Cop28 di Dubai.

Realizzata nell’ambito del progetto Ok!Clima – Il clima si tocca con mano, ideato da Climate Media Center Italia e supportato da Fondazione Cariplo, il progetto è guidato dall’Università degli Studi di Milano, dall’Università degli Studi di Pavia e da Italian Climate Network, con il supporto del giornale online Scienza in rete e l’agenzia editoriale Zadig.

La guida, in particolare, si rivolge agli esperti di ricerca e scienza, ai giornalisti e comunicatori, al mondo della scuola secondaria e a quella degli educatori ambientali.

La sfida è passare dal sapere al decidere e dal decidere al fare, con diverse opzioni e incertezze sui criteri e soluzioni da adottare” come recita l’introduzione della guida. E ancora, nel passaggio in cui la guida tratta il prendersi cura dell’informazione: “comunicare la crisi climatica significa comunicare la minaccia degli impatti, cioè il problema e i vantaggi della transizione ecologica, cioè le soluzioni“.

Una guida quindi che delinea contenuti, che definisce modi e strategie per comunicare efficacemente questa materia al vasto pubblico. Uno strumento di comunicazione climatica, scientificamente fondato e dal taglio pratico, per coinvolgere e sensibilizzare maggiormente l’opinione pubblica.

La comunicazione ambientale corretta e più partecipata

È necessaria una maggiore ed efficace apertura tra scienza e comunicazione e viceversa per smontare le fake news, il debunking delle fake news” afferma Serena Giacomin, presidente dell’Italian Climate Network, intervenendo alla conferenza stampa di presentazione della guida.

Che prosegue con la considerazione sul ruolo dei social network: “il male non è lo strumento, ma come viene usato lo strumento, soprattutto per il fatto che le notizie sul clima viaggiano velocemente sui social e i temi vengono polarizzati: alimentando la polarizzazione dei contenuti, aumenta il rischio di generare nuove fake news“.

Il cambiamento climatico c’è, esiste, bisogna saperlo raccontare correttamente. La scienza, la comunicazione e la politica, quella della Cop28 devono viaggiare sulla stessa linea d’onda: è necessario che i tre mondi apparentemente lontani tra loro, siano in stretta connessione e parlino tra loro.

Solo così si possono affrontare concretamente le sfide che ci troviamo di fronte legati ai cambiamenti climatici. La responsabilità sul clima è multilivello, istituzionale e dei cittadini e viceversa.

Abbiamo raggiunto il +9% di emissioni rispetto al 2020, quando dovremmo invece essere a -43%. Sommando le due percentuali, siamo fuori di oltre il 50% rispetto all’obiettivo del 2030” afferma Jacopo Bencini, policy advisor di Italian Climate Network, prendendo parola durante la conferenza stampa.

E continua sottolineando che il prossimo evento di portata mondiale, sarà quello di “una Cop28 che vedrà confrontarsi allo stesso tavolo rinnovabili, tecnologia e politica: la complessità quindi starà nel comunicare quello che succederà dopo“.

Il vertice non è ancora iniziato, la 28esima conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, infatti, si terrà a Dubai dal 30 novembre al 12 dicembre 2023, ma parte già con grandi aspettative delle grandi istituzioni internazionali, delle associazioni non governative, dei movimenti ambientalistici e il dialogo sarà in netta salita.

L’obiettivo minimo, infatti, è tenere in vita il processo di Parigi e il suo traguardo principale: contenere sotto i 2°C, e il più vicino possibile a 1,5°C l’aumento delle temperature medie globali a fine secolo, rispetto ai livelli preindustriali: queste sono le soglie entro le quali gli effetti del global warming restano ancora gestibili, secondo il parere unanime della comunità scientifica.

Un campanello d’allarme arriva anche dall’Europa: la recente relazione sugli incendi boschivi in Europa, Medio Oriente e Nord Africa pubblicata dal Centro comune di ricerca della Commissione europea, mostra quanto il riscaldamento globale può provocare nei prossimi anni, con l’aumento delle temperature e l’aggravarsi della siccità in molti Paesi europei.

I dati relativi al 2023 mostrano che finora gli incendi boschivi hanno già bruciato circa 500.000 ettari di terreni naturali nell’Ue. E nello scorso 2022, sono bruciati in Europa quasi 900.000 ettari di terreni, corrispondente, per averne un’idea, all’estensione del territorio della Corsica.

I dati dimostrano quindi che il 2022 è risultato il secondo anno peggiore dal 2000, preceduto solo dal 2017 con 1,3 milioni di ettari bruciati. Bisogna fare di più: otto anni dopo l’Accordo di Parigi del 2015, fermare l’aumento delle temperature entro le soglie di sicurezza sembra un obiettivo fuori portata: il termometro è già salito di 1,2°C e il Pianeta si sta surriscaldando ulteriormente.

A pochi giorni dall’apertura dei lavori della Conferenza di Dubai due report siglati Nazioni Unite hanno segnalato quanto il mondo sia fuori rotta: dalla fine degli anni ’90, in Europa si sono persi 9mila chilometri cubi di ghiacciai, che alla fine molto probabilmente scompariranno.

Prospettive analoghe attendono le zone costiere e le isole sommerse dagli oceani. La strada giusta da perseguire per la scienza, si chiama transizione energetica: ridurre più rapidamente possibile l’utilizzo dei combustibili fossili per passare alle energie pulite.

Dei progressi sono stati fatti, in Paesi dipendenti dal carbone, come Cina e India il peso delle rinnovabili si fa sentire. Ma i dati dicono che la trasformazione non è abbastanza veloce, bisogna fare sforzi maggiori e più veloci.

All’Expo City di Dubai, dove si terrà la Cop28, molto potrebbe dipendere dalla volontà politica dei grandi attori internazionali. Il recente accordo sul clima tra Stati Uniti e Cina sarà il vero banco di prova per testare la traduzione delle parole in fatti concreti.

Serve un approccio sistemico per passare fattivamente da un’economia lineare a quella circolare. Gli appelli degli scienziati e la comunicazione del rischio possono fornire gli strumenti per favorire la percezione e la risposta dei cittadini.

Crediti immagine: Depositphotos

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