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Da adattivo a mitigativo: le città devono cambiare rotta per sopravvivere alla crisi climatica

città e crisi climatica
Immagine da Depositphotos

Non sarà facile trasformare le città per renderle luoghi sicuri rispetto alla turbolenza della natura innescata dalla crisi climatica. Ne sono ben consci gli urbanisti. Ne parliamo con Filippo Weber, founder di Weber Architects e attivo nel comitato scientifico Italian Climate network

Strategie flessibili, integrali e adattive, che consentano di colmare il gap rimasto nella relazione tra comportamento energetico di edifici e gli spazi esterni e il landscape, tutti facenti parte di quella grande infrastruttura che è la città.

Ciò significa passare da un atteggiamento puramente adattivo a uno mitigativo, in cui l’ambiente urbano non solo resiste e sopravvive ai cambiamenti climatici ma agisce positivamente.

E così che la pensa Filippo Weber, founder di Weber Architects attivo nel comitato scientifico Italian Climate network.

filippo weber

Dal punto di vista urbanistico quali teorie sono prese altamente in considerazione per rendere le città resilienti ai cambiamenti climatici?

Innanzitutto, occorre ricordare che le città non sono tutte uguali, anzi. La loro diversità per caratteristiche storiche, di espansione urbanistica, di posizione geografica e peculiarità topografiche e climatiche, insieme al livello di benessere economico, delinea un panorama altamente differenziato.

Questo rende necessario definire azioni specifiche di contrasto ai cambiamenti climatici, calate sulle reali necessità e sugli obbiettivi di ciascuna città, tali da rendere gli effetti delle soluzioni individuate e attuate realmente positivi ed efficaci.

Purtroppo, sono le stesse città, con tutto ciò che frequentemente implicano, come la concentrazione di costruito, impermeabilizzazione dei suoli, fabbricati e distretti produttivi energivori e il sistema di trasporti pubblici spesso inefficienti, a contribuire a elevati livelli di emissioni di gas serra e quindi ad aggravare l’innalzamento della temperatura globale e gli stravolgimenti climatici.

Sono quindi protagoniste, contemporaneamente vittime e artefici, di un negative loop che sta portando gli ambienti urbani a divenire sempre più invivibili, non sicuri e fragili, con notevoli conseguenze dal punto di vista economico e sociale.

In tutto il mondo, infatti, è proprio a livello urbano che gli effetti del cambiamento climatico, stanno emergendo con sempre maggiore violenza.

Le città dovranno difendersi con sempre maggior forza da eventi estremi legati all’impeto del vento, alla dirompenza dell’acqua (sia essa di mare, dei fiumi o relativa a temporali e piogge), da valori estremi della temperatura e, cosa più importante, si dovranno abituare a pattern climatici molto diversi rispetto a quelli storici.

Ecco quindi il bisogno di  invertire la rotta. Ciò significa passare da un atteggiamento puramente adattivo a uno mitigativo, in cui l’ambiente urbano non solo resiste e sopravvive ai cambiamenti climatici ma agisce positivamente.

Questo può avvenire attraverso azioni che contrastano al contempo adattato la città e mitigano il suo impatto sui cambiamenti climatici, come l’efficientamento del patrimonio edilizio esistente e la minimizzazione di emissioni, il ripristino della permeabilità dei suoli e l’incremento delle aree verdi, generando impatto positivo sul microclima urbano e contribuendo a ridurre fenomeni come l’isola di calore.

Le teorie per affrontare questi rischi sono molto e ormai ben supportate da evidenze scientifiche e sono baste su:

  • mappatura del rischio e individuazione di modelli previsionali
  • definizione della gravità e dell’incidenza del rischio
  • definizione di soluzioni per la gestione del rischio, che consentano l’adattamento e la mitigazione dei cambiamenti climatici

Tra le strategie più efficaci di mitigazione e al contempo adattamento ai cambiamenti climatici, si possono citare:

  • sustainable Urban Drainage systems (SUDs) – blue infrastuctures – water sensitive urban design: si tratta di soluzioni che consentono di equilibrare il ciclo dell’acqua nell’ambiente urbano, riducendo l’impatto dello sviluppo antropico sulla qualità e la quantità del deflusso, massimizzando le opportunità connesse alla qualità del paesaggio, tra cui miglioramento della fruizione, incremento della qualità delle acque e sviluppo della biodiversità, miglioramento del microclima, etc.
  • infrastrutture verdi e/o nature based solutions – depaving: le infrastrutture verdi, come alberature stradali, i giardini pubblici e privati, i parchi, i tetti verdi mitigano il microclima urbano, contrastando le ondate di calore e riducendo il consumo di energia dei fabbricati per la climatizzazione estiva. Favoriscono la permeabilità delle superfici, che contribuisce all’adattamento della città sia alle ondate di calore che alle piogge estreme, migliorando il deflusso superficiale e l’assorbimento delle acque
  • efficienza energetica e idrica: l’ammodernamento del patrimonio edilizio esistente a standard energetici e prestazionali sempre più elevati, non solo consente di arrestare il consumo di suolo ma offre gli strumenti per l’adattamento ma anche la mitigazione dei fabbricati rispetto ai cambiamenti climatici cambiamenti climatici, attraverso il contenimento dei consumi energetici e la riduzione delle emissioni
  • qualità degli spazi outdoor e trasporto urbano sostenibile: scelte consapevoli sulla progettazione degli spazi outdoor, specialmente quelli caratterizzati da superfici artificiali, possono contribuire notevolmente a migliorare la qualità percettiva e il comfort degli spazi aperti. L’utilizzo dell’acqua e dei materiali chiari, dalle proprietà riflettenti, consente per esempio di abbassare le temperature superficiali delle piazze, così come la diffusione delle alberature stradali, che rendono le piste ciclabili ombreggiate e piacevoli d’estate, stimolano lo sviluppo di una mobilità più sostenibile

Gli architetti e urbanisti hanno il dovere di implementare sia a scala urbana che di edificio e magari anche di unità immobiliare. Perché adattamento e mitigazione al cambiamento climatico non possono che passare da un lavoro su tutti gli aspetti che compongono la città.

C’è un esempio di città metropoli apprezzabile che dimostra quale sia la strada giusta per rispondere agli eventi catastrofici?

Le città sono luoghi complessi, frutto della stratificazione di epoche diverse e soprattutto in cui le azioni da intraprendere sono rese più complicate dall’alto numero di stakeholder coinvolti.

Per questi motivi, risulta difficile identificare una sola città che sia impegnata nell’attuazione di tutto l’ampio ventaglio di soluzioni adottabili ma alcune sono certamente più virtuose di altre: ne abbiamo individuate tre, che affrontano il problema del climate change in modo diverso e in relazione ai propri rischi specifici, per ognuna delle quali si evidenzia un tema centrale da seguire.

La città di Rotterdam, famosa per essere il più grande porto europeo, è costruita sotto il livello del mare e per contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici, in particolare l’innalzamento del livello del mare e i fenomeni piovosi particolarmente intensi, dal 2008 ha avviato il Rotterdam Climate Proof Programme.

Si è distinta per un approccio integrato all’adattamento ai cambiamenti climatici, basato su:

  • rafforzamento del sistema di difesa contro inondazioni, mareggiate e innalzamento del livello del mare
  • adattamento dello spazio urbano per combinare le sue tre funzioni: spugna (piazze d’acqua, zone di infiltrazione e spazi verdi), protezione (argini e protezione costiera) e controllo dei danni (vie di evacuazione, edifici resistenti all’acqua e strutture galleggianti)
  • trasformazione dei tetti in un ulteriore livello di terreno tramite uso diffuso di coperture verdi: con questa strategia la città ha potuto mitigare tonnellate di CO2 e promuovere la biodiversità
  • incremento della resilienza delle città attraverso la pianificazione integrata, in cui la definizione delle azioni e l’attuazione degli interventi è supportata da strumenti di monitoraggio del rischio di alluvione (come la Blue-Label) che consentono di identificare le aree maggiormente sensibili e comunicare dati in modo comprensibile anche ai non esperti
  • trasformazione delle sfide causate dal cambiamento climatico in opportunità, come il rafforzamento dell’economia, il miglioramento della qualità della vita e l’aumento della biodiversità

Una delle ragioni centrali del successo è stata l’identificazione del contrasto ai cambiamenti climatici come una priorità per la municipalità, che ha mostrato attitudine proattiva, assumendosi la responsabilità di operare una pianificazione resiliente, integrando le esigenze di finanziamento per le opere di adattamento ai cambiamenti climatici nel bilancio cittadino.

Un altro esempio è la città di Melbourne, che non è solo stata una delle prime, già dal 2009, a dotarsi di una Climate Change Adaptation Strategy (che identificava tra i rischi principali la scarsa disponibilità della risorsa idrica, gli allagamenti, le ondate di calore e piogge estreme), ma si è distinta soprattutto quale pioniera nel provvedere a un aggiornamento di tale piano, come conseguenza di nuove proiezioni climatiche e di un sensibile incremento della popolazione.

Per far fronte a scenari sempre più diversificati, stato sviluppato uno strumento chiamato Integrated Climate Adaptation Model (Icam) che ha coinvolto i principali climatologi, idrologi, specialisti di tecnologia dell’informazione e di adattamento, scienziati spaziali e ingegneri australiani, ed è il primo nel suo genere.

Un tool interattivo di supporto alle decisioni che combina sistemi di informazione geografica, modellizzazione idrologica e climatica per supportare una pianificazione degli interventi di adattamento più efficace.

In particolar modo, per rendere ancora più efficace l’attuazione delle misure di adattamento ai cambiamenti climatici, è stato rafforzato il partenariato pubblico-privato, per consentire una maggiore azione ed un ruolo più centrale per le comunità.

La municipalità, anche in questo caso, ha avuto un ruolo centrale e si è fatta portavoce di una strategia rinnovata, guidata dalla comprensione che il contrasto ai rischi climatici costituivano una delle priorità strategiche per la crescita economica e sociale della città e delle sue comunità.

Infine, anche la città di New York sta lavorando per implementare la propria resilienza ai cambiamenti climatici. Uno dei problemi più rilevanti della città riguarda l’innalzamento del livello del mare e il pericolo di inondazione, con possibili e ingenti danni ai distretti e le infrastrutture che si trovano da ridosso della costa.

Il progetto Raise Shorelines Citywide affronta direttamente questo problema, lavorando con analisi complete e dettagliate, compresi dati giornalieri sull’alta marea, calcolati utilizzando proiezioni localizzate dell’innalzamento del livello del mare e un atlante delle onde prodotto appositamente per questa ricerca.

L’analisi degli oltre 965 km di costa della città di New York ha portato alla selezione di 15 progetti che renderanno la costa della città più resistente ai rischi posti dall’innalzamento del livello del mare, secondo una proiezione di un futuro in cui il livello medio più alto del porto di New York potrebbe aumentare anche di 81 cm.

Questo consentirà di preservare entrate per oltre 15 milioni di dollari, visto l’elevata concentrazione di società presenti nell’area.

Dal punto di vista sociale, il caso di New York si distingue per alcuni Community Cimate Adaptation Project, due progetti di adattamento climatico della comunità di New York City, finalizzati alla prevenzione delle inondazioni (East Side Coastal Resiliency e Hunts Point Resiliency) e la perdita di servizi essenziali per residenti, imprese e risorse locali chiave, incoraggiando al contempo il coinvolgimento della comunità.

Entrambi i progetti fanno molto affidamento sui comitati comunitari, sui gruppi civici, sulle associazioni di inquilini e sugli imprenditori, nella definizione di strategie di adattamento per questi quartieri.

Altri metodi di pianificazione partecipativa, come seminari pubblici pratici, gruppi di lavoro guidati dalle parti interessate, task force comunitarie e grandi incontri pubblici stanno aiutando la comunità, intesa in senso più ampio, a impegnarsi con questi piani per garantire che i risultati riflettano i bisogni e i desideri delle persone colpite.

Come formare la pubblica amministrazione e la cittadinanza?

Il cambiamento climatico possiede una dimensione temporale difficile da cogliere. Come detto in precedenza, le città sono i luoghi in cui si rendono maggiormente evidenti gli effetti dei cambiamenti climatici.

Al contempo però, sono il teatro in cui è possibile mettere in scena le azioni descritte sopra ed apprezzarne un impatto positivo tangibile e, di conseguenza, un ritorno dell’investimento, entro pochissimi anni.

Dai casi riportati sopra di città modello nelle azioni contro i cambiamenti climatici emerge la necessità di un ruolo attivo sia delle amministrazioni che dei cittadini.

Per quanto riguarda l’amministrazione pubblica, occorre superare il concetto di intervenire a seguito di un’emergenza. È necessario promuovere gli investimenti nelle misure di adattamento valorizzare le ricadute positive delle misure di adattamento e contabilizzare i costi dell’assenza di tali misure seguendo l’esempio di Rotterdam.

Tale cambiamento di approccio, finalizzato ad assicurare adeguati standard di sicurezza e di tutela della salute dei cittadini, il funzionamento dei servizi e delle infrastrutture e il regolare svolgimento delle attività economiche, va impostato e gestito come un vero e proprio processo di apprendimento continuo.

Seguendo l’esempio di Melbourne, è essenziale che le amministrazioni locali si avvalgano della ricerca in continuo aggiornamento, delle buone pratiche e delle migliori tecniche disponibili per far crescere le capacità di risposta adattiva locale, sia negli interventi per edifici e infrastrutture esistenti sia per nuove realizzazioni nonché nella gestione del territorio.

Il dialogo e l’incontro tra il mondo privato e pubblico, il coinvolgimento non solo delle istituzioni ma degli stessi cittadini, comunicando con loro attraverso strumenti adatti alla sensibilizzazione rispetto alle tematiche dei problemi dei cambiamenti climatici in ambito urbano e a livello di quartiere, come dimostra il caso di New York, è la strada per ottenere il maggior coinvolgimento possibile.

Per invertire la tendenza, il ricorso a tecnologie sempre più performanti non basta: è necessario spingere gli utenti ad agire in modo più consapevole, consumando meno, ma soprattutto meglio.

La cittadinanza deve essere accompagnata nel riconoscimento il proprio ruolo, nella creazione di una consapevolezza di essere attiva del processo di contrasto ai cambiamenti climatici.

La contestualizzazione della portata dei cambiamenti in atto nel contesto locale, l’utilizzo di immagini propositive, che raccontano i comportamenti che si possono concretamente mettere in atto nel quotidiano, affiancata a politiche istituzionali efficaci a scala locale e sovralocale, consentono di sensibilizzare i cittadini sull’impatto della sostanziale derivato dalla risposta di ogni singolo individuo.

Crediti immagine: Depositphotos

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