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Nuovi materiali biobased per l’industria della moda: Lebiu li produce dai tappi di sughero

nanocorck

Da polvere di scarto dell’industria dei tappi di sughero a nuovi ingredienti biobased per l’industria della moda, ecco i nuovi materiali di economia circolare della startup sarda Lebiu

Arriva dal nord della Sardegna la nuova vita del sughero, dove la startup Lebiu, che in sardo significa leggerezza, trasforma la polvere di sfrido della lavorazione dei tappi in bio-materiali brevettati con un processo di ricerca e sviluppo durato dieci anni, per fornire al settore moda un’alternativa meno impattante nei processi e sull’ambiente.

In Gallura, dove si produce il 70% del sughero nazionale, Fabio Molinas e Alessandro Sestini hanno deciso di studiare le proprietà del sughero e sfruttare come materia prima una risorsa locale, ovvero la farina di scarto della fresatura del tappo di sughero, che diversamente le grandi imprese sono costrette a mandare all’inceneritore, perchè solo una piccola parte viene usata per la sigillatura dei tappi più pregiati.

E così Lebiu trasforma con un processo di upcyling tutto circolare tonnellate di scarti in materia prima seconda, unendo artigianato tradizionale e innovazione per dare vita a nuovi materiali circolari fatti solo con additivi naturali e a basso impatto.

Sono tre i prodotti di Lebiu, che portano nel nome l’origine della materia: Corskin, Nanocork e Neobuck (Neo-Nubuck).

Corskin è un materiale tecnico con un alto contenuto di particelle di sughero e resine plant-based provenienti da coltivazioni Ogm-free e da campi non sottratti all’agricoltura per l’alimentazione, resistente alla corrosione grazie alle proprietà del sughero e che ricorda a livello estetico la pelle animale.

Invece Nanocork è un tipo di finissaggio naturale che si applica su capi e tessuti, usa una quantità minima di acqua e grazie alla tecnologia di tintura per nebulizzazione, le particelle di sughero penetrano dentro le fibre rimanendo dentro alla struttura dei tessuti, aumentando la resistenza termica e antistatica del capo, grazie alle proprietà intrinseche del sughero.

corskin

In questo modo si ottengono produzioni senza sprechi e con emissioni pari a zero, senza dover preoccuparsi del trattamento delle acque reflue che vengono generate nei processi di tintura tradizionali.

Una cosa molto interessante di Nanocork è che si può usare anche su tessuti e capi dismessi o con difetti, il che significa dare una seconda vita ai capi e favorire nuovi processi di economia circolare per il riciclo dei prodotti tessili.

L’ultima novità è il Neobuck (Neo-Nubuck) una nuova alternativa vegetale alla pelle scamosciata. Così racconta Molinas il risparmio energetico: “secondo le nostre stime, per ogni metro di pelle di sughero evitiamo 4,5 kg di CO2 in atmosfera. I nostri tessuti sono realizzati in soluzione acquosa, solvent free e senza additivi dannosi per la salute e per l’ambiente: in questo modo otteniamo un bio-materiale totalmente vegano da risorse rinnovabili“.

Se pensiamo che per tingere una maglietta si impiegano statisticamente dai 60 ai 100 litri di acqua e con il finissaggio Nanocork per ogni chilo di vestiti occorre solamente un litro e mezzo d’acqua si tratta di un grande risparmio e una innovazione tangibile.

Ecco il futuro che si immagina Lebiu come racconta Molinas: “con i nostri materiali riusciamo ad arrivare al 75% di composto di origine bio, ma il nostro obiettivo è quello di produrre un Corskin 2.0, che sia l’evoluzione di quella attuale, per arrivare fino al 95% di materiale riciclato e rinnovabile“.

Tutta la produzione di questa startup avviene in Italia, dalla raccolta degli sfridi industriali alla ricerca e sviluppo che sono in Sardegna, per passare poi alla produzione che viene affidata ad aziende del Nord Italia.

Gli usi di questi materiali spaziano dalla moda al settore dell’automotive e all’interior design, fornendo un’alternativa circolare che mira a diventare sempre più biobased. Perché anche il lusso può essere sostenibile!

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Luisa Prina CeraiLuisa Prina Cerai: piemontese trapiantata a Milano, storica dell'arte, lavora come freelance nella comunicazione tra uffici stampa e digital. Si occupa di circular storytelling come consulente e nel suo progetto instagram @Pensierocircolare | Linkedin
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