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70 anni di idroelettrico in Italia, grande valore per i territori montani

diga idroelettrica
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L’Italia è un Paese ricco di acqua e di montagne, fattori che hanno permesso di sviluppare un sistema di produzione energetica legata all’acqua: un importante beneficio naturale che deve portare ai comuni e ai territori montani anche un ritorno in termini economici

Gravità e acqua: un binomio che in un territorio come quello italiano ha permesso di sviluppare un importante sistema di produzione energetica idroelettrica. Produzione che si localizza principalmente in territori montani.

La potenza idroelettrica nel nostro Paese ammonta a 21.720 MW, generati da un totale di 4.840 impianti di cui 339 producono più di 10MW e contribuiscono per oltre l’83% del totale (dati fine dicembre 2022, QualeEnergia).

Nel 2022 l’idroelettrico ha generato quasi 28 TWh di energia, con un calo del 37,7% sul 2021 (quasi 17 TWh in meno). Nel 2022 ha coperto l’8,3% della richiesta elettrica nazionale (qui trovate il dossier dedicato all’idroelettrico di Uncem).

Un beneficio importante per i Comuni, gli enti e i territori montani che, secondo Uncem, “deve essergli riconosciuto perché oltre a generare questa energia qui vengono protetti dalla stessa presenza delle comunità, dei paesi, con la cura dei versanti e con la tutela delle fonti“.

Idroelettrico in Italia, un anniversario importante

L’idroelettrico compie sett’antanni: era il 27 dicembre 1953 quando il Parlamento varava le “Norme modificative al testo unico delle leggi sulle acque e sugli impianti elettrici, approvato con regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775, riguardanti l’economia montana“.

Un beneficio che – da quel dicembre a oggi – deve continuare a essere riconosciuto ai territori montani e, anzi, va aumentato per sostenere le economie di quei territori.

Per Uncem, infatti, “chi guadagna grazie alla concessione, deve dare una percentuale di queste entrate ai territori. Fino a pochi decenni fa produceva anche posti di lavoro locale. Che poi sono diventati sempre meno a fronte di importantissimi fatturati e utili per i concessionari. Il sovracanone ai Comuni, ai territori è democrazia“.

Oggi i sovracanoni – ovvero gli oneri che i concessionari restituiscono ai teritori – valgono 260 milioni di euro complessivamente in Italia; soltanto circa l’1% del fatturato complessivo. Poco secondo Uncem che già nel 2010 evidenziò attraverso l’iniziativa Diga Day la necessità di salire almeno al 15%.

Oltretutto oggi che le concessioni delle grandi derivazioni idroelettriche sono già scadute o stanno per scadere, mettendo il Governo nella posizione di scegliere se rinnovarle o di prolungarle.

Fondamentale però, prosegue Uncem, che le Regioni – che hanno la competenza sui bandi di rinnovo – mantengano vivo lo spirito di quella legge del 1953 che introduceva il principio che il territorio conta e il servizio ecosistemico di protezione della fonte, di stoccaggio dell’acqua in bacini e dighe più o meno grandi ha un valore.

Per Marco Bussone, presidente nazionale Uncem, “alcune Regioni sono già partite con le gare e hanno anche previsto energia gratuita che i concessionari devono dare alle attività sociali ed economiche sui territori. Di certo il territorio non può essere spettatore“.

Crediti immagine: Depositphotos

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