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Cosa sono le Lez e perché l’Italia è ancora indietro nel creare le Low emission zone

traffico in città
Immagine da Depositphotos

Clean Cities nel rapporto The development trends of low- and zero-emission zones in Europe spiega quali sonoi passi giusti per rendere le nostre città più sostenibili, creando zone a basse emissioni

La transizione verso una mobilità a basse emissioni procede a livello mondiale e il suo ritmo si sta accelerando anche nel vecchio continente: le zone a basse emissioni, le Lez – Low emission zone, sono infatti in aumento in Europa, come riferisce lo studio di Clean Cities.

Nel 2025 nel vecchio continente saranno 500, ma l’Italia non è ancora al passo con i tempi. E facendo un passo temporale in avanti, tra il 2030 e il 2035 circa 30 città europee ubicate nei Paesi Bassi, nel Regno Unito, in Francia e ancora più a nord, in Danimarca, Svezia e Norvegia trasformeranno le proprie zone a basse emissioni in zone a zero emissioni, impedendo alle auto inquinanti di accedere alle aree urbane.

Zero emissioni nette vuol dire neutralità carbonica. Questo significa raggiungere il bilanciamento tra le emissioni di carbonio derivanti dalle attività umane, da ridurre ulteriormente e gli assorbimenti di carbonio, realizzabili attraverso la crescita del patrimonio forestale o tramite specifiche tecnologie di cattura.

L’Europa nel suo documento sulla Strategia europea per una mobilità a basse emissioni recita infatti che “la mobilità a basse emissioni è una delle componenti essenziali della più ampia transizione verso l’economia circolare a basse emissioni di carbonio di cui l’Europa ha bisogno per rimanere competitiva e per poter soddisfare le esigenze di mobilità delle persone e delle merci“.

E ancora “molto più che in passato il settore dei trasporti presenta le potenzialità di contribuire a ridurre le emissioni dell’Unione europea, in linea con l’impegno assunto con l’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici e con l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile“.

E i progressi si registrano in tutta Europa, fatta eccezione però per in nostro Paese. Non basta quindi aumentare le linee di tram e metropolitane o i chilometri di percorsi ciclabili; servono anche delle misure restrittive che favoriscano la riduzione dell’inquinamento dell’aria e delle emissioni di CO2 e anche una riduzione del parco macchine privato, per il quale l’Italia ha un triste primato rispetto al resto d’Europa.

Fare i passi giusti per città Net Zero

I 10 passi per creare Lez di successo emergono dai dati raccolti da Clean Cities nel rapporto The development trends of low- and zero-emission zone in Europe: quando si progetta una zone a bassa emissione è necessario:

  • definirne chiaramente gli obiettivi, la portata e le scadenze
  • comunicare con largo anticipo e coinvolgere i cittadini e le imprese nel processo
  • garantire un’applicazione efficace ed equa
  • mettere in atto misure complementari, soprattutto per promuovere alternative come la mobilità attiva e il trasporto pubblico e condiviso
  • fornire un sostegno finanziario mirato ai gruppi più vulnerabili, come le famiglie a basso reddito e, se necessario, ad alcuni enti di beneficenza o imprese locali
  • monitorare l’efficacia delle azioni attraverso i dati
  • fissare un calendario vincolante e progressivo per la transizione completa verso una zona a zero emissioni entro e non oltre il 2030

La situazione in Italia

L’Italia fa affidamento sulle restrizioni al traffico locale, tuttavia, sono ancora poche le vere zone a basse emissioni sul modello per esempio delle Aree B e C di Milano.

Una recente lettura dei dati elaborati da Eurostat in riferimento a un’indagine svolta da Acea – Associazione europea costruttori automobili, si presta a varie interpretazioni.

Con i suoi 40 milioni di automobili in circolazione sulle strade, l’Italia detiene un triste record in Europa: è tra i Paesi con il più alto tasso di motorizzazione, cioè con il numero più alto di automobili in proporzione alla popolazione.

La media europea, infatti, si ferma a oltre 500 automobili ogni 1.000 abitanti, mentre in Italia arriviamo a circa 700. Anche Francia e Germania si trovano sopra alla media Ue, anche se di poco, rispettivamente 570 e 580, la Spagna, invece ha un tasso di motorizzazione inferiore alla media di poco più di 500.

Questi numeri mostrano l’urgenza di accelerare sulle scelte a salvaguardia dell’ambiente. Nel nostro Paese, infatti, oltre a maggiori controlli sistematici, manca anche una comunicazione efficace a ogni grado di livello istituzionale.

Nove città italiane sono state selezionate dalla Commissione europea per la missione 100 Climate-Neutral and Smart City, che chiede a Bergamo, Bologna, Firenze, Milano, Padova, Parma, Prato, Roma e Torino di raggiungere le zero emissioni nette entro il 2030.

L’obiettivo appare però impossibile da raggiungere visto che mancano piani concreti per raggiungere la neutralità climatica. Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente, nonostante i miglioramenti degli ultimi anni, nel 2019 le morti premature attribuibili all’inquinamento sono state circa 60mila, con una media giornaliera di oltre 160 ogni giorno.

Servono, dunque, misure più attente e restrittive che producano non solo una riduzione dell’inquinamento dell’aria ma anche un restringimento del parco veicolare privato.

Crediti immagine: Depositphotos

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