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Guida pratica alla scelta del corso di biotecnologie

biotecnologie industriali

Intraprendere un percorso di studi in biotecnologie significa investire su un campo dalle numerose opportunità. Le Università sono impegnate a tradurre l’aspetto multiforme delle biotecnologie in corsi di studio mirati e dall’anima salda: l’Università di Bari cerca con la sua offerta formativa di restare al passo con le esigenze del mercato e con le ambizioni dei propri studenti

Un mondo ampio, variegato e che si muove su molteplici binari: il fascino delle biotecnologie sta forse proprio nel ventaglio ampio di potenzialità e di applicazioni che apre a chi scelga di affacciarsi su questo panorama.

Maturare la scelta di intraprendere un percorso di studi in questo campo, allora, significa abbracciare una disciplina che potrebbe dirigere su strade profondamente diverse: il rosso del settore salute si mescola con il verde delle applicazioni in agricoltura, con il bianco dell’ambito industriale, il blu delle biotecnologie marine e i molti altri colori che contribuiscono al quadro complesso delle biotecnologie.

Districare questo groviglio di vocazioni, restituendo al contempo lo spirito eclettico delle soluzioni biotech nel mondo moderno, è l’arduo compito delle università, le quali si trovano a trasporre in maniera coerente le diverse esigenze degli studenti e del mercato in corsi di studio mirati.

Studiare biotecnologie all’Università di Bari

Nel corso della settima edizione del Biotech Camp di Edizioni Green Planner, ospitato negli spazi offerti dall’Università di Bari, non è mancata l’occasione per affrontare anche questo argomento d’interesse per i ragazzi, come cioè le offerte formative delle università siano in grado di recepire e tradurre in veri e propri percorsi di studio le diverse anime che caratterizzano una disciplina ampia come quella delle biotecnologie.

Proprio nella cornice del Biotech Camp sul merito si è espressa Isabella Pisano, delegata alla Terza Missione del Dipartimento di Bioscienze, Biotecnologie e Ambiente (Dbba) e presidente del Centro di Eccellenza per la sostenibilità di Ateneo per l’Università di Bari, che agli studenti presenti nelle due giornate dell’evento ha illustrato il piano formativo in ambito biotecnologico per l’Università degli Studi di Bari.

Come previsto a livello nazionale, la carriera accademica per gli iscritti in biotecnologie prevede dapprima una laurea a ciclo breve della durata di tre anni, che in seguito può essere corredata da successivi due anni di approfondimento, per conseguire infine la laurea magistrale (tre più due, come vengono comunemente definiti questi corsi di studio).

All’interno di questo schema, tuttavia, sono molteplici gli insegnamenti che possono essere inseriti e le direzioni che si vogliono far prendere al percorso accademico: le basi su cui si fonderà il profilo del biotecnologo sono in essenza trasversali e riguardano ovviamente le solide fondamenta scientifiche, che sono imprescindibili per una figura che si occupa pur sempre di strumenti biologici, spesso anche molto avanzati; su queste fondamenta c’è poi ampio spazio per decidere dove mirare le proprie ambizioni.

E in termini di disponibilità ad accogliere le diverse ambizioni e attitudini degli studenti, certo l’ateneo barese cerca di essere attento: l’offerta formativa prevede due corsi triennali, uno relativo alle biotecnologie mediche e farmaceutiche (quelle rosse, per intenderci) e uno dedicato invece alle biotecnologie industriali per lo sviluppo sostenibile; quest’ultimo viene a sua volta suddiviso in due curricula, che divergono rispettivamente sull’ambito bio-industriale e su quello agro-industriale.

Qualora non ci si sentisse affini al settore della salute, gli studenti possono così scegliere già dalle prime fasi di dedicare il proprio studio per offrire soluzioni a problemi associati a processi e prodotti industriali o alla creazione di nuovi circuiti di sviluppo sostenibile nell’industria, oppure di acquisire quegli elementi applicativi che permettano di intervenire in maniera innovativa ed efficace sul settore agro-alimentare.

Tendenze differenti, che successivamente trovano ciascuna un corrispettivo nell’offerta dei corsi di laurea magistrale, i quali seguono appunto lo stesso schema: Biotecnologie mediche e medicina molecolare per il colore rosso, Biotecnologie industriali e farmaceutiche per le tinte bianche e Biotecnologie per la qualità e la sicurezza dell’alimentazione, se si preferisce invece rimanere in un contesto agro-alimentare.

Parallelamente, anche un neonato corso di laurea magistrale nell’ambito della bioinformatica, per rispondere alla recente esigenza – sempre più capillare – di una figura a cavallo tra il mondo della biologia e quello dei sistemi computazionali.

Ce n’è per tutti, insomma: non è un caso che l’intera offerta formativa dell’università a Bari abbia deciso di rinnovarsi fortemente proprio negli ultimi anni, in modo da rimanere al passo con i requisiti richiesti dal mercato globale, oltre che dagli iscritti.

Studiare biotecnologie in Italia

A dirla tutta, uno schema così ramificato a livello di corsi di laurea (e soprattutto di piani curriculari all’interno di essi) trova una corrispondenza con la tendenza generale delle offerte formative negli altri atenei italiani.

La strategia, in molti casi, è quella di mettere a disposizione degli iscritti diversi percorsi curriculari paralleli, ciascuno più o meno sbilanciato nei confronti di un campo di applicazione piuttosto che su un altro.

Accanto a ciò, a ciascun percorso viene anche generalmente associato un certo numero di crediti formativi universitari (Cfu) da collezionare attraverso esami a scelta degli studenti, di modo da lasciar loro un certo margine di personalizzazione del proprio percorso.

Questi insegnamenti possono vertere in qualche caso sulle soft skill che potranno corredare il profilo professionale dei biotecnologi del futuro, ma anche fare riferimento a esami di profitto su discipline che per diverse necessità si decide di mantenere al di fuori del tracciato obbligatorio degli immatricolati.

E soprattutto non mancano le attività di laboratorio, vera cifra caratteristica di tutti i corsi di studio in biotecnologie da Nord a Sud del Paese: che si decida di studiare a Bari oppure a Milano, le ore di didattica che le università italiane dedicano alle esercitazioni in laboratorio sono sempre una componente corposa del percorso di studi in biotecnologie.

I ragazzi, fin dai loro primi passi all’interno delle università, sono chiamati a tastare con mano le numerose e complesse tecniche proprie delle scienze, che rendono il biotecnologo una figura tanto interdisciplinare, quanto anche dotata di spiccate competenze tecniche.

Perché conta indubbiamente il sapere, ma è assolutamente imprescindibile il saper fare in una disciplina che – per definizione – si occupa di mettere la biologia e le risorse naturali al servizio dell’innovazione e di applicazioni che nel concreto possono trasformare la nostra vita di tutti i giorni.

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